Meglio di un lifting

stella marina 2

Era luglio ed eri in costume, sdraiata su uno scoglio nel tuo posto preferito, un poco fuori città, quel tanto che basta perché l’acqua del mare possa, con un po’ di fortuna, essere pulita. Forse avevi appena finito di lavorare, o forse era un fine settimana, in ogni caso eri sola, tu ed uno dei tuoi immancabili libri che ti fanno viaggiare in posti lontani. Quando si è alzato per tuffarsi lo hai notato e hai iniziato a studiarlo perché a colpo d’occhio era proprio un bel tipo, il tuo tipo. Ti ricordava un collega sul quale avevi messo gli occhi appena giunto in ufficio, rinunciandovi all’istante quando saputo che era sposato e aveva pure una schiera di marmocchi: per te, uno dei massimi deterrenti. Però il tuo collega ti piaceva ed hai continuato a guardarlo da lontano ogni volta che lui non ti vedeva. Ormai era tanto tempo che ti limitavi a guardare senza mai toccare, e anche questa volta non hai pensato neanche per un fuggevole momento che sarebbe mai potuto succedere qualcosa tra voi. E infatti così è stato.

Ti sei chiesta quella prima volta che l’hai visto in cima alla scoglio, se ti stavi sbagliando o anche lui ti stava guardando, perché si, sembrava proprio orientato nella tua direzione il suo sguardo nascosto dietro i grandi occhiali neri. Hai pensato di tuffarti mentre lui era in mare, per guardarlo da vicino, per entrare nei suoi occhi e magari vederne il sorriso, ma alla fine tutta questa iniziativa ti costava troppa fatica, perché ormai non muovi mai un dito per andare incontro ad un uomo.

Il tipo sullo scoglio portava un costume nero, i suoi capelli erano corti e scuri e la sua pelle molto abbronzata, hai pensato che fosse meridionale, uno di quegli scuri siciliani nei quali scorre diluito sangue nordafricano.

Quando hai fatto il bagno l’hai guardato meglio e per un attimo hai pensato che fosse davvero di un altro Continente, un momento in cui lui ha girato la testa in un modo particolare, oppure era lo sguardo tagliente, o forse i suoi capelli, piccoli ricci corti e neri. Non è possibile, è troppo bello per essere nordafricano, ti sei detta, i marocchini, i tunisini o gli egiziani che hai incontrato nei tuoi viaggi, o in giro per la città, sono quanto di meno vicino al tuo ideale di bellezza; lui ha lineamenti delicati, forse è solo molto siciliano, con qualche pezzo di DNA saraceno. Comunque, che importava?, tanto ti saresti limitata solo a guardarlo.

L’estate si è inoltrata e quasi ogni fine settimana sei tornata sullo scoglio; non sempre c’era il saraceno, ma quando era lì sembrava proprio che guardasse te. Hai cercato di capire quanti anni potesse avere, perché anche se eri certa non sarebbe mai accaduto nulla, volevi trovare ancora qualche motivo per evitarlo: trenta-trentadue, forse trentatré anni, come i suoi amici, ragazzi e ragazze che alle volte erano con lui. Ecco, appunto, una valida ragione per pensare che le vostre traiettorie non si sarebbero potute incontrare neppure in coda per fare la doccia.

Ad agosto sei partita per le tue vacanze, ti sei completamente dimenticata di lui, del suo costume da surfista, della sua schiena muscolosa, del suo addome scolpito, e di quella sfumatura saracena come un ombra sanguinaria nei suoi occhi. Non esisteva nulla di lui in nessun istante della tua vita, era solo un bel ragazzo da guardare al mare, del quale dimenticarsi voltando le spalle alla costa. Mai avresti pensato che lui potesse interessarsi ad una “donna di mezza età”, che di certo non sembravi ma che cominciavi inesorabilmente ad essere.

Sei tornata delle vacanze, e quando sei andata sul tuo scoglio c’era anche lui. Di nuovo hai pensato di fare cose che non avevi nessuna intenzione di fare, il bagno quando lo faceva lui o passargli accanto giacché era proprio sulla strada per la doccia. Troppa fatica. E soprattutto ti saresti sentita una stupida, una tardona a caccia di carne fresca, qualcosa che ti ripugna, qualcosa che annega la dignità, quel piccolo scrigno che provi a custodire e riparare dal mondo. Lui è scomparso, e tu non hai fatto una piega, era solo l’ineluttabilità del destino, un uomo che compare e scompare in un posto frequentato da tanti bagnanti.

Ma poi un altro giorno è successo ancora che tu lo guardavi e lui guardava te, e questo gioco innocente che sapevi non avrebbe avuto effetti collaterali ha cominciato a diventare insistente, e duemila volte vi siete ritrovati nell’intersezione di due rette che, ci avresti giurato, erano parallele.

Una sera, il sole era ancora alto, lui andando via ti è passato vicino e ti ha guardata negli occhi: tu hai risposto con uno sguardo da sopra gli occhiali calati sul naso, pensavi «vai già via?» perché era l’ora migliore della giornata, quella in qui il sole è ancora caldo ma non brucia più. Lui si è fermato, sembrava voler tornare indietro, e il tuo cuore ha cominciato a batterete così forte che hai pensato di essere tornata in vita dopo una morte apparente di anni. Si è seduto, come trattenuto da un repentino ripensamento, e ti guardava ancora. Hai ricambiato ancora, e poi chiuso gli occhi, per tre volte, godendoti il tepore del sole. Quando hai riaperto gli occhi, lui era scomparso.

Adesso non sai come sia potuto accadere, ma è una fantastica sera calda di inizio autunno, sei a casa sua, avete cenato, avete bevuto, avete anche fumato, poi sono venuti inevitabili i baci, le carezze, i corpi nudi e la compenetrazione delle vostre intimità. È stato bello, come non succedeva da tempo. Dopo l’amore lui si è addormentato quasi all’istante, allora tu hai tirato fuori dalla borsa un coltello dalla lama affilata e gli hai tagliato la gola, in quel punto preciso in cui sapevi il sangue sarebbe sgorgato con un fiotto prepotente dentro il contenitore che avevi pronto per raccogliere il nettare del suo corpo. Lui è diventato in pochi minuti bianco, a dispetto dell’abbronzatura e dei suoi cromosomi africani; hai bevuto il suo sangue tutto d’un fiato, e dopo in bagno, mentre ti sciacquavi le mani, hai riso per quei buffi baffi rossi che ti erano rimasti sul labbro superiore, come fosse stata una spremuta di arance sanguinelle.

«È sempre più faticoso procurarsi un antirughe di qualità», ti sei detta pensando che portavi divinamente bene i tuoi centoventicinque anni, quasi centoventisei.

 

 

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