L’anno è agli sgoccioli..

giusta fine babbo n

Ancora pochi giorni e l’anno sarà finito. Questo è l’ultimo post del 2007, il mio aereo parte tra poco e spero che sia quello che travolgerà Babbo Natale e le sue renne. Purtroppo rimangono poi da eliminare miliardi di cloni sparsi in giro per il mondo…

Buon anno nuovo a tutti!

Betty

p.s. il disegno non è mio, se sapessi chi l’ha fatto metterei il suo nome e gli farei pure un lungo applauso…

Rupert ha bevuto troppo champagne…

 

Sono mesi che mi chiedete "dov’è finito Rupert?" e io evasiva.. "mah, non so… s’è ritirato in clausura.. è in giro a promuovere il suo ultimo libro… tiene corsi per parrucchiere…", insomma non sapevo più cosa inventare…

Rupert era semplicemente chiuso dentro un cassetto, avevo nascosto la chiave perchè c’era in casa mia nipote, capite bene no? E poi "dov’è la chiave?". Persa. Mesi di astinenza forzata. Rupert, che è di buon carattere e non soffre di claustrofobia, ne ha approfittato per fare un po’ di meditazione trascendentale. Ieri sera cercavo un libro et voilà spunta la chiave del comodino. Rupert sei libero, vieni qui tesoroooo!!! E lui salta fuori con la sorpresa più temuta: un vibratore in tenuta natalizia!!! AaaRGH!!!

Rupert, ti odio e non ti parlerò più fino al 7 di gennaio.

Diavolo, eppure lo sa che detesto il Natale… Ma lo sapete che quest’anno le vendite dei Babbi Natale da appendere fuori delle finestre hanno avuto un incremento del 150%? Sono dappertutto questi mostri!!! Un’epidemia, altro che influenza… E sono orrendi questi fantocci, hanno vestiti di pessima fattura, teste mosce senza la dignità di un collo a sostenerle, gambe piegate in tutte le direzioni più anatomicamente impossibili, e sono arrampicate su muri, grondaie, balconi, altalene… Avevano più gustoi Nanetti di Biancaneve nei giardini, il che dice tutto.

E’ ufficiale, siamo alla demenza collettiva. Rupert compreso…

Babbo9

Babbo10

Babbo7

Babbo8

Babbo4

Babbo6Babbo1Babbo2Babbo3

Palle che girano: il Natale e altre insensatezze.

    Babbo5

    

Ve lo dico subito, per piacere non auguratemi mai “Buon Natale”.

E non fatemi regali. Appartengo alle folta schiera di coloro che detestano il Natale e che ogni anno, quando la città si riempie di chiassose luminarie, pensano seriamente di prendere un aereo e fuggire il più lontano possibile da tutta questa fasulla allegria: via dai pupazzi di neve di polistirolo e dagli abeti di plastica, via dai Babbo Natale con il finto pancione bozzuto e così sbilenco che manca poco e diventa una gobba, con barbe bianche spelacchiate che neanche un gatto di strada dopo una zuffa ha il pelo così scompigliato; e, soprattutto, via dai vuoti e convenzionali auguri di “buone feste”, ai quali devo rispondere cortesemente con un sorriso di cartone per non sembrar sgarbata o troppo anticonvenzionale. So che non sono sola, e invito i simpatizzanti dell’ “Aboliamo il Natale” a far sentire la propria voce.

Tutti sanno che Natale è solo una festa commerciale il cui primo comandamento è COMPRACOMPRACOMPRA: l’ansia da regalo dilaga tra la popolazione, soprattutto tra gli amanti dell’ultimo minuto, gente che ucciderebbe per un parcheggio, tra spintoni e gomitate allo stomaco in coda alla cassa e denti che volano come tappi di spumante, città paralizzate dal traffico dello shopping coatto e commercianti che gongolano, tredicesime che si sciolgono in mano come fiocchi di neve: un bel quadretto sul quale stonerebbe il passaggio di una stella cometa.

E non pensiate che con il 25 dicembre il logorio natalizio sia finito. Se per disavventura avete donato un regalo non gradito, risentimento e ostilità aleggeranno intorno a voi almeno fino a Ferragosto, e il prossimo Natale si scatenerà la vendetta: riceverete il regalo riciclato, quello che son quasi due generazioni che ve lo passate, come un testimone, utilizzando sempre la stessa logora carta per fasciarlo, e tra breve sarà un pezzo da museo di elevato interesse antropologico.

A Natale sorridiamo come ebeti per non sfigurare in mezzo a tante luci e fiocchi rossi, dimenticando che se qualcuno ha deciso di investire dei denari in Kilowatt per le luminarie è solo per stimolare il buonumore e agevolare l’estrazione compulsiva del portafoglio: COMPRACOMPRACOMPRA, non deludere nessuno, se non compri non puoi essere felice!

Sono una fervida agnostica, ma ho sentito parlare di un tale chiamato Gesù. Pare che una volta il 25 dicembre si celebrasse il suo compleanno: forse Cristo, assistendo a questo tripudio di banale consumismo a luci intermittenti, si rivolterebbe nella tomba. Se non ne fosse risorto…

Una storia di Natale

"Un bel Babbo Natale, non c’è che dire", pensò guardandosi nello specchio.
Aveva indossato quell’abito ogni notte del 25 dicembre da dieci anni a questa parte, da quando era iniziata la sua piccola perversione. Glielo aveva cucito la zia Gilda, utilizzando un morbidissimo tessuto rosso rubino, piuttosto spesso, completo delle regolamentari bordure bianche di ermellino e una tasca interna fatta apposta per inserire la prominente pancia di gommapiuma dell’anziano omone.
Anche barba e capelli erano perfetti, glieli aveva procurati un’amica costumista teatrale; non erano posticci come quelli dei grossolani Babbi Natale che potevi incontrare fuori dai grandi magazzini, i suoi sembravano veri come quelli di suo nonno ottantenne.

Era assolutamente perfetto, tranne in un dettaglio: il sacco dei doni, molto grande, era vuoto perché lui impersonava un Babbo Natale al contrario, che entrava nella casa della gente per prendere i doni, non per portarli. Normalmente detto "ladro" o "topo d’appartamento", ma non gli piaceva pensare a se stesso come ad un furfante. Dopotutto rubava solo il 25 dicembre.

La sera di Natale nessuno si sorprende nel vedere un uomo appeso fuori da una finestra se è vestito di rosso, e lui approfittava ogni anno della stupidità della gente.
Anche questo anno aveva studiato con cura il percorso, snodato tra pluviali, cornicioni e tegole, che lo avrebbe portato all’appartamento di una famiglia partita nel primo pomeriggio per raggiungere il centro delle gozzoviglie di rito, fuori città.
Si sentiva come Robin Hood, li puniva perché sapeva che avrebbero mangiato a dismisura, in un modo che giudicava immorale.

Era quasi giunto alla meta quando si trovò a passare davanti ad una finestra aperta, all’interno nessuna luce, nessun rumore, nessuno odore.

La tentazione fu forte poiché, puntando la torcia, vide alcuni di quegli oggetti che preferiva regalarsi in quella notte: piccoli quadretti votivi del Seicento facilmente trasportabili, candelabri in argento d’antiquariato, e poi il suo premio per essere stato buono tutto l’anno, i libri antichi, quelli rilegati a mano, con copertine in pelle consunta, con le pagine croccanti e fragili sotto le sue dita.
Tutto quello che prelevava era un dono meritato, non rivendeva nulla, teneva tutto per sé, godendo nel toccare e guardare quegli oggetti. Orgasmi tattili e visivi.

Gli bastò una frazione di secondo per decidere di entrare, e già aveva uno stivalone nero guarnito di fibbia sul pavimento in listelli di rovere, antico pure lui.
Rapidamente si guardò intorno, soppesando valore e trasportabilità degli oggetti, quindi inserì nel sacco vuoto prima i libri, di piatto, avvolgendoli con un panno, poi l’argenteria, e infine un paio di quadretti con un angelo e una Madonna.
Finito il lavoro non poté evitare di fermarsi di fronte ad una grande tela che identificò come Scuola di Guido Reni: un ritratto di donna, bellissimo, sensuale, ed ebbe istantaneamente un’erezione. L’arte e le cose antiche lo eccitavano più delle donne in carne e ossa. Se ne stava da qualche istante lì con la torcia in mano che percorreva la tela e il pene duro premuto contro la pancia di gommapiuma, quando udì un rumore, e poi il suono distinto di passi a piedi nudi sul parquet, che si avvicinavano.
Spense la torcia e trattenne il fiato. Aprì gli occhi a dismisura nel buio, come se spalancarli potesse aiutarlo ad aumentare l’acuità visiva, desiderò essere un gatto, ma vedeva solo sagome indistinguibili di spazi e oggetti sconosciuti. Poi sentì una presenza accanto a sé, divenne rigido e freddo come un pezzo di ferro, mentre l’erezione non accennava a scomparire, anzi gli parve che la pelle del pene si stesse per strappare. Un corpo gli si avvicinò, un paio di mani cominciarono a sfiorarlo, accarezzarlo, annusarlo, e si diressero subito sotto la pancia di gommapiuma, afferrarono il pene e lo strinsero con forza, cercando di trovare nell’abito una via d’uscita, guidate dall’urgenza del desiderio di contatto diretto con la carne: trovarono in breve la lampo, e il pitone fu liberato dal sacco.

«Ma che bel pacco, Babbo Natale», disse una voce femminile bassa e roca, mentre rotolavano a terra e la donna, coperta solo con una maglietta corta, gli saltava addosso iniziando a dimenarsi alla ricerca del piacere di ricevere un dono così da Babbo Natale in persona. Mentre saltava su e giù la donna canticchiava sottovoce «We wish you a Merry Christmas» rendendo la situazione ancora più surreale.

Lui aveva smesso di pensare, stupito solo che gli piacesse una donna più di un libro antico. In breve lei venne urlando "Jingle bells! Jingle bells!" e lui insieme, silenziosamente, stordito dall’evento imprevisto.

Poi la donna scese dal suo gradito pacco-dono e si allontanò dicendo:
«Esci dalla finestra, Babbo Natale. Ci vediamo domani a pranzo dai tuoi».