Antonietta, furba o cogliona?

Spesso ho pensato negli ultimi mesi di riprendere a scrivere, ma doveva arrivarmi questa mail per decidermi a farlo:

 Finanziamenti su internet sono poco più in particolare in una fase di recessione. Se si visualizza un piccolo siti di annunci previsti a tale scopo, si riceverà molti proposte. Tuttavia, la maggior parte di loro, non se la tutti sono solo truffe per rubare i vostri soldi senza ricevere questo credito, nonostante la vostra situazione finanziaria difficile. Per questo, se avete bisogno di aiuto contattatemi al più presto. grazie Mail : tomassoni06@gmail.com

Il mittente è una fantomatica Antonietta Tomassoni. Questi “astuti” truffatori devono aver fatto un’indagine per scegliere un nome così: Antonietta io lo collego subito ad una donna pia, un po’ beghina, piccolina, innocua, e con un velo di baffi sul labbro superiore. Tomassoni poi fa simpatia no? L’unica cosa che proprio non gli riesce a questi stronzi è scrivere in un italiano decente, e usare argomenti migliori perché dire che gli altri sono tutti truffatori insospettisce un poco. Ricevo tonnellate di spam nelle quali mi viene comunicato di aver vinto alla lotteria (che fortuna incredibile visto che non ho neanche giocato), sto per ereditare da qualche miliardario africano, oppure devo fornire i miei codici a Banche presso le quali non ho conti correnti.

Ma i peggiori non sono in rete, sono nell’Amministrazione di questo disgraziato Paese, dove la classe dirigente politica è selezionata secondo il Peggio del Peggio della società italiana.

Gli italiani si dividono in due: i furbi e i coglioni. Ognuno di noi in cuor suo sa da che parte sta. Antonietta è un caso a parte perchè mi pare sia a buon diritto entrambe le cose.

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Rincoglioniti

Se marzo é pazzerello aprile non é da meno come instabilitá meteorologica, e quel che é peggio é che ci mette addosso la ben nota sonnolenza primaverile, qualcuno risulta piú che narcolettico: lobotomizzato. Ieri mattina verso le 8:15 stavo andando al lavoro e ho visto due rincoglioniti di quelli che siccome una settimana fa in tv dicevano che era arrivata l'estate hanno giá messo la lana nell'armadio e sicuramente anche il cervello in naftalina: il primo era un ragazzotto in bermuda che scendeva una scalinata coi polpacci di legno, tanto doveva essere a suo agio con i 12 gradi della frizzante mattinata. Dopo circa 10 minuti ero ferma al semaforo e una signora in short di tipo sportivo, con coscia e gamba completamente nude, attraversava la strada chiedendosi se magari piú tardi le sarebbe venuta una polmonite.
Ve lo giuro, fa caldo quando si alzano le temperature, non quando lo dicono in tv.

Il tempo non esiste

Ogni tanto si potrebbe pensare che faccia uso di sostanze psicotrope, ma non é cosí, é tutta autentica demenza bio: stamattina mi sono accorta che gli orologi giravano piú lenti del solito, ovvero é piú probabile che fossi io a girare piú veloce, ma tant'è il risultato é stato che – appena alzata – io mi sentivo il solito pigiama lento e sgualcito che striscia per la casa sbattendo contro gli stipiti delle porte, e invece il "mio tempo" stava girando piú veloce in strabiliante disaccordo con l'orologio. E infatti la domenica é durata tantissimo, soprattutto la mattina sembrava eterna.
Lo sapete com'é, il tempo scorre veloce quando ci si diverte, e lentissimo quando ci si annoia o si soffre. Ma oggi il tempo non era il solito, era lui ad essere pigro, autunnale e un po' rincoglionito, certo poi le sue ore se le é dovuto battere tutte prima o poi, ma alla fine il bello é il risultato: una giornata con un bonus tempo di +50%. E non é male questa cosa, soprattutto se ricapitasse quando ho un mucchio di cose da fare, ma sarebbe troppa grazia, questi miracoli spazio temporali accadono random in modo del tutto inutile, in perfetto accordo con il caos dell'Universo.

Ma poi in fondo il tempo non esiste, é tutto un attimo infinito.

Caccole


Caccole

cáccola: (pl.-le), sf. 1. Traccia di sterco che resta attaccata al vello delle capre e delle pecore. 2. estens. Sudiciume che s’aggruma entro le narici, agli angoli degli occhi, o sulle ciglia; cispa. 3. Ciarlare di donnicciola, pettegolezzi. 4. Dimin. Caccolína; accr. Caccolóna. || deriv, di cácca • cac-co-la.

 

Dopo mesi  di assenza da queste pagine, ecco tornarmi la voglia di scrivere con un tema che definirei di ispirazione luttazziana, o welshiana: due autori che potrebbero meglio di chiunque altro parlare con autorevolezza dei secreti umani di basso profilo. Tutti ne produciamo in abbondanza da ogni pertugio, salvo poi disfarcene rapidamente e negare l’evento come se ci macchiasse l’anima. Cacca, sesso e morte, come dice il buon Daniele.

 

 

Ma veniamo alle caccole: avrete notato che l’estratto dal Gabrielli – Grande Dizionario Illustrato della Lingua Italiana, riporta tre accezioni del lemma, quello che interessa qui a noi é il numero 2. Sudiciume che c’aggruma entro le narici. Derivando dalla parola cacca, si capisce perché viene definito sudiciume, ma la spiegazione difetta totalmente di scientificitá, perché in realtá i fluidi prodotti dalle mucose di naso e gola non hanno per fortuna proprio nulla a che vedere con la cacca, altrimenti hai voglia a masticar chewing gum, l’alito di merda non te lo toglierebbe neanche fare i gargarismi col WC-Net.

Da notare poi la voce successiva:

 

Caccolóne: (pl.-ni), sf. 1. Chi ha sempre le caccole al naso o agli occhi; oppure chi ha il cattivo vezzo di togliersele a ogni momento; anche come agg. Questo bimbo caccolone! 2. fig. Ciarlone, pettegolo • cac-co-lo-ne.

 

 

 

Caccolone. Se hai un naso e le dita delle mani, se hai l’opponibilitá del pollice, allora sei un caccolone pure tu. Siamo tutti caccoloni. I “lavori di sgombro” sono periodicamente necessari, ma proprio perché quel muco piú o meno secco é associato alle feci, il galateo vuole che l’operazione sia fatta strettamente in solitaria, e che il corpo del reato venga occultato per non offendere la vista degli altri: meglio se in un fazzoletto, ma come tutti ben sanno qualunque posto é buono, tanto la materia é biodegradabile.

 

 

Senza citare la fonte, che scoppierebbe un pandemonio, una bimba in vena di dispetti o esperimenti nutrizionali, pare avesse disposto alcune caccole sul ciucciotto dell’ignaro e fiducioso fratellino minore, il quale le inghiottí inconsapevolmente, e forse persino pieno di gratitudine.

Avrete fatto caso che ci sono molti caccoloni che non hanno alcun freno inibitorio a praticare in pubblico questi scavi speleologici, soprattutto pare che l’abitacolo dell’automobile e la noia del semaforo rosso incentivino il rovistare sotto gli occhi degli altri (da oggi avete un motivo in piú per non prendere le noccioline al bar).

Quando ero bambina ricordo che mia madre era disperata: tre figli piccoli contemporaneamente, tutti “con il cattivo vezzo di togliersele a ogni momento”: spiaccicavamo caccole dappertutto, anche sui muri, che ne sa un bimbo che non é un’espressione di Pop-Art? Cosí mamma mi disse che se mi mettevo le dita nel naso mi si sarebbero sfondate le narici, e mi sarebbe venuto un nasone a patata come quello di mia cugina. Le mie attivitá di scavo si ridussero drasticamente.

E per finire, l’aneddoto che vi fará chiedere perché mai ho deciso di ricominciare a scrivere, che magari il mondo non sentiva il bisogno di un trattatello sulle caccole. Ero a catechismo per prepararmi alla Prima Comunione, avró avuto 7 anni, e tra i miei compagni ne ricordo solo due: uno era un ragazzino indemoniato che faceva ammattire la suora e don Angelo, l’altra era una ragazzina che sicuramente non faceva i capricci a tavola. Aveva i capelli biondi lunghi e gli occhi azzurri, enormi: un giorno la vidi ravanare nella narice destra e ne tiró fuori un caccolone di dimensioni oceaniche, lo teneva solidamente per la parte secca, mentre per aria mostrava a tutti questo enorme lungo filamento di muco trasparente, un lumacone. Lo mise in alto sopra la sua testa, aprí la bocca, e come fosse una squisita fetta di prosciutto crudo lo acchiappó con la lingua e lo inghiottí.

Non potró mai dimenticare quella scena, indelebile nella mia memoria.

 

 

 

 

 

 

Dolore gratuito

Stasera mentre mi introducevo dentro la Coop della Lanterna col mio carrello bello pimpante, una cogliona che poi si é pure svelata stronza, maleducata e indisponente, usciva dal centro commerciale con il cervello sconnesso: portava con imperizia un carrello stracolmo di sedie impilabili, quelle bianche che son belle per un paio di giorni al massimo e poi diventano pezzi di plastica orrendi che fanno tanto tristezza. Io spingevo con entrambe le mani il carrello e la destra era fatalmente nella traiettoria del carico sporgente della sciagurata cogliona: il dolore é stato lancinante, mi ha preso in pieno la falangina dell'anulare e l'unica cosa che sono riuscita a dire é stato MERDAAAA! mentre la stronza se ne andava dicendo mi scusi.
– ma dove va? mi ha fatto male, se ne rende conto?! sto sanguinando e lei se ne va cosí?!
La cogliona torna indietro, mi chiede se lo muovo, si ma ancora per poco visto che diventerá un salsicciotto entro stasera.
Be' insomma, arrivederci e tante grazie. Ora mi chiedo, ma si puó far male a qualcuno, tra l'altro proprio di venerdí sera in modo da regalargli un fine settimana da invalidi, senza farsi carico di alcuna responsabilitá?
E non é neanche la prima volta:
– maggio 1997, passeggio per la Medina di Casablanca, un tizio mi urta pesantemente una mano camminando, mi spella pure il dorso, non dice nulla (che tanto parla arabo e chi lo capisce?) e svanisce nella calca; 
– luglio 2006, Costa Azzurra, in spiaggia me ne sto beatamente sul bagnasciuga quando un signore francese in vena di amenitá vacanziere lancia un frisbee e invece di raggiungere il figlio prende me su un polso: dolore, gonfiore, rabbia, scusemuá, ma vaffanculo;
– giugno 2008, Dublino, mi sto allontanando dal St. Stephen's Green in direzione di Grafton Street, quando un tizio camminando mi da un colpo fortissimo sulla mano sinistra': molto piú che dolore, diventa blu con contorno di escoriazioni, il tizio se ne va dileguandosi tra la folla senza neanche girarsi, mentre a me vengono su due litri di lacrime e una tonnellata di rabbia perché non mi viene in mente neanche una parolaccia in inglese. Provvederó immediatamente il giorno dopo a chiedere al mio insegnante di indicarmene qualcuna: what the fuck? fucking bastard! gobshite! fuck it!, arrivano tutte troppo tardi comunque perché io mi tengo la mano pesta e lo stronzo ormai é lontano.
– innumerevoli pestate di piedi sparse durante tutto il corso della mia vita, in particolare ad un concerto di Manu Chao, che chi me l'ha fatto fare ad andarci in mezzo a tutti quei punkabbestia e sconvolti dell'ultima ora.
Fanculo, fanculo a tutti gli stronzi che ti fanno male e se ne vanno dicendo solo scusa, quando va bene. Cosa vorrei di piú?!? Cazzo non lo so. Ci sará qualche diritto del passante infortunato?
Cazzo cazzo cazzo.

Antirughe miracolosi

Da qualche tempo sto pensando di programmare un interventino di chirurgia plastica nel mio prossimo futuro. Niente di che, solo un lavoretto sulle borse sotto gli occhi, già che devo togliere una vena magari dico al medico di farmi un paio di piccole pence. Appena appena, non voglio ritrovarmi con la faccia da pesce che hanno tutte le donne rifatte. L’ho detto all’amica Luana, che lavora nel settore, e mi ha risposto: fatti togliere la vena e lascia il resto così. Se lo dice un’esperta forse è il caso di lasciar perdere?

Mi sono del tutto convinta ad evitare la chirurgia dopo aver appreso che ci sono altre strade “naturali” da percorrere, prima di ricorrere al bisturi, e hanno entrambe a che fare con l’ano. Si avete letto bene, l’ano: quel posto del corpo che abbiamo tutti dietro, in fondo alla schiena, e dal quale esce roba della quale normalmente non si parla volentieri. Eppure pensate che la tanto bistrattata cacca pare sia eccezionale come antirughe, ma non una cacca qualsiasi (non pensiate di adoperar la vostra), va bene solo quella di usignolo. Dipenderà sicuramente da quel che mangiano questi uccelli, quindi immagino che sia il caso di approfondire gli studi etologici sul pennuto: se per esempio mangia bacche di ginepro, sinceramente preferirei spalmarmi quelle in faccia, no? E’ una tecnica giapponese, chiederò lumi alle amiche di Dublino Kyoko e Naomi. Comunque questa schifezza pare sia il segreto, che ormai conosce tutto il mondo, della Spice Girl con la faccia da culo (ma tu guarda le coincidenze), la Posh Spice.

Altro rimedio che proviene più o meno sempre dall’area che sta in fondo alla schiena, è la pomata per le emorroidi: Sandra Bullock pare l’abbia testata come efficace antirughe. Questa soluzione già mi convince di più, perchè mi pare che dentro ci siano sostanze che favoriscono il ricambio cellulare. Anche qui forse è meglio vedere se lo stesso principio attivo lo si può trovare in un preparato adatto alla zona perioculare. Leggendo la parola perio-culare la sostanza non cambia, credetemi.

La notizia è rimbalzata nei forum femminili e le donne si scambiano opinioni in merito, c’è chi dice che la ruberà al padre per provare, chi asserisce che brucia un po’ (magari c’è del rinfrescante eucalipto che giova alle emorroidi ma che intorno agli occhi può irritare).

Non vorrei che fossero tutti crudeli scherzi da pop star che, conoscendo l’ascendente che hanno sulle persone, si divertono alle nostre spalle a vederci raccogliere cacchette nei boschi e rubare le cremine della nonna.

Noterete che non ho messo alcuna foto a questo post… non avrei saputo quale.

😉

Rupert ha bevuto troppo champagne…

 

Sono mesi che mi chiedete "dov’è finito Rupert?" e io evasiva.. "mah, non so… s’è ritirato in clausura.. è in giro a promuovere il suo ultimo libro… tiene corsi per parrucchiere…", insomma non sapevo più cosa inventare…

Rupert era semplicemente chiuso dentro un cassetto, avevo nascosto la chiave perchè c’era in casa mia nipote, capite bene no? E poi "dov’è la chiave?". Persa. Mesi di astinenza forzata. Rupert, che è di buon carattere e non soffre di claustrofobia, ne ha approfittato per fare un po’ di meditazione trascendentale. Ieri sera cercavo un libro et voilà spunta la chiave del comodino. Rupert sei libero, vieni qui tesoroooo!!! E lui salta fuori con la sorpresa più temuta: un vibratore in tenuta natalizia!!! AaaRGH!!!

Rupert, ti odio e non ti parlerò più fino al 7 di gennaio.

Diavolo, eppure lo sa che detesto il Natale… Ma lo sapete che quest’anno le vendite dei Babbi Natale da appendere fuori delle finestre hanno avuto un incremento del 150%? Sono dappertutto questi mostri!!! Un’epidemia, altro che influenza… E sono orrendi questi fantocci, hanno vestiti di pessima fattura, teste mosce senza la dignità di un collo a sostenerle, gambe piegate in tutte le direzioni più anatomicamente impossibili, e sono arrampicate su muri, grondaie, balconi, altalene… Avevano più gustoi Nanetti di Biancaneve nei giardini, il che dice tutto.

E’ ufficiale, siamo alla demenza collettiva. Rupert compreso…

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