Tutto bagnato

     

gocce

foto di Betty Argento

         Tutto bagnato, poca luce che in confronto BladeRunner aveva un’ambientazione caraibica, il cielo sempre basso e col naso che cola. Mi sembra che piova da sempre, una sensazione di vivere in fondo al mare, e che l’aria sia cosi bagnata da richiedere branchie e squame. Il colore azzurro estinto da milioni di anni.
         Sono in giro e guardo la gente sotto la pioggia, un uomo é caduto dallo scooter, é sdraiato scomposto sull’asfalto, con la faccia in giú e il casco ancora infilato, come cazzo si deve star male quando piove e fa freddo? oltre ai traumi che ti sei procurato cadendo che renderanno le prossime feste indimenticabili. Un bambino attraversa la strada per mano alla nonna, indugia davanti ad una pozza d’acqua stagnante al bordo del marciapiede, Dio benedica gli stivali di gomma per il salto godurioso che ci si può fare coi piedi dentro senza prendere una sberla o lussandosi una spalla per lo strattonamento della nonna! Una signora coi capelli tinti di un biondo tipico della mezza età inoltrata, attraversa nell’altro senso, ha indosso quegli orrendi stivali tipo squaw, che usano ora le ragazzine, porta anche un giubbino corto e i pantaloni neri che le si infilano dentro al culo, penso che ha rubato tutto alla figlia approfittando che é a scuola, si muove con un malinconico residuo di femminilità, e penso che va bene così, dietro liceo e davanti museo, sempre meglio che cimitero. La gente é impazzita come al solito in questi giorni, in pescheria tutti bagnati col numero del turno stretto in pugno, pronti a tirarlo in faccia al primo che prova a passarti avanti, ghiaccio e animali lucidi con l’occhio spalancato sulla morte, una platea di cadaveri che ci guarda senza sgomento, e poi vedo un occhio che si apre e chiude, ci guarda con le chele legate in una stretta morsa di plastica, e penso a quanto dobbiamo sembrare spietati, ancora non sa che passerà gli ultimi istanti della sua vita a morire sul fuoco, mi sento una merda anche se non sarò io il suo carnefice, ho solo provato a guardare da quel piccolo occhietto corazzato verso i buongustai che poi dicono di voler bene agli animali. Quanto si sta più in pace col mondo ad essere vedetariani. E quanto sono buoni i crostacei.
        Sogno ad occhi aperti una giornata in Egitto di alcuni anni fa, quando tutto era così caldo e asciutto da sembrare impossibile che esistesse l’acqua. 

 

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Torino

    Torino una domenica invernale. Cielo bianco e gelato, strade umide e bagnate, corpo infagottato piumino guanti cappello naso gelato, forse un accenno di mal di gola. La cittá sembra sbiadita, anche gli odori e i suoni. Piazze smisurate, palazzi sontuosi e austeri, il fiume che scorre calmo, tutto avvolto nell’evanescenza della nebbia.
   Forse é colpa di Gennaio, ma mi é sembrata una cittá in letargo, anche i muri dormivano. Dove non c’é colore sembra non ci sia vita.
    Le cose piú belle, la Mole antonelliana e la scultura ECO di 
Didou Marc, all’incrocio tra via Verdi e via Sant`Ottavio.

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Un nuovo amico

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Il mio nuovo amico non è della stessa famiglia di Rupert. Questo ha tutte le carte in regola per chiamarsi uccello: becco, ali, piume, zampette, e una voce delicata e melodiosa. È un pettirosso, l’ho chiamato Ocra per il piumaggio del suo petto aranciato. Vive nel mio giardino, deve aver fatto il nido piuttosto vicino alla porta di casa perché appena esco si avvicina subito, con l’impudenza di un fagottino di 10 cm di piume vicino ad un gigante quale devo essere ai suoi occhi. La prima volta ci siamo incontrati vicino allo stendibiancheria, e sono rimasta colpita dal suo coraggio e dai suoi grandi occhi neri che mi scrutavano curiosi. Ocra apprezza molto il mio pandolce genovese, ma anche il pane semplice non gli dispiace affatto. Mi viene incontro quando esco di casa, oppure al davanzale appena apro la finestra, o ancora sembra che mi aspetti quando rientro a casa salendo le scale che portano al giardino: si avvicina, mi guarda, canta qualcosa e vola via. La cosa più strana è che mi scruta come mi conoscesse, e questo fin dal primo istante quando ancora non mi associava al cibo.

Vi sembrerò una mammoletta, ma quando lo vedo mi commuovo.

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