30.000!

Chi l'avrebbe detto nel 2007 che arrivavo a 30.000 visite?
La verità é che mi sono stufata di scrivere, ho nausea del computer, di Facebook, del blog. Passo dal pensare ad una nuova copertina per la testata a credere che questo potrebbe essere l'ultimo post. Mi sono innamorata
di altro, che mi sta trascinando con un'energia incredibile altrove, lontano dai bit e vicino a strumenti per plasmare la materia, tutte cose stupendamente concrete e reali, non come questo posto che, diciamolo francamente, é odiosamente virtuale.

Goodbye, au revoir , adiós , adeus , Lebewohl , beannacht, αντίο, näkemiin, kveðja…. 
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Tutto bagnato

     

gocce

foto di Betty Argento

         Tutto bagnato, poca luce che in confronto BladeRunner aveva un’ambientazione caraibica, il cielo sempre basso e col naso che cola. Mi sembra che piova da sempre, una sensazione di vivere in fondo al mare, e che l’aria sia cosi bagnata da richiedere branchie e squame. Il colore azzurro estinto da milioni di anni.
         Sono in giro e guardo la gente sotto la pioggia, un uomo é caduto dallo scooter, é sdraiato scomposto sull’asfalto, con la faccia in giú e il casco ancora infilato, come cazzo si deve star male quando piove e fa freddo? oltre ai traumi che ti sei procurato cadendo che renderanno le prossime feste indimenticabili. Un bambino attraversa la strada per mano alla nonna, indugia davanti ad una pozza d’acqua stagnante al bordo del marciapiede, Dio benedica gli stivali di gomma per il salto godurioso che ci si può fare coi piedi dentro senza prendere una sberla o lussandosi una spalla per lo strattonamento della nonna! Una signora coi capelli tinti di un biondo tipico della mezza età inoltrata, attraversa nell’altro senso, ha indosso quegli orrendi stivali tipo squaw, che usano ora le ragazzine, porta anche un giubbino corto e i pantaloni neri che le si infilano dentro al culo, penso che ha rubato tutto alla figlia approfittando che é a scuola, si muove con un malinconico residuo di femminilità, e penso che va bene così, dietro liceo e davanti museo, sempre meglio che cimitero. La gente é impazzita come al solito in questi giorni, in pescheria tutti bagnati col numero del turno stretto in pugno, pronti a tirarlo in faccia al primo che prova a passarti avanti, ghiaccio e animali lucidi con l’occhio spalancato sulla morte, una platea di cadaveri che ci guarda senza sgomento, e poi vedo un occhio che si apre e chiude, ci guarda con le chele legate in una stretta morsa di plastica, e penso a quanto dobbiamo sembrare spietati, ancora non sa che passerà gli ultimi istanti della sua vita a morire sul fuoco, mi sento una merda anche se non sarò io il suo carnefice, ho solo provato a guardare da quel piccolo occhietto corazzato verso i buongustai che poi dicono di voler bene agli animali. Quanto si sta più in pace col mondo ad essere vedetariani. E quanto sono buoni i crostacei.
        Sogno ad occhi aperti una giornata in Egitto di alcuni anni fa, quando tutto era così caldo e asciutto da sembrare impossibile che esistesse l’acqua. 

 

Il tempo non esiste

Ogni tanto si potrebbe pensare che faccia uso di sostanze psicotrope, ma non é cosí, é tutta autentica demenza bio: stamattina mi sono accorta che gli orologi giravano piú lenti del solito, ovvero é piú probabile che fossi io a girare piú veloce, ma tant'è il risultato é stato che – appena alzata – io mi sentivo il solito pigiama lento e sgualcito che striscia per la casa sbattendo contro gli stipiti delle porte, e invece il "mio tempo" stava girando piú veloce in strabiliante disaccordo con l'orologio. E infatti la domenica é durata tantissimo, soprattutto la mattina sembrava eterna.
Lo sapete com'é, il tempo scorre veloce quando ci si diverte, e lentissimo quando ci si annoia o si soffre. Ma oggi il tempo non era il solito, era lui ad essere pigro, autunnale e un po' rincoglionito, certo poi le sue ore se le é dovuto battere tutte prima o poi, ma alla fine il bello é il risultato: una giornata con un bonus tempo di +50%. E non é male questa cosa, soprattutto se ricapitasse quando ho un mucchio di cose da fare, ma sarebbe troppa grazia, questi miracoli spazio temporali accadono random in modo del tutto inutile, in perfetto accordo con il caos dell'Universo.

Ma poi in fondo il tempo non esiste, é tutto un attimo infinito.

Porca troia

      Oggi se parli contro la prostituzione mezza Italia ti lincia. Mezza Italia che va a puttane, ovviamente.
      Il mercato é fiorente perché evidentemente la domanda di sesso a pagamento non conosce crisi: il fenomeno, é banale dirlo, è interamente al maschile, anche se sicuramente c’è qualche donna che paga per sesso.

      Trovo oltremodo irritante chi minimizza il fenomeno come qualcosa di inevitabile, ricordando che la prostituzione é il mestiere più vecchio del mondo. Proviamo a cambiare prospettiva: pagare una donna per avere sesso é il passatempo più gradito agli uomini da sempre; sono gli uomini ad avere sempre voglia di infilarlo da qualche parte, sono gli uomini che ne fanno un esercizio di potere. Pago quindi prendo quello che voglio.

      Credo che nella cultura maschilista di sempre ci sia la convinzione che certe donne di “facili costumi” abbiano persino piacere nel vendersi, che siano cioè puttane per costituzione. Anche le prostitute da migliaia di euro a botta, quelle che si definiscono eufemisticamente escort, come se fosse diverso darla in strada o in albergo a cinque stelle. O nella villa di un Primo Ministro. Anche loro, sono sicura che si tappano gli occhi, il naso e le orecchie e tutte lo fanno perché non si stimano abbastanza. In un mondo dove comanda il testosterone rischi di non arrivare mai da nessuna parte se non la dai via alle persone giuste, ed é questo che dovrebbe fare indignare, non la donna che concede favori sessuali ma l’uomo che li cerca sempre.

      Alcuni mesi fa ho letto le deposizioni di una giovanissima prostituta albanese, rilasciate ai Carabinieri nell’ambito di un’indagine su un giro di sfruttamento della prostituzione: la maggior parte di queste povere disgraziate sono obbligate a finire sulla strada da spietati papponi, che non esitano ad ammazzarle di botte se si rifiutano, che le stuprano in gruppo, le fanno abortire a suon di calci nella pancia o con getti d’acqua bollente direttamente dentro l’utero. Oppure minacciando di uccidere i parenti rimasti ai loro paesi. Chi compra sesso da una di queste ragazzine fa finta di non sapere, l’unica cosa che conta è sempre e solo eiaculare. Poi tornano a casa a fare i bravi padri di famiglia e il segno della croce in chiesa, che con un’Ave Maria si sistema tutto.
 
      Dovremmo chiederc i perché così tante giovani donne straniere debbano calpestare la propria dignità per soddisfare clienti e sfruttatori. Farsi pagare per aprire le gambe lo trovo in assoluto il gradino più basso in cui rotolare, e se poi qualcuno ti dice anche “mi consenta…” mentre si introduce nel tuo ventre, credo che ci voglia uno stomaco incredibilmente forte: si crede un grande amatore, affascinante, virile, seducente, quando é invece solo un vecchio col parrucchino e se fosse un pensionato delle Ferrovie dello Stato non se lo filerebbe nessuna. A 74 anni sei indubbiamente un vecchio (i maschi in Italia muoiono mediamente a 78 anni…), e intrattenersi con una ragazzina non è proprio quello che la fanciulla avrebbe mai scelto volontariamente se avesse avuto un po’ di dignità o un cervello. Non sei tu che la puoi portare alle vette più alte del piacere nel congiungimento carnale, e sicuramente si dovrà stordire con qualche sostanza per non vomitarti in faccia durante il coito.
 
      Adesso grazie al “Governo Del Fare” abbiamo un utilissimo provvedimento contro la prostituzione che mira solo ad eliminarla dalle strade, accanendosi sulle povere disgraziate che oltre alle botte ora rischiano anche il foglio di via. E le escort? Se la dai per 5.000 euro non costituisci un problema  per la sicurezza urbana, e anzi crei un volano per l’economia, mettendo in circolazione più denaro per una sola botta. Nessuna penalità per gli appassionati di prostituzione d'alto bordo, che altrimenti togliamo al Cavaliere l'unico svago per rilassarsi dai mille impegni istituzionali. 
 
      Spero che un giorno non lontano tutte le donne del mondo conoscano il significato della parola dignità. Quel giorno per i puttanieri rimarrà solo ammazzarsi di seghe. 

Il primo bacio

Piove. Piove da giorni. La grondaia rotta piscia un getto rumoroso come la pioggia tropicale colpisce le foglie giganti di quelle latitudini, ma é solo colpa di un’orrenda pensilina in vetroresina, che produce il rimbombo incessante. Ho comprato un po’ di libri, sono perfetti per la pioggia. Tre di José Saramago, uno di Erri de Luca, uno di quel giovane che ha fatto il botto e quanto vorrei aver avuto la sua fortuna, e uno in inglese di Dave Eggers, che ci vorrà tutta la mia ostinazione per circa cinque mesi buoni prima di leggere the end.

        La storia narrata dal giovane romanziere mi ha preso cosí tanto che ne ho già letto metà, e mi sono ritrovata con la testa a tratti nella mia pubertà, a ripensare al primo bacio e alle prime festicciole tra giovani che si credono già grandi e invece hanno ancora gli occhi pieni di giocattoli.

        Più volte ho pensato di raccontare del mio primo bacio, perché sono storie buffe e tenere quelle di quando si ha poco più di dieci anni, nel mio caso ne avevo tredici, che comunque ci passa di mezzo, tra il dieci e il tredici, tutto un mondo, dalle bambole e Babbo Natale all’avvento dell’era degli ormoni.

        Quando ero ragazzina avevo un’amica del cuore che si chiamava Agnese, l’avevo conosciuta a scuola, o forse ai giardinetti. Agnese era piena zeppa di ormoni, ed esperienza che trasudava dal suo ancheggiare, e aveva sempre qualche ragazzo intorno, perché le piaceva proprio il sesso, anche fatto a casaccio col primo che la arrapava. Era, come diceva mia madre, molto “pettoruta”: quei due accessori facevano dimenticare ai ragazzi la sua faccia, che era tutto fuorché graziosa. Agnese aveva pure un gran naso, grosso all’inverosimile per una bambina cosí piccola e la dentatura di Shrek. A me seccava ovviamente di essere piallata come l’anta di un armadio, e speravo che col passare del tempo prima o poi qualcosa sarebbe esploso anche sul mio toracino ossuto, senza prendere in considerazione per diversi anni che quello status di sottiletta era piú o meno una forma definitiva.

        Ma veniamo al primo bacio a tredici anni. Frequentavo i giardinetti vicino a Piazza Leonardo da Vinci, con la mia amica Isabella, morigerata e anche un po’ bacchettona, da quando mi spacciavo per maschio per entrare nelle squadre di pallone, avró avuto nove anni. Ero anche abbastanza brava a giocare. Ma poi hanno fatto irruzione gli ormoni e ho cominciato ad interessarmi ai maschi sotto altri punti di vista. All’epoca era abbastanza facile innamorarsi e oggi posso dire che sia una capacitá inversamente proporzionale all’erá. Lui si chiamava Pier, e anche se la sua faccia non la ricordo assolutamente piú, era un ragazzino niente male, con quel nome francesizzante, e mi ci sono “fidanzata” il tempo necessario per imparare a baciare, o meglio “limonare”, come si diceva all’epoca. Io ovviamente ostentavo sicurezza e dicevo di averlo già fatto. Oh altroché se l’avevo giá fatto, una vera esperta. Magari coi racconti di Betta, un’autentica zoccola in erba che se un genitore sapesse che la sua bambina può fare certe cose a tredici anni, la chiuderebbe in casa sorvegliata a vista fino alla maggiore etá.

        Insomma che a Pier avevo raccontato di aver già baciato, cosi quando nell’estate dei miei tredici anni la sua bocca si é dischiusa sulla mia non immaginavo che avrei avuto qualche incertezza su dove mettere i denti: li ritrovai conficcati sulle sue labbra, e invece di confessare candidamente l’inesperienza, mi inventai che era il mio modo originale di baciare, una specie di marchio di fabbrica, e che “nel giro” dei miei numerosi amanti mi chiamavano Dracula per questa mia particolarità. Quando si staccò da me aveva il labbro inferiore con dei profondi solchi, ma era probabilmente abbastanza stordito dagli ormoni per non sentire dolore, perché proseguimmo ancora per qualche tempo a sbavarci reciprocamente in bocca, e la cosa curiosa é che c’era un suo amico di nome Lucchino, rachitico e con la faccia da topo, che ci stava a guardare cronometrandoci, tutti e tre nascosti tra le siepi di pitosforo ai giardinetti. Non avevo alcuna necessità di intimità con Pier e mi piaceva soprattutto battere qualche record, nella mia testolina stordita di allora avere qualche primato del genere doveva avere un grande fascino. Ho provato a cercare i miei amichetti di allora su internet, FaceBook é perfetto per questo, peccato che di molti come di Pier abbia scordato il cognome. Lucchino invece pare sia morto prima dei vent’anni di eroina.

Il luogo perfetto dove incontrare la mia estate dei tredici é proprio uno spazio virtuale, dove non é necessario vedere come siamo diventati: dentro il tronco della mia vita c’é un piccolo anello che conserverá per sempre la bambina di allora (demenza permettendo).

La patta del Berlusca

Ci risiamo.

La patta del Berlusca di nuovo sbattuta in prima pagina.

E lui che orgogliosamente dichiara che non cambierá mai stile di vita. Gli piacciono le donne, dice. Gli piacciono molto giovani, pare. E anche pagarle, sembra. Ogni volta che sento un uomo dichiarare “mi piacciono le donne”, mi vengono i brividi. Non significa “sono eterosessuale”, ma sono un “maschione molto attivo”, grande scopatore. E un bel chissenefrega? Fatti tuoi. Certo, qualcuno dirá che se la disgraziata é minorenne ci scappa il reato. Lei pare pure “vittima” della giustizia, accusata di furto. Ci vorrá un Lodo Ruby? Ho sentito dire che é scappata a sedici anni dal Marocco perché il padre voleva farle sposare un uomo di 49 anni. Troppo giovane per lei. Dopo un anno si trova finalmente uno dall'etá congrua, 74 anni. Ricco, ricco e generoso, lui é fatto cosí quando gli si intenerisce il cuore DEVE aiutare il prossimo.

La cosa che questa specie di Sinistra non ha ancora capito é che gli italiani vanno pazzi per le notizie pruriginose come questa, e che segretamente gli uomini approvano, ammirano questo uomo anziano cosí “vigoroso” e soprattutto cosí potente. Non importa se la disoccupazione é all’11%, non importa se la crisi morde, le imprese chiudono, la cassa integrazione dilaga, i servizi vengono tagliati, e le tasse aumentano (conti alla mano sulla mia busta paga sempre meno soldi). Non ce ne frega niente, riempiteci la testa di fuffa, tette, culi, omicidi risolti e spazzatura inceneribile. Parliamo solo di nulla, bla bla bla, quando dovremmo giá da un pezzo urlare e piangere in coro, che basta cosí, vogliamo che ci tolgano dal culo il candelotto che inizia a bruciare troppo e tra poco scoppia.

Ma come parla?! Le parole sono importanti!

         Siamo rimasti in pochi a scandalizzarci quando l'italiano viene umiliato da un gergo attinto in modo molto discutibile dal vocabolario inglese? Forse ancora meno persone sanno che gli anglofoni piú colti utilizzano vocaboli il cui etimo é latino o greco.
        Ma veniamo al punto: ve la ricordate quella magnifica scena di Palombella Rossa nella quale Nanni Moretti schiaffeggia la giornalista che usa espressioni logore e vocaboli inglesi? Dio! Dio, quante volte negli anni avrei voluto permettermi il lusso di essere cosí intransigente e aggressiva! La situazione non fa che peggiorare, siamo alla totale deriva linguistica, che detto da una ignorante come me, che neanche ha fatto studi classici, é veramente indicativo di come l'italiano stia tragicamente soccombendo al gergo informatico ed economico che impazza in TV e sui giornali. Le persone subiscono una sorta di "contagio", per il quale si uniformano molto rapidamente al contesto linguistico, senza saper discernere ma assorbendo tutto come spugne prive di libero arbitrio.
        I giorni scorsi ho seguito un corso di formazione aziendale per imparare ad utilizzare un programma… che maledizione, dovevo probabilmente dire software… Comunque, il tizio che teneva il corso sarebbe stato sicuramente massacrato di botte da Nanni Moretti, e io gli avrei volentieri dato una mano con una clava. Ecco un discorso tipo del collega:
        "Mi rendo conto che dovrete fare un particolare effort,  capite che nell'attuale contingency é questione di riuscire a skillare le potenzialitá del software: poi, superato questo periodo bridge, sará tutto piú easy". Prima di arrivare alla fine della frase lo avevo giá immaginato decapitato, altro che schiaffi.
        Ora mi chiedo: perché non dire sforzo, contingenza, acquisire le capacitá, ponte, facile? Molti dei discenti presenti non conoscevano neanche l'inglese e si sono vergognati ad alzare una mano e chiedere "Ma come parli?!? Le parole sono importanti!". Una volta si diceva parla come mangi, avremmo dovuto suggerirglielo in coro.
        Ma questo, ahinoi, non é un caso isolato: ció che pare incredibile é che alle volte alle persone non venga neanche piú in mente il corrispondente italiano di alcuni lemmi, per esempio partnership… come cavolo si dice in italiano? e cosí finisci per dirlo in inglese, dimenticando che "societá" o "associazione" vanno benone e non ledono la dignitá della nostra lingua e della nostra cultura. E che dire dell'abusato misunderstanding? Fraintendimento, é una bellissima parola italiana.
        Aneddoto. Un giorno mi telefona un collega della contabilitá e parlando di una fattura mi chiede se la posso OKEIZZARE. Okeizzare, capite quanto si puó cadere in basso? Questa persona non é piú in grado di attingere al suo personale vocabolario italiano per estrarre una parola semplice come "approvare". Caso simile: ad un tizio in televisione viene chiesto di cosa si occupa, e questo risponde "faccio PIERAGGIO": sulle prime non afferro, poi riavvolgo il nastro nella mia testa e capisco che il tapino di mestire fa "pubbliche relazioni" (p.r.), e intendeva dire che distribuisce inviti per l'ingresso in discoteca.
       
        E infine veniamo ad un paio di rospi che ho in gola giá da tempo: piuttosto, davvero, e insomma, tutti avverbi in qualche modo abusati in questi tempi bui per l'italiano.
        Per coloro che non lo sapessero piuttosto non é un sinonimo di oppure: posso dire piuttosto che dire trend negativo mi taglio un braccio, e anche ho sonno preferirei piuttosto andare a dormire; ma non posso dire potremmo andare al cinema piuttosto che a teatro piuttosto che a cena fuori, semplicemente perché é sbagliato! Fate caso, ormai l'abuso del piuttosto ha contagiato tutti, una vera pestilenza. Un giorno anche a me é capitato di usarlo in questo modo, me ne sono accorta mentre lo dicevo, e dopo mi sono sentita veramente una merda, mi sarei presa a schiaffi chiedendomi ma come parli?!? se non fossi stata in ufficio.
         Su davvero e insomma non voglio dilungarmi, provate solo a sentire una puntata di Che Tempo Che Fa e capirete che Fabio Fazio é il Re del loro abuso. Sinceramente sempre meglio dell'eccesso di MINCHIA che ormai imperversa nel parlare di tutti. Solo pochi anni fa minchia era un intercalare siciliano piuttosto volgare, poi piano piano é stato sdoganato, sempre grazie alla cara vecchia stronza TV, e forse il minchiaSabbri della Littizzetto ha fatto da apripista. Ma se dire minchia una sola volta puó avere un effetto enfatizzante, riempire le frasi con un 60% di minchia meriterebbe un'azione punitiva di un esercito di Nanni Moretti.
        E ora se vi va, godetevi il meraviglioso Nanni. Lo adoro, é una persona speciale con un magnifico cervello.