Come ti divento un fiore

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         Ogni anno sono pronta lì, con lo stupore appeso in una zona tra la gola e gli occhi. Quando compare sento il mio cuore sorridere di tenerezza per questa magia che si rinnova, sono come un bambino che chiede di ascoltare un milione di volte la stessa storia e tutte le volte si commuove, si spaventa, ride e piange negli stessi punti. Rincoglionita? Si, forse. Anzi, sicuramente. Se apro le cartelle di foto degli anni addietro in questo periodo, ci trovo immancabilmente le stesse foto, le scatto ogni volta come se fosse la prima volta, quasi fosse un evento unico e miracoloso. Lo stesso identico evento. Fiori, fiori di piante grasse, minuscoli e coloratissimi, enormi e delicati in mezzo a mostruosi aculei, si permettono petali sottilissimi, di panna quasi evanescenti. Non chiedetemi i nomi, non li so e non mi interessano, non sono il tipo di persona a cui piace riempirsi la bocca di nomi botanici, a me piace solo guardare il miracolo. Stasera tornando a casa ho scoperto che si sta preparando un magnifico fiore che da anni sboccia per incanto di notte. La magia dei fiori notturni, è speciale, è fatta solo per gli occhi perché le foto vengono mediocri, e non ha senso usare il flash, forse il cavalletto con un tempo lungo, ma niente è come incontrare questo fiore tornando a casa una notte, con l’aria tiepida dolce di gelsomini e le capriole delle foglie secche di magnolia che grattano il lastricato spinte dalle folate di vento.

          Lo stesso stupore con le albicocche, che ogni anno prendono vita sull’albero in giardino: pochi giorni per fare un lavoro enorme, a febbraio i rami sono ancora nudi, paiono più morti che vivi, e poi un giorno a marzo improvvisamente ecco le tenere foglioline di un verde chiaro da acquarello, e io sorrido ogni volta al mio albero come fosse un ben-tornato-in-vita, di lì a poco esplode di fiori ed è tutto un pulsare di espansione. Pochi giorni di fioritura, sorrisi e complimenti ogni volta che lo vedo, poi i petali cadono e comincia a formarsi l’albicocca. Come si fa a non stupirsi? Si, vabbè, son riconglionita, ho capito. Adesso i frutti sono ancora verdi e grossi poco meno della metà di un frutto maturo. Tre settimane e saranno arancioni, se tutto va bene con le lentiggini rossastre e dolci e profumate e senza vermi (Dio ti prego ti prego ti prego… senza vermi!!!). L’ultima mitica marmellata risale al 2006, venne superlativa e ce la sbaffammo in due in Costa Azzurra su indimenticabili baguette appena sfornate (trasportate senza il contributo dell’ascella, orgogliosamente all’italiana). L’anno dopo la scorpacciata fu un’esclusiva dei vermi, e l’anno scorso tornai a casa da Dublino che le albicocche erano tutte precipitate a terra, mature e suicide, senza di me.

          Se dovessi separarmi dal mio amato albicocco sarebbe dura, perché io e lui ci vogliamo bene, e forse anche la mia testa che legge e che studia sotto i rami gli mancherebbe un poco, a marzo quando aprisse un occhio assonnato stiracchiando i rami verso il cielo accorgendosi che non ci sono più.

grassa2grassa1foto di betty argento, as usual

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C’è troppa natura nel mio giardino

          lentiggini albicocche

E’ arrivata l’estate.

Si, ok, era già venuta a trovarci ad aprile, ma una settimana fa è cominciata quella astronomica con il canonico Solstizio d’Estate, il giorno più lungo dell’anno insieme a quello in cui sono dovuta andare a Lamezia in trasferta, ma che i libri di astronomia ignorano.

Dell’estate mi piace soprattutto il caldo, avere pochi vestiti addosso e i piedi nudi; mi piace la luce fino a tardi, la luce presto al mattino, la luce in fondo al mare, il silenzio delle immersioni, rimanere sugli scogli fino al tramonto; mi piacciono il sapore del mare e la frutta arancione: cosa sarebbe l’estate senza le lentiggini delle albicocche? Quei puntini rosso carminio sulla buccia matura che sembrano le guance di Pippi Calzelunghe e che ne decretano la maturazione.

Io e il mio albicocco siamo sempre andati d’accordo: io gli poto i rami a fine inverno e lui produce le albicocche con le lentiggini all’inizio di luglio. Quest’anno però qualcosa è andato storto. L’inverno non s’è visto da queste parti, si è trattato piuttosto di un lungo autunno, e la primavera è stata molto calda, fatto sta che qualcosa è cambiato. Dopo un’indimenticabile domenica di febbraio arrampicata sui rami con un’enorme sega in mano per potare i rami più alti che poi neppure riesco ad arrivarci per cogliere i frutti, ricordo bene il vento mi buttava negli occhi la segatura dei rami, pensavo di aver fatto un buon lavoro di sfoltitura, la sera ero così stanca che mi sono addormentata alle otto e mezza. Poi è arrivata la precoce fioritura, e quindi i frutti che sono cresciuti a vista d’occhio, diventando numerosi e molto più grossi degli altri anni, facendomi pregustare grasse scorpacciate di frutta che non si trova sui banchi dei supermercati. Infine la sorpresa di questi giorni, in cui ho iniziato a cogliere le prime albicocche con le lentiggini scoprendo che qualcuno era arrivato prima di me: piccoli insetti che al momento si presentano come vermi bianchi del diametro di 1 millimetro, lunghi circa 5 mm, ma chissà cosa possono diventare se sono larve. Appena apro il frutto si girano verso di me seccati per l’interruzione del pasto e mi guardano con due occhietti neri che sembrano dire “La portaaa!”. Si trovano prevalentemente nella parte di polpa vicino al nocciolo, che matura prima, e lasciano quasi intatta metà albicocca, quella un po’ verde e senza lentiggini: grazie, troppo buoni nella vostra squisita cortesia. Solo un’albicocca su quattro è senza vermi: una stagione disastrosa, che quest’anno significherà niente marmellata. Insomma, come per un bambino cancellare il Natale dal calendario.

 

Un collega mi ha detto:

– beh, se hanno i vermi facci la marmellata!

– come scusa?

– se non si possono mangiare, fanne marmellata

– ma sono vegetariana!

 

Spero che alla Zueg perseguano diverse strategie nel confezionamento dei prodotti.

         Ora mi chiedo, perché questa invasione di vermi? Cosa si è inceppato nel miracolo delle mie albicocche perfette e lentigginose? Perché non c’era qualche animale antagonista a fare piazza pulita di questi odiosi invertebrati? Dipenderà per caso dallo scioglimento dei ghiacciai?

          Rupert dice che se voglio della vitamina A ci sono sempre le carote, sebbene il suggerimento gli abbia scatenato moti di incontrollabile gelosia.

le petit dejeunier                                                 l’indimenticabile marmellata dello scorso anno