giugno

Giugno mi ha stordita con il profumo di gelsomino: la cittá sembra non avere altri odori, altri fiori chiamare gli insetti a gran voce. E il basilico, e la salvia sul davanzale a sud, basta sfiorarli e la voglia di tuffare il naso tra le loro foglie é irrefrenabile.

Giugno lento e odorso, nuvole, pioggia, intervalli di sole troppo brevi per svegliarmi: ho sonno e voglia di far nulla, leggo The Cry of the Sloth lento come deve essere un bradipo.

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Quant’è bella giovinezza che si fugge, tuttavia…

Una settimana fa i due stupefacenti fiori nati delle mie acuminate piante grasse sono sbocciati: wow, che meraviglia! Una delicatezza e una grazia inusitate per piante all’apparenza così poco amichevoli. Un po’ come a volte sono certe persone, sembrano inavvicinabili, persino respingenti, e poi un giorno svelano cuori grandi.

Vogliate godere in differita della bellezza di questi due fiori, sbocciati nella notte tra il 12 e il 13 giugno, sfavillanti per tutta la loro breve giornata di gloria, e poi tristemente afflosciati il giorno dopo. Oggi sono ridotti ad un minuscolo grumo di sostanza secca dentro il vaso, a ricordarmi la caducità delle cose.

Guardare la natura dovrebbe servire a utilizzare meglio il nostro tempo, memento audere semper, cogli l’attimo, si sta come d’autunno sugli alberi le foglie, tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino (che ovviamente ci sta come i cavoletti di Bruxelles sulla panna cotta).

foto by argento

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Come ti divento un fiore

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         Ogni anno sono pronta lì, con lo stupore appeso in una zona tra la gola e gli occhi. Quando compare sento il mio cuore sorridere di tenerezza per questa magia che si rinnova, sono come un bambino che chiede di ascoltare un milione di volte la stessa storia e tutte le volte si commuove, si spaventa, ride e piange negli stessi punti. Rincoglionita? Si, forse. Anzi, sicuramente. Se apro le cartelle di foto degli anni addietro in questo periodo, ci trovo immancabilmente le stesse foto, le scatto ogni volta come se fosse la prima volta, quasi fosse un evento unico e miracoloso. Lo stesso identico evento. Fiori, fiori di piante grasse, minuscoli e coloratissimi, enormi e delicati in mezzo a mostruosi aculei, si permettono petali sottilissimi, di panna quasi evanescenti. Non chiedetemi i nomi, non li so e non mi interessano, non sono il tipo di persona a cui piace riempirsi la bocca di nomi botanici, a me piace solo guardare il miracolo. Stasera tornando a casa ho scoperto che si sta preparando un magnifico fiore che da anni sboccia per incanto di notte. La magia dei fiori notturni, è speciale, è fatta solo per gli occhi perché le foto vengono mediocri, e non ha senso usare il flash, forse il cavalletto con un tempo lungo, ma niente è come incontrare questo fiore tornando a casa una notte, con l’aria tiepida dolce di gelsomini e le capriole delle foglie secche di magnolia che grattano il lastricato spinte dalle folate di vento.

          Lo stesso stupore con le albicocche, che ogni anno prendono vita sull’albero in giardino: pochi giorni per fare un lavoro enorme, a febbraio i rami sono ancora nudi, paiono più morti che vivi, e poi un giorno a marzo improvvisamente ecco le tenere foglioline di un verde chiaro da acquarello, e io sorrido ogni volta al mio albero come fosse un ben-tornato-in-vita, di lì a poco esplode di fiori ed è tutto un pulsare di espansione. Pochi giorni di fioritura, sorrisi e complimenti ogni volta che lo vedo, poi i petali cadono e comincia a formarsi l’albicocca. Come si fa a non stupirsi? Si, vabbè, son riconglionita, ho capito. Adesso i frutti sono ancora verdi e grossi poco meno della metà di un frutto maturo. Tre settimane e saranno arancioni, se tutto va bene con le lentiggini rossastre e dolci e profumate e senza vermi (Dio ti prego ti prego ti prego… senza vermi!!!). L’ultima mitica marmellata risale al 2006, venne superlativa e ce la sbaffammo in due in Costa Azzurra su indimenticabili baguette appena sfornate (trasportate senza il contributo dell’ascella, orgogliosamente all’italiana). L’anno dopo la scorpacciata fu un’esclusiva dei vermi, e l’anno scorso tornai a casa da Dublino che le albicocche erano tutte precipitate a terra, mature e suicide, senza di me.

          Se dovessi separarmi dal mio amato albicocco sarebbe dura, perché io e lui ci vogliamo bene, e forse anche la mia testa che legge e che studia sotto i rami gli mancherebbe un poco, a marzo quando aprisse un occhio assonnato stiracchiando i rami verso il cielo accorgendosi che non ci sono più.

grassa2grassa1foto di betty argento, as usual

Accenni di primavera

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                                                                                                        questo fiore diventerà un’albicocca!

   Ieri mattina apro le persiane e cosa ti vedo? Le piccole gemme dell’albiccco nudo stanno fiorendo! Wow, che spettacolo la visione di questi primi timidi accenni di primavera! Spero solo che però non sia troppo presto, e non succeda come l’anno scorso che le MIE albicocche se le sono pappate tutte i vermi, quei bastardi erano dappertutto e non ne hanno risparmiato neanche una, e addio marmellata, l’atteso unico raccolto dell’anno è marcito sotto i miei occhi sconsolati.

   Così poi ho fatto caso che il risveglio della natura si stava manifestando anche in altre piante: le violette e il nocciolo, sempre in giardino, e poi anche sulle colline della città, un albero completamente fiorito che strombazzava al cielo tutta la sua voglia di risvegliarsi, attorniato dai primi insetti affacendati tra i pollini. L’ho fotografato e ne ho fatto la nuova testata del blog, che sarà provvisoria fino all’arrivo ufficiale della primavera, tra meno di un mese.

  Qualche foto per portare sui vostri picì un po’ di primavera e ricordarvi/mi quanto è sorprendente la natura

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