Un tranquillo weekend di paura

          Cosa c’è di più bello in primavera di un fine settimana di trekking in buona compagnia? A parte un weekend con Bono a Eze sur Mer non mi viene in mente nient’altro.

E così un nutrito gruppo composto da dodici baldi giovini e dieci intrepide pulzelle, incurante delle nefaste previsioni meteorologiche, è partito per quella che si è rivelata “una domenica un po’ diversa”, per utilizzare una perifrasi ottimista.

Sabato abbiamo cenato e pernottato al Rifugio di Colle Melosa, vicino a Pigna. Sebbene nessuno si aspettasse un trattamento da Grand Hotel, probabilmente non eravamo preparati a toccare il fondo della ristorazione ligure: come dicono in tivù, la torta di riso era finita. Il lauto pasto serale prevedeva la scelta tra un primo a base di pasta stracotta con ragù di Ciappi (si mormora che fosse pasta formato farfalla, ma non vi erano molti indizi morfologici a conferma dell’avventata supposizione) e una sbobba verde che misteriosamente non aveva alcun sapore di verdura, saturata da pezzi di spaghetti scotti che qualcuno di noi ha inzeppato di formaggio grattugiato nel penoso tentativo di farne virare il gusto a qualcosa di vagamente commestibile. Le porzioni di pasta e Ciappi erano generose in modo parecchio sospetto, ma anche la risciacquatura di verdure e spaghetti molli non scherzava: al Rifugio hanno magistralmente rivoltato il motto "poco, ma buono".

Ho lasciato mezzo minestrone nel piatto fiduciosa che avrei potuto rifarmi con il secondo: sebbene fosse stato richiesto con buon anticipo per la sottoscritta un menù privo di carne, in cucina dovevano essere stati troppo occupati ad aprir scatolette di latta perché mi hanno proposto il purè che avevano anche i carnivori con una micragnosa porzione di formaggio che non avrebbe sfamato neppure il più piccolo dei topi. Il purè, rimasto quasi tutto incollato al piatto, originava da una busta di liofilizzato ed era puntinato da frammenti carbonizzati sul fondo della pentola. Inquietanti echi si sono uditi provenire dal mio ventre quando quel unico boccone di formaggio è precipitato nel vuoto dello stomaco, tra il generale malcontento dei succhi gastrici. E non era neppure buono.

Se almeno avessimo terminato il deprimente pasto con un bello strudel di mele forse avrei potuto dimenticare le privazioni delle portate precedenti, invece è arrivata una coppetta di infimo gelato al gusto di vaniglia chimica, che il meno sofisticato dei palati avrebbe potuto identificare come il prodotto più economico di un hard-discount. Va bene che il giorno dopo avremmo intrapreso il famoso Sentiero degli Alpini, ma pagare 20 € un rancio da truppa ci è sembrato voler entrare un po’ troppo nella parte di una vita di privazioni militari.

rancio

nella foto il gestore del Rifugio che ci distribuisce la gustosa cena

 

           Per qualcuno al danno si è aggiunta anche la beffa: notte di mal di pancia con Maledizione di Montezuma, che anche se non sei per niente Azteco ti fa diventare parecchio Inca (venti euris buttati letteralmente nel cesso).

           La mattina seguente aveva il cielo azzurro intenso dei 1500 metri: neanche una nuvola ad eccezione di quella che sembrava sollevare un dito medio alle funeste previsioni meteo che avevano gufato per tutta la settimana precedente, pur senza scalfire la nostra determinazione a partire. Dopo una colazione di qualità in perfetta sintonia con la cena, siamo partiti pieni di entusiasmo, fiduciosi che avremmo goduto di panorami mozzafiato tra stelle alpine, rododendri, peonie e sole splendente.

                       

                        – Scusa, ma la cartina ce l’hai tu?

                        – No, pensavo l’avessi portata tu…

Così hanno risposto tutti i 22 partecipanti alla gita nel porsi reciprocamente la domanda e questo è stato il primo di una serie di errori fatali che hanno movimentato la giornata. rtina ce l’bile, così come ci aspettavamo, ma quando ha cominciato a piovere one di Montezumache le previsioni meteo non Il tempo era variabile, ma ben presto è variato più di quanto avessimo voluto: acqua ad intensità tropicale, grandine, freddo autunnale. Alcuni di noi, me compresa, non avevano valutato con attenzione l’impermeabilità degli indumenti (secondo errore imperdonabile) e in breve il disastro è stato totale perché oltre ad essere fradici ci eravamo pure persi.

            “Mi pare sia per di qua” è una frase che non vorresti mai udire quando hai le mutande inzuppate di pioggia, le rane nelle scarpe e non riesci più a muovere le dita delle mani per il freddo. I sentieri, diventati ruscelli, erano pure cosparsi di generose quantità di cacca di cavallo, da evitare come un campo minato, per non peggiorare la situazione scivolandoci sopra. Ad un certo momento, sotto la pioggia fredda e implacabile, ho avuto l’impressione che l’acqua mi fosse penetrata fin sotto la pelle.

Prima che l’avventura si concludesse in un luogo asciutto e caldo, sognavo un elicottero che cinematograficamente ci prelevasse come militari USA da una foresta vietnamita, anche se sapevo che ci sarebbe costato il pubblico ludibrio nell’edizione serale del TG3:

“Nel pomeriggio è stato recuperato da un elicottero dei Carabinieri un gruppo di ventidue inesperti escursionisti che si erano avventurati sul monte Toraggio nell’Imperiese senza cartine, bussola e abbigliamento adeguato. Partiti nonostante le avverse previsioni meteo, gli incauti escursionisti della domenica sono diventati lo zimbello della caserma, dove per un po’ si riderà senza ricorrere alle solite barzellette sui Carabinieri”.

 

sentiero roccia 2l

nella foto il cielo terso di maggio e il panorama mozzafiato delle Alpi Marittime