Oggi sposi

confetti           

 

          Pare che il Pew Research Center, centro USA di analisi dati, sia giunto ad una conclusione interessante: sposarsi oggi conviene piú agli uomini. La sensazionale scoperta, che va ad aggiungersi a quelle prestigiose dell’acqua calda e dell’uovo di Colombo, afferma l’inversione di tendenza degli ultimi quarant’anni: una volta per progredire economicamente e nella scala sociale le donne dovevano sposarsi (se ti sposavi un poveraccio era solo per amore), mentre oggi molte lavorano e non hanno piú vantaggi a contrarre matrimonio. Anzi, aggiungo io senza neanche farmi pagare tutti i dollaroni che il centro ricerche americano deve aver speso, oggi il matrimonio non solo non conviene piú alle donne, ma si puó dire che le danneggi: infatti l’uomo negli ultimi quattro decenni non si é evoluto molto, continua a costituire un tuttuno con la poltrona, tarda cioé ad acquisire in casa la stazione eretta e l’opponibilitá del pollice. Il piú delle volte evita i lavori domestici perché minano la sua mascolinitá e ritiene che siano compiti esclusivamente femminili; cosí tu donna, che hai passato i migliori anni della tua vita a studiare per raggiungere un buon impiego, se ti sposi ti troverai con un doppio lavoro e in definitiva con mezzo stipendio, perché tendenzialmente lui non muoverá un dito aggrappandosi alla difesa dei valori tradizionali della famiglia e cercando cosí di difendere l’ultimo baluardo della sua virilitá.

`        Un’altra ricerca, questa volta italiana, dice che al 33% delle italiane piace trascorrere il tempo libero davanti ai fornelli, mentre gli uomini preferiscono rilassarsi nel proprio studio. A parte che vorrei sapere quanti appartamenti hanno lo studio, ma che agli uomini nel tempo libero piaccia non fare un biiiiiip, si sapeva anche questa, da sempre: di certo quelli piú attivi e privi di studio appena possono si mettono davanti ad un granpremio, una partita di calcio o escono di casa, che i fornelli si sa é roba da femmine. Salvo poi affermare che i piú grandi chef sono uomini.

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Alfa

 

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Tanti anni fa mio fratello mi fece un’osservazione non propriamente da etologo, sosteneva che non esistono piccioni cuccioli. All’epoca insinuò un alone di mistero in questo fatto. Ovviamente era un’idiozia, perché chi può dire di aver visto un passerotto o un pettirosso piccolo? Gli uccelli escono dal nido solo quando sono “pronti”, cioè adulti. Così le volte che mi capita di vederne qualcuno lo fotografo e poi glielo mando con la didascalia “i cuccioli di piccione non sono più un mistero”. Questi per esempio, sono i due rompicoglioni che frignano affamati nel loro nido di piume e guano disturbando il mio studio in giardino: la coppia che da anni tuba sul cornicione del palazzo di fronte, ha messo su famiglia in una piccola nicchia e si danno un gran daffare a portare cibo ai due eredi. Si vede già che uno dei due è Alfa, sgomita e ottiene più cibo, e cresce più veloce. Anche tra noi umani si capisce subito chi è Alfa e chi non lo è, perché le prove di forza e la sopraffazione sono tra i nostri sport preferiti. Siamo animali, ne più ne meno di un lupo o di un piccione. Solo non rivestiamo di cacca i nostri nidi.

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Questo gatto dagli occhi spiritati appollaiato su un albero è un micio adottato da una gattara sulle alture di Genova. Probabilmente riceve molte più attenzioni di tanti esseri umani, quelli per esempio che sono così disperati da saltar su una “carretta del mare” per venire a cercare fortuna in Europa. L’altro giorno ero a far la spesa al supermercato e improvvisamente di fronte allo sconfinato banco dei formaggi mi è parso chiaro un fatto, che sta sotto gli occhi di tutti, ma al quale non pensiamo mai: noi abbiamo “troppo”. Questa è la società del benessere, e nonostante la crisi, noi siamo veramente ricchi, soprattutto se paragoniamo il nostro tenore di vita a quello di altre popolazioni nel mondo: nei miei viaggi da donna “ricca” europea ho visto paesi nei quali non si sognano neanche un decimo di quello che abbiamo noi. Sono stata a Cuba nel 2004, non come Varadero-turista, ma ho girato l’isola e vissuto nelle posade: ricordo che tornai con un buco nel cuore, per aver visto la miseria e la “prostituzione di massa” come unica risorsa di emancipazione; ho visitato, seppure in modo più rapido e superficiale, anche il Marocco, l’Egitto e la Tunisia, e non ci vuole poi molto a capire che sono poveri; in Namibia i bambini spesso sono scalzi e si arrangiano vendendo pietre ai turisti (ovviamente i bianchi sono i più ricchi). Così davanti a quella incredibile scelta di formaggi, uno più buono dell’altro, ho realizzato che rimandiamo in Libia i barconi di disperati perché il formaggio è nostro e ce lo vogliamo mangiare tutto noi. Abbiamo panzoni grassi, doppio mento, culi grossi come portaerei, e per dimagrire andiamo dal dietologo, oppure compriamo barrette assurde in farmacia. Abbiamo case scaldate d’inverno e rinfrescate d’estate, abbiamo l’acqua calda ogni volta che vogliamo farci una doccia, abbiamo gabinetti e quella cosa meravigliosa che è la morbida carta-igienica; abbiamo dentifrici, spazzolini, filo interdentale; abbiamo armadi pieni di vestiti, borse coordinate con le scarpe, e trucchi e creme per le rughe, e profumi, e libri, tantissimi libri e riviste; abbiamo i musei e la maledetta televisione, abbiamo la musica sempre nelle orecchie con i lettori mp3, il collegamento veloce a internet, abbiamo tre cellulari a testa, due auto e una moto, molti hanno la casa al mare, quella in montagna e una pure in campagna. Abbiamo giganteschi frighi pieni di cibi light o grondanti colesterolo. Siamo dei re, con il nostro scaffale pieno di formaggi, almeno quattro marche per ogni tipo. È tutta roba nostra, perché dovremmo dividerla con qualcuno che muore di fame, di guerra e di persecuzioni? Non sono cattolica, non sono cristiana: non credo, sono una agnostica molto confusa sull’aldilà, ma parecchio anche sull’aldiqua. Mi chiedo chi siano i cattolici, chi siano quelle persone che pregano Dio e gli chiedono solo cose per se stessi, quelli che vanno in chiesa lasciando il Suv posteggiato in seconda fila, quelli carichi di gioielli e vestiti firmati assurdamente costosi, cuciti per noi da masse di schiavi nelle fabbriche-lager sparse sul Pianeta.

È il nostro mondo, guai a chi lo tocca. Tornate “al vostro paese”, che qui non vi vogliamo. Bravi cattolici che fanno la comunione e battezzano i figli, e poi l’importante è solo avere una fede al dito per dire che credi nella famiglia, non importa se poi vai a puttane, paghi per trombare delle povere ragazzine disgraziate che in Italia pensavano di trovare l’Eldorado, tu sei un bravo cattolico perché quando vedi il Papa magari ti commuovi.

Qualche giorno fa ho sentito la notizia di una bambina di pochi mesi, figlia di immigrati, che è morta di asma, la mamma non aveva i soldi per curarla. Come è possibile in un paese che ha scaffali straboccanti di formaggi?

Anche io sono una privilegiata, un’egoista che ha paura di tutte queste masse di disperati, e me ne vergogno. Se è vero che non possiamo realmente accogliere chiunque, è anche vero che tutti i Governi europei dovrebbero affrontare il problema della povertà, che non significa  non poter andare in vacanza o comprarsi un vestito, significa non avere nulla da mangiare, non avere magari neppure i denti, o un paio di occhiali per vederci bene. Non ci rendiamo conto neppure lontanamente di che cosa sia la povertà.

Siamo una popolazione Alfa, e agli altri lasciamo solo le ossa.

Effetto Serra: tutta colpa di un Parassita

Il Pianeta non scoppia di salute, diciamocelo. Anzi sta proprio male. E’ iniziato tutto con una febbriciattola che l’intero mondo civilizzato ha sottovalutato come fosse un raffreddore, e adesso procede rapidamente verso il disastro, gettandoci tutti nel panico.

Come in qualunque situazione critica, il fattore più importante è sempre individuare la causa principale e finalmente è stata scoperta l’origine del progressivo degradare della salute della Terra: pare si tratti di un parassita, di quelli aggressivi e resistenti anche alle sostanze chimiche.

Ho cercato l’etimo della parola parassita (le lettere antiche vi faranno pensare che nella mia vita non ci sono solo piselloni di gomma), scoprendo che deriva dal greco παρασσυτισμός (parásitos ‘commensale’, sîtos ‘vivanda, cibo’). In pratica questo parassita “ce se magna tutto”, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Ricordo ancora quando a scuola mi parlarono per la prima volta dei parassiti: in biologia si dice di un organismo animale o vegetale che vive a spese di un altro (ospite), stabilendosi sulla superficie o all’interno del suo corpo. I più noti sono vermi e insetti, come tutti ben sanno. Nella mia ingenua testolina di giovinetta manichea rammento che feci un’automatica distinzione tra parassiti buoni e parassiti cattivi: avevo assolto da ogni colpa e giudicato accettabili quelli che con il proprio accogliente ospite vivevano una simbiosi mutualistica, cioè non gli arrecavano danno e magari lo aiutavano pure nella toeletta liberandolo dai parassiti cattivi.

Beh, la cattiva notizia è che il parassita che sta uccidendo la Terra è il più bastardo di tutti. Saccheggiando Wikipedia andrò brevemente ad illustrarvi l’identikit di questa pestilenza della natura, perché solo così si può capire come porre rimedio:

 

·          il Parassita trae un vantaggio (nutrimento, protezione) a spese dell’ospite creandogli un danno biologico.

 

·          Il Parassita è privo di vita autonoma e dipende dall’ospite a cui è più o meno intimamente legato da una relazione anatomica e fisiologica.

 

·          Il Parassita ha una struttura anatomica e morfologica semplificata rispetto all’ospite, ma nel nostro disgraziato caso ha una struttura morfoanatomica complessa.

 

·          Normalmente il ciclo vitale del parassita è più breve di quello dell’ospite e si conclude prima della morte dell’ospite. Nel nostro sfortunato caso, siamo purtroppo in presenza di quello che si definisce Parassitoide che ha cioè la vocazione a terminare il suo ciclo vitale causando la morte dell’ospite, il Pianeta Terra.

 

·          Il parassita ha rapporti con un solo ospite, ma tende a cercarne uno o più nuovi quando si accorge che il poveretto sta tirando le cuoia e non ha più molto da offrirgli. Nel nostro sciagurato caso, il Parassita Parassitoide è anche Predatore, cioè è dotato di vita autonoma, ha rapporti con più vittime e ne causa in genere la morte.

 

·           Nella grande maggioranza dei casi il parassita appartiene ai gruppi sistematici inferiori  come Batteri, Protozoi, Funghi, ma al Pianeta è andata proprio di sfiga perché il Parassita Parassitoide Predatore in questione è bello grosso, come mai se ne è visto uno in milioni di anni di vita della Terra.

 

Il famigerato Parassita Parassitoide Predatore, che per brevità chiameremo PPP, si presenta nella versione più dannosa solo in alcune zone del Pianeta, e più precisamente in quelle industrializzate. In tutto il resto del Mondo vive come semplice parassita, in grado di campare anche in simbiosi mutualistica senza dover per forza ricorrere al parassitismo più estremo del PPP.

Nelle aree industrializzate del Pianete invece il PPP si comporta come se fosse obbligato ad essere anche Parassitoide Predatore. E’ capace di arrecare danni di vario tipo, dall’estinzione completa di molte specie animali e vegetali, all’inquinamento dei terreni, dei mari, dei laghi e dei corsi d’acqua. In questo momento ciò che preoccupa più di ogni altra cosa sono le sue ammorbanti flatulenze: non si tratta di semplici puzzette, ma di otto miliardi di tonnellate di carbonio che ogni anno i PPP sganciano nell’aria e che hanno creato il famoso “effetto serra”.

L’unica speranza di sopravvivenza del Pianeta e di tutte le specie viventi che lo abitano è ricondurre il PPP a semplice Parassita in simbiosi mutualistica con il suo ospite. Altrimenti morirà con esso.

 

 

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Nella foto scattata mediante un sofisticato microscopio a scansione elettronica potete vedere un gruppo di dieci esemplari di PPP, che possono considerarsi rappresentativi di centinaia di milioni di altri individui di Parassita Parassitoide Predatore. (foto recuperata sulla Rete)

 

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In quest’altra foto invece vediamo alcuni esemplari della stessa specie ma che, in tutta sincerità, riesce proprio difficile definire parassiti del Pianeta. (foto recuperata sulla Rete)