Alfa

 

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Tanti anni fa mio fratello mi fece un’osservazione non propriamente da etologo, sosteneva che non esistono piccioni cuccioli. All’epoca insinuò un alone di mistero in questo fatto. Ovviamente era un’idiozia, perché chi può dire di aver visto un passerotto o un pettirosso piccolo? Gli uccelli escono dal nido solo quando sono “pronti”, cioè adulti. Così le volte che mi capita di vederne qualcuno lo fotografo e poi glielo mando con la didascalia “i cuccioli di piccione non sono più un mistero”. Questi per esempio, sono i due rompicoglioni che frignano affamati nel loro nido di piume e guano disturbando il mio studio in giardino: la coppia che da anni tuba sul cornicione del palazzo di fronte, ha messo su famiglia in una piccola nicchia e si danno un gran daffare a portare cibo ai due eredi. Si vede già che uno dei due è Alfa, sgomita e ottiene più cibo, e cresce più veloce. Anche tra noi umani si capisce subito chi è Alfa e chi non lo è, perché le prove di forza e la sopraffazione sono tra i nostri sport preferiti. Siamo animali, ne più ne meno di un lupo o di un piccione. Solo non rivestiamo di cacca i nostri nidi.

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Questo gatto dagli occhi spiritati appollaiato su un albero è un micio adottato da una gattara sulle alture di Genova. Probabilmente riceve molte più attenzioni di tanti esseri umani, quelli per esempio che sono così disperati da saltar su una “carretta del mare” per venire a cercare fortuna in Europa. L’altro giorno ero a far la spesa al supermercato e improvvisamente di fronte allo sconfinato banco dei formaggi mi è parso chiaro un fatto, che sta sotto gli occhi di tutti, ma al quale non pensiamo mai: noi abbiamo “troppo”. Questa è la società del benessere, e nonostante la crisi, noi siamo veramente ricchi, soprattutto se paragoniamo il nostro tenore di vita a quello di altre popolazioni nel mondo: nei miei viaggi da donna “ricca” europea ho visto paesi nei quali non si sognano neanche un decimo di quello che abbiamo noi. Sono stata a Cuba nel 2004, non come Varadero-turista, ma ho girato l’isola e vissuto nelle posade: ricordo che tornai con un buco nel cuore, per aver visto la miseria e la “prostituzione di massa” come unica risorsa di emancipazione; ho visitato, seppure in modo più rapido e superficiale, anche il Marocco, l’Egitto e la Tunisia, e non ci vuole poi molto a capire che sono poveri; in Namibia i bambini spesso sono scalzi e si arrangiano vendendo pietre ai turisti (ovviamente i bianchi sono i più ricchi). Così davanti a quella incredibile scelta di formaggi, uno più buono dell’altro, ho realizzato che rimandiamo in Libia i barconi di disperati perché il formaggio è nostro e ce lo vogliamo mangiare tutto noi. Abbiamo panzoni grassi, doppio mento, culi grossi come portaerei, e per dimagrire andiamo dal dietologo, oppure compriamo barrette assurde in farmacia. Abbiamo case scaldate d’inverno e rinfrescate d’estate, abbiamo l’acqua calda ogni volta che vogliamo farci una doccia, abbiamo gabinetti e quella cosa meravigliosa che è la morbida carta-igienica; abbiamo dentifrici, spazzolini, filo interdentale; abbiamo armadi pieni di vestiti, borse coordinate con le scarpe, e trucchi e creme per le rughe, e profumi, e libri, tantissimi libri e riviste; abbiamo i musei e la maledetta televisione, abbiamo la musica sempre nelle orecchie con i lettori mp3, il collegamento veloce a internet, abbiamo tre cellulari a testa, due auto e una moto, molti hanno la casa al mare, quella in montagna e una pure in campagna. Abbiamo giganteschi frighi pieni di cibi light o grondanti colesterolo. Siamo dei re, con il nostro scaffale pieno di formaggi, almeno quattro marche per ogni tipo. È tutta roba nostra, perché dovremmo dividerla con qualcuno che muore di fame, di guerra e di persecuzioni? Non sono cattolica, non sono cristiana: non credo, sono una agnostica molto confusa sull’aldilà, ma parecchio anche sull’aldiqua. Mi chiedo chi siano i cattolici, chi siano quelle persone che pregano Dio e gli chiedono solo cose per se stessi, quelli che vanno in chiesa lasciando il Suv posteggiato in seconda fila, quelli carichi di gioielli e vestiti firmati assurdamente costosi, cuciti per noi da masse di schiavi nelle fabbriche-lager sparse sul Pianeta.

È il nostro mondo, guai a chi lo tocca. Tornate “al vostro paese”, che qui non vi vogliamo. Bravi cattolici che fanno la comunione e battezzano i figli, e poi l’importante è solo avere una fede al dito per dire che credi nella famiglia, non importa se poi vai a puttane, paghi per trombare delle povere ragazzine disgraziate che in Italia pensavano di trovare l’Eldorado, tu sei un bravo cattolico perché quando vedi il Papa magari ti commuovi.

Qualche giorno fa ho sentito la notizia di una bambina di pochi mesi, figlia di immigrati, che è morta di asma, la mamma non aveva i soldi per curarla. Come è possibile in un paese che ha scaffali straboccanti di formaggi?

Anche io sono una privilegiata, un’egoista che ha paura di tutte queste masse di disperati, e me ne vergogno. Se è vero che non possiamo realmente accogliere chiunque, è anche vero che tutti i Governi europei dovrebbero affrontare il problema della povertà, che non significa  non poter andare in vacanza o comprarsi un vestito, significa non avere nulla da mangiare, non avere magari neppure i denti, o un paio di occhiali per vederci bene. Non ci rendiamo conto neppure lontanamente di che cosa sia la povertà.

Siamo una popolazione Alfa, e agli altri lasciamo solo le ossa.

Post sconclusionato

Ogni tanto ci vuole, dai. Un post sconclusionato, senza capo ne coda, con flash su argomenti che non hanno nulla in comune.

finocchiomandarino

Per esempio una ricetta: insalata di finocchi, mandarini e zenzero gratugiato. Per il vero il libri diceva di usare le arance, ma io avevo i mandarini. Ottima, la consiglio a tutti: lavare e tagliare i finocchi, sbucciare e "nocciolare" gli spicchi di mandarino, gratugiare zenzero fresco q.b., sale e olio q.b.

coccole

Q.b. è un concetto affascinante. Per esempio questa coppia di piccioni. Si amano sul cornicione, stanno sempre vicini vicini, li vedo in ogni stagione amoreggiare dal mio giardino. Il loro nido è in un pertugio nel muro, e ogni tanto forse scodellano anche qualche piccoletto. Amo gli uccelli, ma i piccioni chissà perchè mi han sempre dato un senso di sporco e di stupido. Sarà quel grigio-piccione. Sarà che ce n’è sempre qualcuno spiaccicato sull’asfalto. Questi però sono teneri, si vede che si amano e si coccolano, e l’amore è sempre bello da vedersi, in tutti gli esseri viventi.

torrigenova

lanterna

Poi c’è Genova, che quando le giornate sono come ieri, è sempre spettacolare, da qualunque parte guardi, trovi forme e colori che ti fanno sentire a casa.

 

Cos’è contro natura?

ANgiraffe

Alcuni giorni fa ho visto con un amico una mostra interessante, “Against Nature?”, organizzata nell’ambito del Festival della Scienza di Genova e allestita al Museo di Storia Naturale della città, fino al 7 Gennaio 2009.

 

Il tema sorprendente è quello dell’omosessualità in Natura che è diffusa in moltissime specie viventi, dai mammiferi ai pesci, dai crostacei agli insetti, dai cefalopodi ai vermi parassiti: è scientificamente provato che  oltre 1500 specie intrattengano relazioni omosessuali, ma probabilmente è ancor più diffusa di quanto oggi non si conosca.

 

Uno dei cavalli di battaglia della Chiesa per condannare l’omosessualità è storicamente stato affermare che è un comportamento contro natura, e che il sesso è intimamente legato alla riproduzione. Il Sinodo di Nablus del 1120 definì l’omosessualità, per la prima volta nella Storia, come un “crimine contro natura”, e in età rinascimentale questo principio divenne legge in molti Paesi. Senza andare troppo lontano nel tempo, i Nazisti uccisero nei campi di concentramento dai 10.000 ai 25.000 uomini, e ancora oggi in molti paesi del mondo esiste un’intolleranza soprattutto di matrice religiosa che continua a condannare quei comportamenti come aberrazioni.

Gli scienziati, appena trovato il coraggio, hanno dimostrato che non è affatto così, e devo dire che ritengo ciò che ho visto veramente sorprendente, al punto di desiderare documentare il tutto con un post divulgativo, perché anche attraverso il modesto canale del mio blog sia diffusa la consapevolezza che l’omosessualità è comune in natura, e non c’è depravazione o deviazione in questi comportamenti, si tratta semplicemente di una “opzione b”, la quale per altro non esclude la riproduzione, sia negli esemplari maschi che nelle femmine. Non sto difendendo un’inclinazione personale, semplicemente è un atto di verità.

 

Ma veniamo alle curiose informazioni apprese: l’omosessualità si riscontra tra i cigni, le orche, le balene, i delfini, le giraffe, le scimmie, i gabbiani, i pinguini, le libellule, persino tra le mucche; c’è una curiosa stampa addirittura del 1896 con due maschi di maggiolino in acrobatico accoppiamento. Ma perché la scienza ha il coraggio di parlare solo ora? Tutto quello che veniva scoperto sull’argomento  non veniva divulgato per vari motivi: mancanza d’interesse, avversione, paura del senso del ridicolo e forse soprattutto paura di perdere i finanziamenti.

 ANdelfini

Sapevate che la scienza ignora completamente la vita sessuale dei ricci? In questo mondo di incontrollabile voyeurismo, nessuno li ha mai visti trombare, però la zoologa Beate Strøm Johansen capì che un riccio maschio incontrava ogni sera un amichetto diverso grazie alla dotazione di radio-collari, che provocherebbero a chiunque ansie da prestazione.

 

In alcune specie di uccelli, come la gazza marina, non si distingue a colpo d’occhio di che sesso sono gli esemplari, e la distinzione dipende soprattutto da fattori comportamentali: talvolta un maschio può decidere di comportarsi come una femmina (sculettando e facendo la voce in falsetto?) anche nell’atto sessuale, o per evitare lotte o molestie.

Prendiamo una coppia di gabbiani intenti a nidificare: siete sicuri siano maschio e femmina? Il dubbio è lecito, perché pare non sia inconsueto che si tratti di due esemplari maschi, distinguibili soltanto grazie all’esame del DNA. Come si procurano la prole per metter su famiglia? Sono un po’ opportunisti, si unisco per un certo periodo ad una femmina e la fanno riprodurre; oppure sono “ladri di bambini”, e rubano le uova dagli altri nidi. Con tutta evidenza l’omosessualità non inibisce i loro desideri di maternità e paternità.

Così anche nei fenicotteri: due maschi mettono su famiglia dopo che uno o entrambi si sono accoppiati con una femmina per farle deporre le uova. Ma al di là di questo episodio, poi si accoppiano esclusivamente tra di loro. Inoltre rispetto ad una coppia etero, quelle omosessuali riescono a controllare aree più vaste di territorio e ad allevare più pulcini. Li chiamano “super-papà”, e analogamente ci sono le “super-mamme” in diverse altre specie di uccelli.

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Anche negli insetti non è facile determinare a colpo d’occhio il sesso degli animali: gli scienziati hanno scoperto comportamenti omosessuali nelle libellule perché durante l’atto sessuale “normale”, il maschio infligge con i propri cerci addominali una lesione caratteristica sul capo della femmina. Beh, questo tipo di lesioni si trovano anche sulla testa del 20-80% dei maschi… 2+2=4.

 

Forse vi starete domandando, come ho fatto io, se l’omosessualità è solo maschile negli animali: dopo tutto l’atto sessuale tra maschi non cambia molto, ma tra femmine? Anche loro si sono organizzate, sviluppando modalità alternative di accoppiamento di grande inventiva: mentre le scimmie non hanno fatto troppi sforzi di fantasia perché hanno la benedizione delle mani e si dedicano anche al sesso orale, è sorprendente apprendere che i trichechi ricorrano all’uso delle pinne. Anche i delfini penetrano la loro compagna con la pinna dorsale e i maschi utilizzano lo sfiatatoio.

 

Ho trovato molto curioso che la scimmia di razza bonobo risolva qualunque conflitto interno alla comunità mediante rapporti sessuali, secondo il principio fate l’amore non la guerra. La quasi totalità dei bonobi è bisessuale ed è comune l’amore di gruppo. Immaginate di introdurre questa prassi in Parlamento o in una assemblea condominiale.

 ANorche

Sapevate che l’etimologia di “testimoniare” è la stessa di “testicolo”? E’ curioso scoprire che i maschi di molte scimmie, come per esempio i macachi, suggellano la loro relazione omosessuale mettendo nelle mani del compagno i propri testicoli (comportamento scientificamente definito didding, gingillarsi), e lo stesso fenomeno è stato osservato presso alcune tribù umane in Australia e Nuova Guinea.

 

Un’altra scoperta impressionante: nei branchi di lupi, solo un maschio e una femmina hanno il monopolio della procreazione, tutti gli altri hanno relazioni omosessuali!

Da notare che le specie in cui si sono rilevati comportamenti omosessuali sono molto intelligenti e vivono secondo sistemi sociali complessi, tra questi, oltre ai lupi, anche i leoni, le balene e i primati.

 

La mostra si chiude con un’arguta frase di un professore di etologia dell’Università di Stoccolma, Magnus Enquist:

 

“Ci sono cose che vanno contro natura molto più dell’omosessualità, cose che soltanto gli umani riescono a fare, come avere una religione o dormire col pigiama”.

Antirughe miracolosi

Da qualche tempo sto pensando di programmare un interventino di chirurgia plastica nel mio prossimo futuro. Niente di che, solo un lavoretto sulle borse sotto gli occhi, già che devo togliere una vena magari dico al medico di farmi un paio di piccole pence. Appena appena, non voglio ritrovarmi con la faccia da pesce che hanno tutte le donne rifatte. L’ho detto all’amica Luana, che lavora nel settore, e mi ha risposto: fatti togliere la vena e lascia il resto così. Se lo dice un’esperta forse è il caso di lasciar perdere?

Mi sono del tutto convinta ad evitare la chirurgia dopo aver appreso che ci sono altre strade “naturali” da percorrere, prima di ricorrere al bisturi, e hanno entrambe a che fare con l’ano. Si avete letto bene, l’ano: quel posto del corpo che abbiamo tutti dietro, in fondo alla schiena, e dal quale esce roba della quale normalmente non si parla volentieri. Eppure pensate che la tanto bistrattata cacca pare sia eccezionale come antirughe, ma non una cacca qualsiasi (non pensiate di adoperar la vostra), va bene solo quella di usignolo. Dipenderà sicuramente da quel che mangiano questi uccelli, quindi immagino che sia il caso di approfondire gli studi etologici sul pennuto: se per esempio mangia bacche di ginepro, sinceramente preferirei spalmarmi quelle in faccia, no? E’ una tecnica giapponese, chiederò lumi alle amiche di Dublino Kyoko e Naomi. Comunque questa schifezza pare sia il segreto, che ormai conosce tutto il mondo, della Spice Girl con la faccia da culo (ma tu guarda le coincidenze), la Posh Spice.

Altro rimedio che proviene più o meno sempre dall’area che sta in fondo alla schiena, è la pomata per le emorroidi: Sandra Bullock pare l’abbia testata come efficace antirughe. Questa soluzione già mi convince di più, perchè mi pare che dentro ci siano sostanze che favoriscono il ricambio cellulare. Anche qui forse è meglio vedere se lo stesso principio attivo lo si può trovare in un preparato adatto alla zona perioculare. Leggendo la parola perio-culare la sostanza non cambia, credetemi.

La notizia è rimbalzata nei forum femminili e le donne si scambiano opinioni in merito, c’è chi dice che la ruberà al padre per provare, chi asserisce che brucia un po’ (magari c’è del rinfrescante eucalipto che giova alle emorroidi ma che intorno agli occhi può irritare).

Non vorrei che fossero tutti crudeli scherzi da pop star che, conoscendo l’ascendente che hanno sulle persone, si divertono alle nostre spalle a vederci raccogliere cacchette nei boschi e rubare le cremine della nonna.

Noterete che non ho messo alcuna foto a questo post… non avrei saputo quale.

😉

Primavera

C’è una cosa che detesto nelle previsioni del tempo: quelle trasmesse sulla Rai, sempre e inevitabilmente, sono orientate a descrivere il tempo previsto grosso solo modo su Roma:

"temperature miti primaverili, in linea con le medie stagionali…"

Ma che cavolo dici che qui accendiamo ancora i caloriferi? Insomma, Roma caput mundi.

A dispetto di questo tempo balordo, oggi sono arrivati quegli adorabili uccellini che ogni volta che le vedo mi commuovo: le rondini. Poco fa uscendo dall’ufficio le ho viste sfrecciare ad altezza uomo. Dopo aver volato per 10.000 km forse speravano di trovare il tempo buono per metter su famiglia, e invece eccole qui in una città nebbiosa e bagnata, e per di più queste disgraziate creature si ostinano a venire a svernare nella zona più deprimente di Genova, la foce del torrente Polcevera. Dico io, ma con tutti i bei luoghi di campagna nell’entroterra, al limite ragazze vi passerei anche il centro città.. ma qui no eh, qui vicino alle vecchie acciaierie.. ma che vi dice la testa???

Comunque, ben tornate piccoline, e per piacere quest’anno cercate di non crepare dentro ad un nostro magazzino come la scorsa estate…

I gusti del pettirosso

L’altra mattina ho aperto le persiane dello studio mentre stava albeggiando, e chi ti trovo a svolazzare a mezz’aria fissandomi dritto negli occhi? Il mio coraggioso pettirosso! Non potete immaginarvi che emozione cominciare la giornata così, con quello scriciolino che reclamava la sua colazione, facendomi sentire un misto tra San Francesco e Biancaneve.

A meno di non essere appassionati ornitologi, nessuno di noi sa con esattezza cosa mangia in natura un pettirosso, e anche adesso che annovero Ocra tra gli abituali frequentatori della mia casa, ignoro serenamente di quali schifezze si nutra normalmente il mio simpatico amico: vermi? insetti? spazzatura, che è tanto di moda? Però ho acquisito per esperienza le seguenti informazioni, Ocra mangia volentieri:

 

– pane all’olio d’oliva

– canestrelli

– biscotti al cioccolato

– pandolce genovese

 

Ocra disdegna completamente:

 

         le uvette del pandolce

         le gocce di cioccolato

         le meringhe

 

Mi viene da pensare che il suo piccolo palato di pennuto detesti lo zucchero, forse è perché poi gli si caria il becco?!?

ocra il pettirosso

Se fossi un piccione

Ero ferma ad un incrocio e il mio sguardo si è posato su tre piccioni appollaiati sul lungo braccio orizzontale che reggeva il semaforo. Erano immobili, come contemplassero le dinamiche del traffico, ma probabilmente stavano facendo a gara a chi centrava più bersagli con le proprie deiezioni:

autobus = 10 punti

auto = 100 punti

motociclista = 1000 punti

pedone = game over

Un modo come un altro per passare il tempo. Mi son detta, se fossi un piccione non starei tutto il giorno a inalare lo smog cittadino, volerei in un posto migliore a respirare aria pulita, al limite mi prenderei anche delle soddisfazioni facendo qualcosa di speciale, chessò andrei in piazza S. Pietro a sganciare qualcosina sul candido copricapo di Ratzinger, per vedere se si incazza e tira giù qualche madonna oppure dice amen, che anche il guano è opera del Signore; volerei davanti alle finestre per curiosare la vita degli altri nell’intimità della propria casa, mi prenderei una vista delle più belle architetture d’Italia a volo d’uccello, insomma che ne farei di cose se avessi un paio d’ali, tutto fuorché volare per 10.000 km e venire a morire a Genova, nel triste magazzino di un ufficio tra scaffalature e scatole di cartone. Questa macabra foto è del corpo senza vita di una rondine che aveva da poco lasciato l’Africa Centrale per trascorrere l’estate in un posto infame di questa città, bisogna proprio perdere la bussola per scegliere Cornigliano per nidificare. Forse ha cercato riparo durante la pioggia torrenziale dei giorni scorsi ed è rimasta imprigionata, senza cibo, senza via d’uscita. Magari aveva appena scodellato quattro o cinque uova, e qualcuno l’aspettava nel nido. Avrei voluto trovarla prima e liberarla, e invece ormai per terra c’è un corpicino di piume senza peso che qualcuno butterà in spazzatura senza mai sapere quali cose meravigliose hanno visto quegli occhi nel lungo viaggio dall’Africa, senza mai conoscere l’emozione di volare.

rondine

Aggiornamento del 18 giugno 2007: le rondini morte nel magazzino erano in totale quattro. Sono state rinvenute dietro uno scaffale