U2, 23 settembre 2009, Giants Stadium, New Jersey (posso dire “io c’ero!”)

27U2LE FOTO DEL POST SONO TUTTE DI BETTY ARGENTO!

Quello stesso sabato penso che sono giá quattro giorni che vivo nella stessa cittá in cui si trovano gli U2. Cavoli, non mi era mai successo, anche quando sono stata un mese a Dublino, loro erano a Eze…. Peró NY non é un piccolo borgo in Costa Azzurra, ahimé, e ho piú probabilitá di fare 6 al Superenalotto trovando la schedina vincente per strada, che incontrare anche solo un membro della band, per esempio a Central Park o a bere stout da Mc Sorely.

Quel sabato sera loro sono ospiti di un programma tv, il Saturday Night Live, NBC Studios, Rockefeller Centre. So dove sono gli studios, ci sono giá stata qualche giorno fa. Idea: vado a fare la “grouppy d’annata”, a urlare, a strapparmi i capelli e gridare I love you. Idea peregrina prontamente accantonata, mica per altro, ma non vorrei perdere del tempo ad aspettare all’ingresso sbagliato. E cosí vado da Mc Sorely, e la storia la conoscete giá (post precedente).

Peró la mattina dopo su YouTube cerco la performance televisiva della sera prima e li trovo subito i miei adorati irlandesi: ci sono Moment of Surrender e Breathe. Vedo il primo, e lo trovo non all’altezza della piú grande band del mondo: Bono appare teso, anche gli altri lo sembrano, soprattutto dopo che Bono sbaglia il primo ritornello, e canta I WAS SPEEDING IN THE NUMEBER anziché I WAS PUNCHING IN THE NUMBER. Sono in diretta, la regia inquadra lo sconcerto degli altri tre (“Bono, che cazzo dici?” dipinto sui loro volti, in sequenza quasi beffarda) prontamente mascherato dalle espressioni che si fanno super-serie, impegnate, tese. Dopo questo errore mi pare la canzone vada completamente a schifio. I miei beniamini si mostrano per la prima volta ai miei occhi come esseri umani, che sottoposti a stress possono sbagliare. La cosa curiosa é che quei filmati spariscono velocemente da YouTube, la NBC li fa togliere dalla Rete dichiarando che violano i loro diritti, e al loro posto dopo qualche giorno compare altro. In particolare il filmato di Moment of Surrender che potrei definire “marmellato”: Bono sbaglia sempre la strofa, ma nell’insieme la performance é di tutto rispetto. La definizione del video é passata da ottima a inguardabile, pochi pixel che li mostrano tutti a quadretti come un mosaico bizzantino. Bono, Bono, Bono… dovresti prenderti una pausa invece di fissare le date per il tour del 2010: ti voglio bene ancora di piú, ora che so che puoi stonare quasi come me J

Peró il concerto di mercoledí 23 settembre al Giants Stadium nel New Jersey, dall’altra parte dell’Hudson, é stato un gran bello spettacolo. Sono partita sperando che la vacanza mi regalasse quest’esperienza, e mi ero anche poi facilmente rassegnata a perderlo perché era sold out da mesi; poi Andrea mi ha fatto questa meravigliosa sorpresa, trovando i posti prato che avevo giá sognato invano per la data di Milano. Quella sera erano con noi anche alcuni amici di Andrea, tra i quali Tom, che di questo 360˚ Tour 2009 si era giá visto due serate… e il giorno dopo avrebbe visto anche la quarta… e in ottobre la quinta e la sesta! Un estimatore incredibile, direi anche un fedele azionista degli U2!

 

Speravo che ci potessimo recare allo stadio giá nel primo pomeriggio, per conquistare un ambito posto sotto il palco, dal quale all’occorrenza mi sarei potuta catapultare sopra per balbettare a Bono qualcosa priva di senso, ma soprattutto vederli da vicino e scattare ottime foto. Ma…

…Sono stata accusata di non pensare positivo per aver osservato che partendo da Manhattan alle 18.30 con un gigantesco van per 8 persone avremmo rischiato di rimanere imbottigliati nel traffico, e arrivare a concerto cominciato, perdendo quasi sicuramente i Muse che aprivano la serata, e adattandoci a posti distanti dal palco (inficiando il culo di avere posti prato). L’ottimismo di chi pensa che tutto fili liscio partendo cosí tardi lo trovo di una ingenuitá sconcertante, e mal riposto al 99%. Giunti allo stadio piuttosto tardi (due ore di viaggio quasi a passo d’uomo) ero emozionatissima, sembrava come San Siro, anche lí circa 80.000 persone. I Muse ovviamente avevano finito (cazzo, cazzo, cazzo), ma gli U2 dovevano ancora cominciare, e si sono fatti pure attendere. Lo spettacolo era praticamente uguale a San Siro, giusto qualche piccola variazione sulla scaletta. Ma c’erano altre grosse differenze:

 

  1. il pubblico italiano é piú scatenato, anche fisicamente
  2. in New Jersey ci dan dentro con la birra, prima e durante il concerto
  3. io non ero lontana anni luce dal palco, ma assai vicina
  4. se provi a conquistarti una posizione piú avanzata ti guardano malissimo
  5. in US ci sono meno uomini pelati che in Italia, perché?

 

In conclusione ero molto prossima al palco ma non abbastanza da farmi battere forte il cuore, troppa gente davanti a me oscurava spesso la scena; credo mi si sia allungato il collo di dieci centimetri per cercare di veder qualcosa, e ho odiato profondamente tutta la sera un tizio davanti a me con una gigantesca fotocamera che tutte le volte che provavo a scattare una foto provocava un’eclissi totale col suo mastodontico apparecchio.

Ho cantato a squarciagola tutte le canzoni e mi sono sentita veramente felice: a qualcuno sembrerá una cosa stupida, ma ascoltare la loro musica, cantare quelle canzoni, farlo insieme a migliaia di persone, e soprattutto farlo CON gli U2, produce in me un tipo di felicitá ben preciso, quella dei giochi appassionanti dell’infanzia: quando sei dentro, completamente dentro:

…let me in the sound,

let me in the sound sound,

let me in the sound sound,

let me in the sound…

 

Ecco qui di seguito una valanga di foto selezionate tra le migliori che ho scattato quella sera: da notare che non ce n’é neanche una decente di Edge, ahimé. Quelle scattate ad Adam e Larry sono le migliori, perché i soggetti sono piú statici, almeno la testa la tengono ferma. Bono e Edge non stanno fermi un secondo, e poi l’illuminazione bastarda, gli spintoni dei vicini proprio mentre facevo clic, e forse non essere abbastanza vicina al palco.
Enjoy!!!

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UNFORGETTABLE U2 360° TOUR

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 8 Luglio 2009, la sera tanto attesa arriva lentamente, like a nose-bleed per parafrasare una canzone, un fiotto caldo e lento di ansia e eccitazione: la giornata inizia pigramente, e vorrei vedere che non fosse cosí, sono mesi che mi spacco in quattro senza staccare mai, e questo é un meritato giorno di ferie.

I biglietti per il concerto sono gelosamente custoditi in una busta dentro una bella scatola di cartone che, se fossi l’ordinata donna che non sono, potrebbe essere etichettata con un “miscellanea di cose veramente importanti e altre perfettamente inutili”: giudicate voi come classificare il passaporto, la tessera elettorare, lettere d’amore di uomini che non amo piú o che non ho mai amato.

Non fu facile acquistare i biglietti per il concerto: era marzo, e la vendita avvenne sul sito Internet di TicketOne: un sistema assurdamente complicato e costoso. Nonostante la buona volontá dei miei compagni d’avventura, fallimmo nel tentativo di raggiungere quattro agognati biglietti per la prima data, il 7 luglio: sold out nel giro di pochi minuti. Poco ci mancó che mi lasciassi scappare una lacrimuccia. Stavo giá pensando di ripiegare sulle tappe di Nizza o di Dublino, quando fu annunciata la seconda data di Milano: l’ultima volta in Italia per il tour Vertigo, la seconda serata Bono disse in un buffo italiano stentato che poco aveva della sua calda voce sexy “ieri sera il primo appuntamento… last night the first date; staaaasera facciamo l’amore! Tonight we make love”, con Edge che iniziava i primi accordi di Elevation, canzone dalla grande carica sessuale. Date le premesse, diciamo che ottenere un biglietto per l’8 luglio 2009 sembrava molto piú promettente che averlo per la sera del 7. Sfiga volle che peró i tanto desiderati “posti prato” – quelli che ti permettono di vedere le goccioline di sudore sulla fronte di Bono&friends – andassero esauriti nei primi venti minuti del diabolico sistema TicketOne. E noi non eravamo tra i prescelti. Pazienza, meglio che niente un secondo anello blu non me lo avrebbe tolto nessuno.

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A marzo prenotai subito tre giorni di ferie intorno alla data dell’8 luglio, il capo le firmó stupito perché in quasi sei anni non avevo mai stabilito niente con tanto anticipo. Volevo che nessun impegno di lavoro potesse interferire con quella data, non avrei dedicato tanta attenzione neanche al giorno del mio matrimonio.

La previdenza ha dimostrato d’essere indispensabile sulla pelle di uno degli amici che ha tristemente visto bruciare il suo biglietto e la sua notte indimenticabile “in the sound” proprio a causa di un suo inderogabile impegno di lavoro.

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Sono partita nel primo pomeriggio da Genova con un collega e i suoi amici alla volta di Milano, e giá il viaggio é stato una piacevolissima immersione in un’atmosfera U2: i quattro di Dublino ci accompagnavano chilometro dopo chilometro, colonna sonora di conversazioni a tema variabile, dove gli U2 entravano ed uscivano come i membri di una famiglia, perché conosciamo tutta la loro vita.

Purtroppo arrivati al Meazza ci siamo dovuti separare, e mi é dispiaciuto infinitamente non avere anch’io un posto prato per condividere le emozioni con loro, veterani dei concerti degli U2. Di lí a poco ho raggiunto l’amico col quale avrei visto lo show dal secondo anello: quest’ultimo deve avere avuto doppia razione di fortuna, forse sottraendola all’altro che non era potuto venire, perché stava per assistere per la seconda volta allo spettacolo nel giro di 24 ore. Un bilancio cosmico da accettare con la rassegnazione dello stoico: il fortunello si é goduto la prima del 7 luglio da un “posto prato” che nel corso della serata si é tramutato in un irragiungibile “prato interno”, praticamente come stare in braccio a Bono. L’invidia non puó essere considerata un peccato.

Grazie all’intraprendenza del mio fortunato amico, sleight of hand and twist of fate, siamo riusciti comunque a tramutare i nostri posti numerati al secondo anello, in posti spera-in-Dio al primo anello. La sua parte l’ha egregiamente fatta anche il megaschermo del palco, un tronco cono rovescio che ha consentito di vedere ció che occhio umano mai avrebbe potuto cogliere da quella postazione, neanche con l’ausilio del mio tele 18X ottico.

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Appena entriamo nello stadio rimango senza fiato: tutto é gigantesco, la struttura “The Craw” é un mostro verde atterrato da un altro pianeta e promette di regalare grandi emozioni.

É ancora presto, c’é ancora molta luce, ne approfitto per guardarmi in giro, e fotografare il folclore che accompagna i fans. Penso “che bello, qui dentro c’é un mucchio di gente che li ama come me” e mi sembra che l’evento assuma un colore di fraternitá e condivisione ecumenica. Di lí a poco saremo una voce sola che canta, un coro di 75.000 persone unite dalla stessa passione e animati da emozioni comuni.

Scatto qualche foto agli striscioni e al cranio rasato di un ragazzo: tutta gente “normale” con un cuore che batte al ritmo della batterie di Larry Mullen Jr., e che ha dentro di se una piccola bandiera irlandese.

Gli striscioni piú divertenti sono quello che auspica per Bono una carica nella pubblica amministrazione, e quello di Hellen: “Edge call me I love you Hellen”. Tenerissima nella sua sfrontatezza e ingenuitá. Cazzo Hellen, sei al secondo anello blu, come pensi che Edge possa leggere il tuo striscione? Ha quasi 50 anni non é al top del visus, sta lavorando, tra poco sará buio… Avessi almeno utilizzato un carattere bold! Comunque lo striscione era cosí carino che se fossi stata in lui ti avrei chiamata anche solo per dirti grazie.

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Il concerto viene aperto dagli Snow Patrol: non li conosco, lí per lí non mi coinvolgono granché, c’é ancora forse troppa luce nel cielo, ma si puó giá apprezzare la meraviglia delle immagini che ruotano sul cono. Il cantante ha una faccia cosí anglosassone che non so perché non mi fa simpatia (non ho nulla contro gli inglesi, se non penso al colonialismo, alla schiavitú e alla crudele dominazione in Irlanda), salvo scoprire a distanza di giorni che questi ragazzi sono dell’Irlanda del Nord. Comunque dopo un paio di canzoni il ritmo degli Snow Patrol si impossessa della mia gamba destra, che tiene entusiasta il tempo.

 

Poco dopo le 21 eccoli arrivare, sono i miei adorati U2, YouToo, YouTwo, U Due. Era qualche giorno che mi chiedevo se sarei sopravissuta all’emozione, cosa avrei provato a vederli in carne ed ossa, e ora sto vivendo questo atteso momento: per una frazione di tempo indefinibile mi sono commossa, avrei potuto anche piangere di gioia se non fossero stati cosí piccoli e lontani. La mia commozione é salita in alto con le note di Breathe e si é disciolta nelle luci di uno straordinario allestimento scenico. Se fossi stata piú vicina, sotto il palco per esempio, un bel groppo in gola non me lo toglieva nessuno, forse anche un paio di discrete piccole lacrime.

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Le due ore successive sono state travolgenti, le canzoni cantate con voce potente e sempre all’altezza di se stessa, le note suonate con passione ed energia: quei quattro hanno un’alchimia perfetta, sono veramente come dicono One but not the same, il cibo musicale piú buono di cui mi sia mai nutrita e che non mi stanco mai di mangiare avidamente.

Una volta ho letto su Rolling Stone una recensione di uno show degli U2, il giornalista li definiva grandi creatori di emozioni. Non si potrebbe dire meglio e di piú di come ho trascorso la sera dell’8 luglio. L’unica cosa di cui mi rammarico é di essere stata cosí distante dalle loro emozioni, mi é mancato competamente il lato umano di quello che stavano vivendo loro quattro sul palco. Non mi interessa solo la musica, solo quello che possono darmi, voglio vedere anche come quattro uomini reagiscono all’amore e al calore di migliaia di persone, perché questo per me é la condivisione della passione per la loro musica. Lo schermo a 360° riportava solo una grande immagine lontana dal calore del sangue e del sudore. Vedere Bono inebriato nell’acclamazione, con quelle belle giacche che gli danno un tono ma lo fan crepar dal caldo nell’estate italiana. Diversamente dal 2005, non ha detto quasi niente in italiano, e un po’ mi é mancato quel parlare stentato ma volenteroso.

 

Non voglio entrare nel dettaglio della scaletta delle splendide canzoni, questo é il mio diario non una recensione. Posso solo dire che ogni pezzo, tranne Desire sul quale non ero molto preparata, mi ha tenuta con le tonsille al vento tutta la sera, mi sono spellata le mani e catturato 1Gb di immagini e video. Ovviamente quasi tutte mosse, come potevo stare ferma?

Un pezzo mi é piaciuto particolarmente, la versione remix di I’ll go crazy, sbalorditivo. Non é tra le mie canzoni preferite dell’ultimo disco, anche il testo non é tra quelli che lasciano un segno, é tutto sommato un pezzo just for fun, eppure l’arrangiamento disco e il video che lo accompagnava sul mega-cono lo ha reso fantastico, indimenticabile, molto epoca-Pop-Discoteque.

 

I miei adorati quattro ragazzi di quasi 50 anni non dimenticano mai di spostare per un attimo i riflettori dalle loro teste a quelle di chi ha bisogno di attenzioni: l’Africa e la malaria, Aung San Suu Kyi nobel prigioniera, la gente in Iran nelle strade che muore cercando di lottare per la libertá. Non é buonismo tattico, non ne hanno bisogno perché sono giá Grandi: é solo il loro modo di essere irlandesi. Bono non scorda mai di ringraziare tutti per aver donato loro il raro privilegio di una vita fantastica. Ci ha anche ringraziato per aver pagato la costosissima struttura del 360° Tour, e permesso loro di realizzare i loro sogni. Bisogna ammettere che per essere una viziata pop star é per lo meno molto ben educata.

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E ora i miei ringraziamenti:

– grazie per due ore indimenticabili immersa nella musica che mi rende felice;

– grazie per tutte le canzoni che mi muovono emozioni;

– grazie per le canzoni che mi fanno correre al percorso ginnico;

– grazie per Stay che ha ispirato e ristrutturato la trama di Dipingo Affreschi Erotici Pompeiani;

– grazie per le canzoni che mi cambiano l’umore al meglio, e anche per quelle che mi annodano un groppo in gola;

– grazie per essere diversi da tutti gli altri;

– grazie a Bono per la sua voce, e anche ai suoi genitori per avergliela donata;

– grazie a Edge per le note struggenti, e per essere cosí perfettamente U2;

– grazie a Larry per il ritmo che ti spacca il torace e il suo sguardo serio;

– grazie ad Adam, perché anche se il basso lo sento poco, quando lo sento é grande.

 

Adesso se volete pensare che sono troppo vecchia per avere il cuore di una ragazzina malata di musica, fate pure. Non sbagliereste, perché é la pura veritá.

(tutte le foto sono di Betty Argento, tranne quella qui sotto)

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io e i magnifici quattro, nel 1980 a Dublino