giugno

Giugno mi ha stordita con il profumo di gelsomino: la cittá sembra non avere altri odori, altri fiori chiamare gli insetti a gran voce. E il basilico, e la salvia sul davanzale a sud, basta sfiorarli e la voglia di tuffare il naso tra le loro foglie é irrefrenabile.

Giugno lento e odorso, nuvole, pioggia, intervalli di sole troppo brevi per svegliarmi: ho sonno e voglia di far nulla, leggo The Cry of the Sloth lento come deve essere un bradipo.

Un nuovo amico

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Il mio nuovo amico non è della stessa famiglia di Rupert. Questo ha tutte le carte in regola per chiamarsi uccello: becco, ali, piume, zampette, e una voce delicata e melodiosa. È un pettirosso, l’ho chiamato Ocra per il piumaggio del suo petto aranciato. Vive nel mio giardino, deve aver fatto il nido piuttosto vicino alla porta di casa perché appena esco si avvicina subito, con l’impudenza di un fagottino di 10 cm di piume vicino ad un gigante quale devo essere ai suoi occhi. La prima volta ci siamo incontrati vicino allo stendibiancheria, e sono rimasta colpita dal suo coraggio e dai suoi grandi occhi neri che mi scrutavano curiosi. Ocra apprezza molto il mio pandolce genovese, ma anche il pane semplice non gli dispiace affatto. Mi viene incontro quando esco di casa, oppure al davanzale appena apro la finestra, o ancora sembra che mi aspetti quando rientro a casa salendo le scale che portano al giardino: si avvicina, mi guarda, canta qualcosa e vola via. La cosa più strana è che mi scruta come mi conoscesse, e questo fin dal primo istante quando ancora non mi associava al cibo.

Vi sembrerò una mammoletta, ma quando lo vedo mi commuovo.

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C’è troppa natura nel mio giardino

          lentiggini albicocche

E’ arrivata l’estate.

Si, ok, era già venuta a trovarci ad aprile, ma una settimana fa è cominciata quella astronomica con il canonico Solstizio d’Estate, il giorno più lungo dell’anno insieme a quello in cui sono dovuta andare a Lamezia in trasferta, ma che i libri di astronomia ignorano.

Dell’estate mi piace soprattutto il caldo, avere pochi vestiti addosso e i piedi nudi; mi piace la luce fino a tardi, la luce presto al mattino, la luce in fondo al mare, il silenzio delle immersioni, rimanere sugli scogli fino al tramonto; mi piacciono il sapore del mare e la frutta arancione: cosa sarebbe l’estate senza le lentiggini delle albicocche? Quei puntini rosso carminio sulla buccia matura che sembrano le guance di Pippi Calzelunghe e che ne decretano la maturazione.

Io e il mio albicocco siamo sempre andati d’accordo: io gli poto i rami a fine inverno e lui produce le albicocche con le lentiggini all’inizio di luglio. Quest’anno però qualcosa è andato storto. L’inverno non s’è visto da queste parti, si è trattato piuttosto di un lungo autunno, e la primavera è stata molto calda, fatto sta che qualcosa è cambiato. Dopo un’indimenticabile domenica di febbraio arrampicata sui rami con un’enorme sega in mano per potare i rami più alti che poi neppure riesco ad arrivarci per cogliere i frutti, ricordo bene il vento mi buttava negli occhi la segatura dei rami, pensavo di aver fatto un buon lavoro di sfoltitura, la sera ero così stanca che mi sono addormentata alle otto e mezza. Poi è arrivata la precoce fioritura, e quindi i frutti che sono cresciuti a vista d’occhio, diventando numerosi e molto più grossi degli altri anni, facendomi pregustare grasse scorpacciate di frutta che non si trova sui banchi dei supermercati. Infine la sorpresa di questi giorni, in cui ho iniziato a cogliere le prime albicocche con le lentiggini scoprendo che qualcuno era arrivato prima di me: piccoli insetti che al momento si presentano come vermi bianchi del diametro di 1 millimetro, lunghi circa 5 mm, ma chissà cosa possono diventare se sono larve. Appena apro il frutto si girano verso di me seccati per l’interruzione del pasto e mi guardano con due occhietti neri che sembrano dire “La portaaa!”. Si trovano prevalentemente nella parte di polpa vicino al nocciolo, che matura prima, e lasciano quasi intatta metà albicocca, quella un po’ verde e senza lentiggini: grazie, troppo buoni nella vostra squisita cortesia. Solo un’albicocca su quattro è senza vermi: una stagione disastrosa, che quest’anno significherà niente marmellata. Insomma, come per un bambino cancellare il Natale dal calendario.

 

Un collega mi ha detto:

– beh, se hanno i vermi facci la marmellata!

– come scusa?

– se non si possono mangiare, fanne marmellata

– ma sono vegetariana!

 

Spero che alla Zueg perseguano diverse strategie nel confezionamento dei prodotti.

         Ora mi chiedo, perché questa invasione di vermi? Cosa si è inceppato nel miracolo delle mie albicocche perfette e lentigginose? Perché non c’era qualche animale antagonista a fare piazza pulita di questi odiosi invertebrati? Dipenderà per caso dallo scioglimento dei ghiacciai?

          Rupert dice che se voglio della vitamina A ci sono sempre le carote, sebbene il suggerimento gli abbia scatenato moti di incontrollabile gelosia.

le petit dejeunier                                                 l’indimenticabile marmellata dello scorso anno