Bleah, vorrei dire solo bleah!

        Come si fa a dire due parole non troppo banali sulla situazione del Pianeta? Non c'é modo temo, ma a volte la tentazione é forte di dire che gli uomini non sanno gestire il potere che hanno su questo pianeta, il delirio di onnipotenza che li fa credere in grado di governare l'energia dell'atomo. Ne faremo le spese tutti, domani un tumore che chissá come salta fuori, domani bambini che nascono deformi, per non dire degli animali e delle piante. Abbiamo a disposizione le energie alternative ma forse non sono abbastanza "maschie" per i governanti in giacca e cravatta. É per questo che sento la mancanza di donne al potere, le donne trattano con piú cura la vita, loro che impiegano nove mesi a creare una persona, e 20 anni a tirarla su, loro sanno che la vita merita piú rispetto.

       Ho un passaporto bordeaux con una scritta in oro che recita Repubblica del Bunga Bunga, mi vergogno quando devo mostrarlo a una frontiera, adesso poi che negli ultimi giorni é diventato Repubblica del Bunga Bomba sento la voglia di bruciarlo, e scappare lontano, e chiedere asilo politico in un paese dove la classe dirigente si occupi della popolazione e delle sue necessitá, dove é una vergogna essere "furbi" non un merito come in questo paese di merda, dove il merito ha un peso solo quando é accompagnato da una raccomandazione, e dove la raccomandazione pesa sempre e comunque piú del merito. Mi vergogno di vivere in un paese dove gli uomini guardano alle donne sempre dall'alto in basso, e sempre e solo come strumenti sessuali, e quando non sono piú sessualmente attive sono da buttare, mentre loro anche a 74 anni continuano a trombarsi fanciulle poco piú che bambine, e nessuno si scandalizza perché é un loro diritto pagare e avere una che apre le gambe, non si vergognano proprio, perché é un diritto di natura. Cosa si direbbe di una donna di 74 che paga un ragazzino di 16 anni in cambio di sesso? Sarebbe uno scandalo inaudito. Due pesi e due misure. E noi abbiamo sempre la peggio perché la cultura dominante é quella che vuole una donna prendere scorciatoie sessuali perché altrimenti non arriverá mai da nessuna parte visto che il timone non ce l'hanno mai in mano loro.

E che dire delle balle sulla guerra in Libia?! Siamo tutti cosí rincoglioniti da bere ancora la storiella che é una missione di pace, e che evitiamo genocidi, e che portiamo la democrazia dove non c'é. A noi interessa solo il petrolio, a noi e ai francesi, e a tutti gli altri, perché il mondo é pieno di conflitti, in Africa soprattutto, la gente muore come mosche, ma se sotto i loro piedi non c'é petrolio o gas a noi non ce ne frega un cazzo. Ah quanto siamo buoni noi con le missioni umanitarie!!! Tutto per sostenere i nostri consumi il piú delle volte senza alcun senso, gli sprechi, l'inquinamento. Il Papa ha detto che sia augura siano difesi i civili in questo conflitto con la Libia, io mi chiedo invece va bene che tutti gli altri muoiano per il petrolio?

Il mondo, il nostro mondo di specie dominante, fa abbastanza schifo. Questo Pianeta che una volta era un paradiso, noi non ce lo meritiamo proprio.

Caccole


Caccole

cáccola: (pl.-le), sf. 1. Traccia di sterco che resta attaccata al vello delle capre e delle pecore. 2. estens. Sudiciume che s’aggruma entro le narici, agli angoli degli occhi, o sulle ciglia; cispa. 3. Ciarlare di donnicciola, pettegolezzi. 4. Dimin. Caccolína; accr. Caccolóna. || deriv, di cácca • cac-co-la.

 

Dopo mesi  di assenza da queste pagine, ecco tornarmi la voglia di scrivere con un tema che definirei di ispirazione luttazziana, o welshiana: due autori che potrebbero meglio di chiunque altro parlare con autorevolezza dei secreti umani di basso profilo. Tutti ne produciamo in abbondanza da ogni pertugio, salvo poi disfarcene rapidamente e negare l’evento come se ci macchiasse l’anima. Cacca, sesso e morte, come dice il buon Daniele.

 

 

Ma veniamo alle caccole: avrete notato che l’estratto dal Gabrielli – Grande Dizionario Illustrato della Lingua Italiana, riporta tre accezioni del lemma, quello che interessa qui a noi é il numero 2. Sudiciume che c’aggruma entro le narici. Derivando dalla parola cacca, si capisce perché viene definito sudiciume, ma la spiegazione difetta totalmente di scientificitá, perché in realtá i fluidi prodotti dalle mucose di naso e gola non hanno per fortuna proprio nulla a che vedere con la cacca, altrimenti hai voglia a masticar chewing gum, l’alito di merda non te lo toglierebbe neanche fare i gargarismi col WC-Net.

Da notare poi la voce successiva:

 

Caccolóne: (pl.-ni), sf. 1. Chi ha sempre le caccole al naso o agli occhi; oppure chi ha il cattivo vezzo di togliersele a ogni momento; anche come agg. Questo bimbo caccolone! 2. fig. Ciarlone, pettegolo • cac-co-lo-ne.

 

 

 

Caccolone. Se hai un naso e le dita delle mani, se hai l’opponibilitá del pollice, allora sei un caccolone pure tu. Siamo tutti caccoloni. I “lavori di sgombro” sono periodicamente necessari, ma proprio perché quel muco piú o meno secco é associato alle feci, il galateo vuole che l’operazione sia fatta strettamente in solitaria, e che il corpo del reato venga occultato per non offendere la vista degli altri: meglio se in un fazzoletto, ma come tutti ben sanno qualunque posto é buono, tanto la materia é biodegradabile.

 

 

Senza citare la fonte, che scoppierebbe un pandemonio, una bimba in vena di dispetti o esperimenti nutrizionali, pare avesse disposto alcune caccole sul ciucciotto dell’ignaro e fiducioso fratellino minore, il quale le inghiottí inconsapevolmente, e forse persino pieno di gratitudine.

Avrete fatto caso che ci sono molti caccoloni che non hanno alcun freno inibitorio a praticare in pubblico questi scavi speleologici, soprattutto pare che l’abitacolo dell’automobile e la noia del semaforo rosso incentivino il rovistare sotto gli occhi degli altri (da oggi avete un motivo in piú per non prendere le noccioline al bar).

Quando ero bambina ricordo che mia madre era disperata: tre figli piccoli contemporaneamente, tutti “con il cattivo vezzo di togliersele a ogni momento”: spiaccicavamo caccole dappertutto, anche sui muri, che ne sa un bimbo che non é un’espressione di Pop-Art? Cosí mamma mi disse che se mi mettevo le dita nel naso mi si sarebbero sfondate le narici, e mi sarebbe venuto un nasone a patata come quello di mia cugina. Le mie attivitá di scavo si ridussero drasticamente.

E per finire, l’aneddoto che vi fará chiedere perché mai ho deciso di ricominciare a scrivere, che magari il mondo non sentiva il bisogno di un trattatello sulle caccole. Ero a catechismo per prepararmi alla Prima Comunione, avró avuto 7 anni, e tra i miei compagni ne ricordo solo due: uno era un ragazzino indemoniato che faceva ammattire la suora e don Angelo, l’altra era una ragazzina che sicuramente non faceva i capricci a tavola. Aveva i capelli biondi lunghi e gli occhi azzurri, enormi: un giorno la vidi ravanare nella narice destra e ne tiró fuori un caccolone di dimensioni oceaniche, lo teneva solidamente per la parte secca, mentre per aria mostrava a tutti questo enorme lungo filamento di muco trasparente, un lumacone. Lo mise in alto sopra la sua testa, aprí la bocca, e come fosse una squisita fetta di prosciutto crudo lo acchiappó con la lingua e lo inghiottí.

Non potró mai dimenticare quella scena, indelebile nella mia memoria.

 

 

 

 

 

 

Un altro post di cacca

Ho letto che alcuni ricercatori hanno condotto un test sulla pulizia delle mani dei viaggiatori di bus e treni nelle stazioni delle maggiori città di Inghilterra e Galles, e lo sconcertante risultato è che il 25 % dei pendolari, cioè uno su quattro, avevano sulle mani gli stessi batteri che ci sono sulle feci. Noi sui treni abbiamo le zecche e le pulci, loro la cacca. In ogni caso mi pare che si possa dire che, quanto a igiene, siamo tutti nella merda.

 

Da cosa dipenderà? Forse alcuni di questi pendolari usano le creme per le rughe della Posh Spice descritta nel post di ieri… Altri magari sono coprofaghi, e la colazione non la fanno con uova e bacon… Altri ancora, temo la maggioranza, sono poco accurati nell’igiene personale, e in un Paese che non apprezza la presenza del bidet in bagno temo che sia inevitabile avere un’alta percentuale di persone che distribuiscono coliformi fecali sui sostegni dei mezzi pubblici. E i bus pare siano più a rischio dei treni.

La Palma d’Oro per la zozzeria la vincono i pendolari di Newcastle (uomini 53%, donne 30%). Seguono Liverpool (36% degli uomini e 31% delle donne), Birmingham (21% degli uomini e 26% delle donne). Meno lerci a Cardiff (15% degli uomini e il 29% delle donne) e Euston (6% degli uomini e 21% delle donne).

Conoscevo una persona che saliva sui mezzi pubblici con indosso un paio di guanti: allora mi sembrava un’eccessiva schizzinosità, oggi un saggio comportamento.

Che fortuna!

ferrocavallo

Nel nostro linguaggio esistono innocenti forme di “pensiero superstizioso” di natura consolatoria: accade un evento di per sé negativo e noi gli attribuiamo un significato positivo, da sciocchi inguaribili ottimisti.

 

  1. moscone in casa, arrivano novità!: probabilmente solo un attimo prima ha consumato la sua colazione su una cacca di cane appena sfornata e adesso si accinge a perlustrare la tua cucina in cerca di altre ghiottonerie. Don’t worry, il moscone porta “novità”! …chessò, un’epatite o il colera?

E per rimanere in tema…

  1. pestare una cacca porta fortuna: se accade mentre calzi sandali infradito rasoterra potresti persino vincere al lotto, anche senza aver giocato, tale e tanta è la fortuna di questo odoroso talismano. Di prassi però il massimo della buona sorte è pestarne una seconda mentre trascini il piede nel tentativo di liberarti della prima.
  2. l’uomo calvo è più affascinante: infatti ogni uomo spende l’equivalente di una manovra finanziaria in lozioni anticaduta dei capelli per evitare che si abbatta sulla sua vita tutto il fascino dell’uomo calvo.
  3. la donna incinta è più bella: quello che ogni tricheco incontinente ama sentirsi dire per non sprofondare nella depressione pre partum.
  4. nella botte piccola sta il vino buono: altra formula consolatoria per quando ci si sposa un partner tascabile come un Bignami.
  5. donna baffuta sempre piaciuta: a chi? Qualcuno mi dica a chi è sempre piaciuta?!? All’estetista che le fa la ceretta,e a chi altri?
  6. donna pelosa, donna virtuosa: è facile preservare la virtù quando nessuno la insidia.
  7. gli ultimi saranno i primi: si, ma solo se apre un’altra cassa al supermercato.
  8. sposa bagnata, sposa fortunata: volgare doppio senso?
  9. l’amore non è bello se non è litigarello: disse il giudice a conclusione dell’udienza di divorzio mentre gli uscieri del tribunale separavano la coppia. Lui aveva ciocche di capelli di lei strette nel palmo della mano, lei stringeva in una mano il suo tupé e nell’altra le sue gonadi.
  10. sfortunato al gioco, fortunato in amore: come disse il croupier all’uomo in frac in procinto di gettarsi sotto un tram.

 

Chi ha altri detti popolari consolatori da segnalare?

Un post di cacca

kinglax

Sono entrata in possesso di questo piccolo, curioso oggetto molti anni fa. Non saprei dirvi di che epoca sia, ma azzardo: anni ’30-’40? È una scatola di 5×3,5 cm., spessa 1 cm., di latta, come si usava confezionare le cose una volta. Prodotto a Napoli dal Laboratorio Chimico King Bull, nome dalla tipica anglofilia bellica e postbellica. E’ un lassativo, ma non c’è scritto da nessuna parte. Si intuisce qualcosa solo dal nome, Kinglax (il Re dei Cagoni, forse rappresentato dalla testa piumata di un Capo Indiano). Dice “voi ne avete bisogno” e, per quanto presuntuoso, statene certi prima o poi capita a tutti di ricorrervi. Qualcuno in vena di censure ha grattato via la dicitura sotto “CIOCCOLATTINO”: c’era scritto un imbarazzante “PVRGATIVO IDEALE”, come ho potuto appurare cercando notizie sul Web. In ogni caso la confezione mette in evidenza più che altro che è un dolcetto, infatti all’interno la spiccia posologia dice: bambini un cioccolattino, ragazzi due cioccolattini, adulti tre cioccolattini. Prezzo lire due. Oggi le cose non sono cambiate molto, a parte la naturale regolarità della Marcuzzi. E non si capisce perché. A volte avrei voglia di consigliare a tutti una bella dose di Irvin Welsh, che scrive magistralmente di ogni cosa disgustosa ricollocandone la definizione in un mondo in cui non ci sono censure.

Chissà perché una cosa così naturale, nonché inevitabile, come fare la cacca è sempre stata considerata una funzione corporea disdicevole, di cui non parlare che non sta bene, da omettere come non esistesse, una faccenda talmente privata da non poter mai essere oggetto di conversazione. Eppure la questione ci tocca tutti talmente da vicino da non potersi ignorare le potenzialità dell’argomento. Pensate al povero Daniele Luttazzi, che per aver esternato una sua singolare fantasia (“Dopo 4 anni guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq. Come si fa a sopportare una cosa del genere? Io ho un mio sistema, penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell’Utri che gli piscia addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta tutti"), s’è giocato di nuovo il posto in tv. Luttazzi, come ha già detto qualcuno, è un genio, è senza tabù: come ha sempre dimostrato nei sui libri e nei suoi spettacoli; conserva l’innocenza del bambino per il quale non ci sono inibizioni linguistiche o argomenti da evitare, e li usa per creare contrasto, sconcerto, sorpresa, proprio come i bambini. Chiama per nome ogni secrezione di basso profilo che fuoriesce dal nostro corpo, esattamente come fanno i medici. Un Maestro.

Tornando all’argomento di questo post, che con buona probabilità farà storcere il naso a qualcuno come si potesse annusarne l’essenza, la cacca è molto importante nella nostra vita, ammettiamolo: le feci sono il prodotto finale della digestione, che per tutti pare essere nobile solo fino a quando si svolge dalle parti dello stomaco. Quando inizia ad essere coinvolto l’intestino, diventa una faccenda dai contorni omertosi. Pensate a come si vive male quando si è, per esempio, stitici, oppure au contraire quando c’è malauguratamente una sovra-produzione, una peristalsi accelerata… tutti sanno di cosa parlo, è inutile negare. A questo punto credo sia chiara la vitalità dell’argomento.

Lo so, è un post un po’ sconclusionato. Posso solo rassicurarvi che non è dettato da personali problemi intestinali: da quelle parti va tutto bene, la produzione è regolare sia come quantità che qualità, se proprio ci tenete a saperlo. Recentemente ho persino ottenuto l’ISO9001:2000.

Un buon anno a tutti, pieno di salute e “naturale regolarità”.

Le Sbobbose

Molti di voi mi hanno scritto per chiedermi la ricetta de Le Sbobbose, le gustose farfalle al ragù di Ciappi. Così per conoscere il segreto di tanta bontà ho telefonato alla cuoca del Rifugio, la tipa tutta sudata che cucinava in canottiera (giuro).

 

Ricetta per preparare le Sbobbose

 

Ingredienti per 70 persone (voi regolatevi sul numero dei vs. commensali):

 

6 kg di pasta Fidobello: formato misto, tanto poi nessuno lo capisce se son penne, farfalle o gli avanzi del giorno prima;

1 kg di pomodoro concentrato (cinese, d’importazione molto parallela);

2 scatole (formato allevamento) di  “C’è dei bei pezzettoni” Ciappi, arricchito con vitamine e sali minerali, che vi faranno venire un bel pelo lucido e morbido;

cipolla disidratata q.b.

 

Cucinate la pasta come di consueto, avendo cura di superare i tempi di cottura di un buon 50%, in modo che poi il formato della pasta risulti un rebus. Nel frattempo aprite il Ciappi e mischiatelo con il pomodoro concentrato, aggiungete la cipolla disidratata q.b. e acqua fino ad ottenere un aspetto simil-ragù. Riscaldate per amalgamare gli aromi.

Scolate la pasta, mischiatela al condimento e rimettete tutto a stracuocere in un pentolone comodo, per circa 2 ore.

Tirate su generose mestolate di sbobba per la truppa affamata.

Mentre i vostri cari mangiano le Sbobbose, non dimenticate di chiedere in continuazione “Tutto bene?” con espressione ingenua e fiduciosa, in modo che non si sentano di sparare sulla Croce Rossa.

 

Le Sbossose apportano due interessanti vantaggi: il summenzionato pelo lucido e morbido, e una pioggia di inviti a cena fuori, non foss’altro che per evitare la vostra cucina.

Le Sbobbose

 Grazie a Cinzia per la foto delle Sbobbose originali immortalate al Rifugio!