Apocalypse soon

petrol over

Quando un barattolo di Nutella è pieno non penseresti mai che un giorno rimarrai irrimediabilmente senza. Magari quello enorme da 750gr. Goduria che sembra illimitata, ma non lo è. Tutto si esaurisce prima o poi: niente è infinito eccetto l’Universo e la stupidità del genere umano, come diceva quel gran saggio di Albert Einstein.

Il petrolio sta per finire, lo sappiamo tutti. Certo non succederà da un giorno all’altro, ma ci sono tutti i segnali della prossimità. Quel giorno sarà l’Apocalisse, se non ci saremo preparati prima. Il Pianeta ne avrà grande giovamento ma per noi, industrializzati e tossicodipendenti del benessere, sarà dura.

Quali saranno i primi effetti sulla nostra vita? Alcuni devastanti, come svegliarmi due ore prima per andare al lavoro. Ammesso che ce lo abbia ancora un lavoro. Le strade rimarranno bloccate da auto coi serbatoi asciutti e in men che non si dica ogni città diventerà un deposito di rottami arrugginiti: anche il tuo bel SUV lucido e nero ciuccia-benzina col quale ti senti un grand’uomo padrone del mondo, si anche lui diventerà uno squallido catorcio. I nostri frighi saranno vuoti perché i supermercati non saranno più approvvigionati, ma d’altra parte saranno anche spenti perché saremo senza energia elettrica; nelle strade ci sarà spazzatura dappertutto che in confronto la Napoli di oggi è graziosa come un giardino all’italiana, perché nessuno verrà più a ritirarla eccetto frotte di topi grossi come cavalli. A proposito: i fortunati possessori di cavalli e biciclette saranno gli unici a spostarsi, anche se rischieranno in continuazione la vita per i tentativi di furto. I cinesi metteranno rapidamente in piedi un servizio di risciò e diventeranno comunque i padroni del mondo, perché in Occidente nessuno sa sgobbare con la loro abnegazione. Altri si faranno trainare dal proprio cane, mangiandosi le mani per averlo fatto castrare che adesso una muta avrebbe pure fatto comodo; i più intraprendenti ci proveranno coi topi ma non godranno di elevata stima sociale: provate ad immaginare di arrivare ad un appuntamento con la vostra carretta trainata da pantegane gobbe, spelacchiate e con gli occhietti rossi, e chiunque abbia letto i Promessi Sposi sarà restio a stringervi la mano.

Dimenticatevi il PC, le e-mail, i blog, i cellulari e gli sms, in un botto saremmo catapultati duecento anni indietro e i piccioni torneranno in auge come mezzi di comunicazione all’avanguardia. Chi possiederà un pezzetto di terrà riuscirà a mangiar qualcosa, gli altri patiranno la fame. Per la prima volta dalla Rivoluzione Industriale ci sarà un percorso inverso: dalla città milioni di persone si sposteranno in campagna alla ricerca di cibo. Sparirà il problema del grasso addominale, della cellulite e della “prova costume” a giugno. Gli stilisti si estingueranno prima degli orsi polari, il che è piuttosto confortante.

Ma oggi cosa possiamo fare per emanciparci dal petrolio senza rinunciare alle nostre comodità? In attesa che chi ci governa decida il da farsi (cosa che di certo non concilia il sonno), potremmo cominciare ad essere più risparmiosi: usare più spesso le gambe per camminare piuttosto che per pigiare i pedali dell’auto ha il duplice vantaggio di risparmiare sui carburanti e sulla liposuzione; inoltre essere snelli riduce i consumi, idem se si procede a velocità ridotta e costante. Insomma, dopo lo slow-food propongo un “movimento slow-driving”: una guida rilassata, senza fretta, priva di insani moti di competizione e arroganza. Immagino siano comportamenti incompatibili col testosterone ma per una nobile causa si può conquistare qualunque obiettivo.

La cosa che mi mancherà più di tutto, quando finirà il petrolio, sarà volare e andare a visitare i posti più remoti. Magari il prossimo sarà l’ultimo viaggio in una terra lontana, e allora forse dovrei andare in Giappone o in Perù prima che diventino troppo distanti per essere raggiunti con il pedalò, giacché la mongolfiera equivarrà ad una forma stravagante di suicidio.

Ma ormai il dado è tratto e un nuovo emozionante viaggio sta per cominciare…

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Effetto Serra: tutta colpa di un Parassita

Il Pianeta non scoppia di salute, diciamocelo. Anzi sta proprio male. E’ iniziato tutto con una febbriciattola che l’intero mondo civilizzato ha sottovalutato come fosse un raffreddore, e adesso procede rapidamente verso il disastro, gettandoci tutti nel panico.

Come in qualunque situazione critica, il fattore più importante è sempre individuare la causa principale e finalmente è stata scoperta l’origine del progressivo degradare della salute della Terra: pare si tratti di un parassita, di quelli aggressivi e resistenti anche alle sostanze chimiche.

Ho cercato l’etimo della parola parassita (le lettere antiche vi faranno pensare che nella mia vita non ci sono solo piselloni di gomma), scoprendo che deriva dal greco παρασσυτισμός (parásitos ‘commensale’, sîtos ‘vivanda, cibo’). In pratica questo parassita “ce se magna tutto”, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Ricordo ancora quando a scuola mi parlarono per la prima volta dei parassiti: in biologia si dice di un organismo animale o vegetale che vive a spese di un altro (ospite), stabilendosi sulla superficie o all’interno del suo corpo. I più noti sono vermi e insetti, come tutti ben sanno. Nella mia ingenua testolina di giovinetta manichea rammento che feci un’automatica distinzione tra parassiti buoni e parassiti cattivi: avevo assolto da ogni colpa e giudicato accettabili quelli che con il proprio accogliente ospite vivevano una simbiosi mutualistica, cioè non gli arrecavano danno e magari lo aiutavano pure nella toeletta liberandolo dai parassiti cattivi.

Beh, la cattiva notizia è che il parassita che sta uccidendo la Terra è il più bastardo di tutti. Saccheggiando Wikipedia andrò brevemente ad illustrarvi l’identikit di questa pestilenza della natura, perché solo così si può capire come porre rimedio:

 

·          il Parassita trae un vantaggio (nutrimento, protezione) a spese dell’ospite creandogli un danno biologico.

 

·          Il Parassita è privo di vita autonoma e dipende dall’ospite a cui è più o meno intimamente legato da una relazione anatomica e fisiologica.

 

·          Il Parassita ha una struttura anatomica e morfologica semplificata rispetto all’ospite, ma nel nostro disgraziato caso ha una struttura morfoanatomica complessa.

 

·          Normalmente il ciclo vitale del parassita è più breve di quello dell’ospite e si conclude prima della morte dell’ospite. Nel nostro sfortunato caso, siamo purtroppo in presenza di quello che si definisce Parassitoide che ha cioè la vocazione a terminare il suo ciclo vitale causando la morte dell’ospite, il Pianeta Terra.

 

·          Il parassita ha rapporti con un solo ospite, ma tende a cercarne uno o più nuovi quando si accorge che il poveretto sta tirando le cuoia e non ha più molto da offrirgli. Nel nostro sciagurato caso, il Parassita Parassitoide è anche Predatore, cioè è dotato di vita autonoma, ha rapporti con più vittime e ne causa in genere la morte.

 

·           Nella grande maggioranza dei casi il parassita appartiene ai gruppi sistematici inferiori  come Batteri, Protozoi, Funghi, ma al Pianeta è andata proprio di sfiga perché il Parassita Parassitoide Predatore in questione è bello grosso, come mai se ne è visto uno in milioni di anni di vita della Terra.

 

Il famigerato Parassita Parassitoide Predatore, che per brevità chiameremo PPP, si presenta nella versione più dannosa solo in alcune zone del Pianeta, e più precisamente in quelle industrializzate. In tutto il resto del Mondo vive come semplice parassita, in grado di campare anche in simbiosi mutualistica senza dover per forza ricorrere al parassitismo più estremo del PPP.

Nelle aree industrializzate del Pianete invece il PPP si comporta come se fosse obbligato ad essere anche Parassitoide Predatore. E’ capace di arrecare danni di vario tipo, dall’estinzione completa di molte specie animali e vegetali, all’inquinamento dei terreni, dei mari, dei laghi e dei corsi d’acqua. In questo momento ciò che preoccupa più di ogni altra cosa sono le sue ammorbanti flatulenze: non si tratta di semplici puzzette, ma di otto miliardi di tonnellate di carbonio che ogni anno i PPP sganciano nell’aria e che hanno creato il famoso “effetto serra”.

L’unica speranza di sopravvivenza del Pianeta e di tutte le specie viventi che lo abitano è ricondurre il PPP a semplice Parassita in simbiosi mutualistica con il suo ospite. Altrimenti morirà con esso.

 

 

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Nella foto scattata mediante un sofisticato microscopio a scansione elettronica potete vedere un gruppo di dieci esemplari di PPP, che possono considerarsi rappresentativi di centinaia di milioni di altri individui di Parassita Parassitoide Predatore. (foto recuperata sulla Rete)

 

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In quest’altra foto invece vediamo alcuni esemplari della stessa specie ma che, in tutta sincerità, riesce proprio difficile definire parassiti del Pianeta. (foto recuperata sulla Rete)