Parole che volano

gatta

Ci sono persone che quando vedono un bebé non capiscono piú niente, e si  iniziano a produrre in facce buffe e versi da nastro inceppato, solo per il gusto di strappare all’infante un sorriso sdentato e bavoso. Ecco, io sono cosí per i gatti, fin da bambina, che ci posso fare? I cuccioli di gatto, di cane, gli uccellini, eccetera eccetera. A volte non mi trattengo neanche dal miagolare qualche frase di saluto e convenevole d’approccio, giusto per vedere se ci scappa anche un grattino sotto il mento. Se la situazione lo consente ci scatta pure la foto-ricordo, come testimonia questa micina coi suoi due pargoli: l’altro giorno ero nella zono del Molo, pregevole antico quartiere di Genova, e lei se ne stava fuori dalla bottega di un artigiano che sicuramente l’aveva adottata, piccola pelosa ragazza madre: una micia talmente giovane che quasi poteva sembrare sorella dei suoi cuccioli. Mentre noi umani tendiamo a riprodurci ormai in extremis, gli animali zac! Appena scatta l’ormone son giá fecondate, basta un miao e c’hai famiglia. Come se io avessi avuto un figlio a dodici anni: di certo la mia vita sarebbe stata completamente diversa, e la mia fantasia non osa immaginare nulla di una altrnativa cosí drasticamente lontana dalla strada che ho percorso. Forse oggi non sarei il tipo di persona che dedica del tempo a scrivere post e parlare coi gatti. I post, una sorta di fotografia dei pensieri. Clic! E ti trovi nero su bianco quelle lettere senza suono che fluttuano nella testa cercando un foro per sgusciare fuori e trovare una collocazione stabile nel mondo, solleticare gli occhi degli altri, e cosí entrare dentro di loro. Le parole entrano dentro, come un flusso elettromagnetico, e accendono connessioni, immagini, attivano pensieri, e sentimenti. Le parole volano, e atterrano dentro agli occhi, affondano magari solo per un secondo solo, a volte per sempre. Il bello delle parole é che ti si accendono dentro, talvolta come esplosioni. Sto leggendo un libro appassionante che mi proietta ad ogni pagina un film in testa, io vedo tutto, io sono con lui, Arturo Bandini, il protagonista di Chiedi alla polvere, di John Fante. Muoio dalla voglia di vedere il film per scoprire se quello che ho immaginato é stato trasposto in video. Che stile John Fante! Ti fa venire voglia di essere una scrittrice migliore, di far volare le parole a comporsi su una nuvola con mirabile sintesi e insieme in un disegno chiaro ed evocativo. Le emozioni, sono sempre loro, quelle che rendono la vita degna di essere vissuta: la letteratura, la musica, il cinema, vista, udito, immaginazione. Stavo guidando, qualche giorno fa, pensando ad una canzone che mi ronzava in testa, quando ho realizzato che gli artisti sviluppano le loro capacitá espressive con il fine ultimo di essere amati: sono persone che hanno bisogno di attenzioni affettive superiori alla media e cosí creano per gli altri, per dar loro il piacere della meraviglia, dell’emozione, perché di quel piacere non si puó che essere grati. Gli artisti sono affamati d’amore, di un amore vasto, ecumenico, tendente al cosmico, gli artisti con ogni loro opera gridano al mondo Amatemi! Forse dietro ognuno di loro c’é una carenza affettiva.

Mi sono seduta davanti al pc pensando che avrei scritto un post sulle stranezze del mondo, avrei commentato  sarcasticamente l’esistenza di uno strambo campionato mondiale di acchiappa-zanzare (vinto da un tunisino); un piccolo spazio sarebbe spettato di diritto anche all’ottantenne che la scorsa settimana ha ucciso il marito con una padellata in testa ma poi, si sa, le parole sono spesso indomite e prendono la strada che vogliono, lasciandoti lí a bocca aperta.