6 Novembre 2006

micia piccola

È tutta la settimana che dormiamo vicine, non posso lasciarti sola, perché non cammini quasi più, e non vorrei che ti facessi male se avessi sete durante la notte; non mi importa di dormire per terra dentro un sacco a pelo, voglio stare qui e sentire il tuo respiro mentre dormi, voglio che tu senta la mia mano ogni volta che la vuoi, perché ti voglio bene e so che tra poco andrai via per sempre, e non ci sarà più tempo per i baci, le carezze, i nostri nasi che si strofinano come gli eschimesi e tu che sbavi quando ti stringo a me, e mi guardi negli occhi come se io fossi un angelo. Quante volte mi sono persa nel blu dei tuoi occhi, quante volte mi hai vista ridere, piangere e dormire, quante volte ti ho fatto promesse che non ho mantenuto e poi tu mi guardavi come si guarda qualcuno che si ama anche se ci ha ferito. Quante volte ti ho urlato non ne posso più di te, perché perdevo la pazienza, ma adesso sono qui solo per te, per farti le flebo, per darti le medicine, per farti sentire che sei la mia piccola.

Oggi tutto sta precipitando, e il momento che ho temuto in questi giorni si avvicina inesorabile: tu che mi guardi e mi chiami, vuoi che ti stia vicino, ci sdraiamo al sole insieme per l’ultima volta, ed è bellissimo anche se non ti reggi più da sola e devo sostenerti. Come farò senza di te? I tuoi magici occhi blu ora sono fondi e bui, le pupille dilatate, e sei sempre più inquieta; la dottoressa ha detto di starti vicino, di aiutarti a lasciare questo mondo facendoti sentire che sono serena. Ma come farò senza di te, ancora non so come sarà non poterti mai più toccare e stringere a me. Siamo sdraiate sul divano, sono le ultime ore e siamo troppo agitate, tu sul mio petto che senti il mio cuore senza pace, non riesco a calmarmi, ho paura di vederti morire, ho paura di quel istante che cambia tutto per sempre e la vita che scompare lasciando solo foto di istanti con i bordi sbiaditi. Anche tu hai paura, sei sdraiata e sollevi più volte il capo, di scatto, guardando davanti smarrita e attonita, con gli occhi vuoti, come in cerca di sollievo o di una spiegazione, poi ti giri verso di me prima di posare il capo per sentirti dire che va tutto bene e sono qui per te, hai paura di andare, paura di saltare dall’altra parte. La dottoressa dice che non devo piangere, che avrò tutto il tempo per farlo quando sarai morta, adesso devo solo pensare a te e aiutarti a morire. Dio, come si fa a non piangere, ti conosco da vent’anni piccola. Accendo un po’ di musica per cercare di rilassarmi, che se lo sono io poi lo sei anche tu, e mi colpisce questa canzone, sembra che tu mi stia dicendo qualcosa, “Lontano, questa nave mi sta portando lontano, lontano dai ricordi delle persone alle quali importa se vivo o muoio… Stringerti tra le mie braccia, volevo solo stringerti tra le mie braccia… non ti lascerò mai andare via se tu mi prometti di non scomparire, non scomparire mai…”. E’ sorprendente la musica quando è intimamente connessa con le corde della tua vita… "Stringerti tra le mie braccia, volevo solo stringerti tra le mie braccia", è tutto quello che ci fa sentire l’affetto di questi anni insieme, e ora stare vicine dentro il conto alla rovescia.

Adesso sono calma, e tu stai per lasciare il vecchio corpo rotto, adesso posso aiutarti ad andare, mi mancherai per sempre però adesso vola via, vai piccola, vola via, e il tuo fiato si interrompe, qualche secondo di convulsioni, non riesci più a respirare, e mi tocca vederti soffocare, vederti volare via davvero, aprire la bocca in una smorfia che stravolge la tua fiera bellezza, mi tocca dirti vola via anche se non vorrei mai. Un ultimo sospiro e sei ferma, gli occhi fissi e spenti, la gola strozzata e la bocca aperta, dovrò ricordarti per sempre anche così, con la vita strappata in gola.

Ora posso piangere, ora che sei andata posso piangere, e lo farò per giorni fino a sentire male agli occhi e il vuoto dentro, un altro vuoto, e nessuno capirà quanto sei stata speciale perché eri “solo” un gatto, nessuno capirà quanto mi sento a pezzi, nessuno capirà il doloroso privilegio di esserti stata vicino mentre morivi, averti aiutato nel “parto inverso”, perché è così, la tua è stata una nascita al contrario, e ora, come un anno fa quando sei volata via, distesa con me su quel divano, sento ancora la tua voce, vedo ancora i tuoi occhi, sento ancora il peso del tuo corpo su di me.

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