TAGLIA LA TAGLIA

centimetro

Lo sapevate che negli ultimi anni i produttori di abbigliamento hanno arbitrariamente ridotto le taglie per invogliare all’acquisto anche il consumatore ingrassato? Questa cosa mi fa rabbia, soprattutto perché per un po’ di tempo mi sono illusa di essere magra come a vent’anni. Da sempre acquisto pantaloni taglia 40 ma un giorno ho sbattuto la faccia contro una triste realtà di ciccia: il mio giro vita non esiste più.

Sono una sentimentale ed ho conservato alcune reliquie tessili della mia giovinezza. Malaugurato il giorno in cui ho pensato di saltarci dentro. La gonna mi sarebbe potuta entrare solo dopo una liposuzione:

 

  • bottone ed asola sono come due rette parallele, si incontrano all’Infinito;
  • la cerniera sale per metà e non fa un normale suono “zsiiip”  ma piuttosto un sinistro clangore che sembra implorare pietà;
  • il sedere è talmente schiacciato che sembra composto da un unico gluteo privo della tradizionale riga in mezzo.

 

Ecco, ora posso piangere.

 

Con buona probabilità oggi porto una realistica taglia 42, nella peggiore delle ipotesi una 44. Orrore! Però forse si è rotta la bilancia perché peso più o meno sempre uguale. Si, ok, forse un 2kg di più. O forse anche 4, e sono tutti spalmati nella zona del bacino.

Dicono siano rotondità inevitabili con l’incalzare degli anni. Però non voglio essere ingannata sulle taglie dei vestiti che compro, lasciatemi la consapevolezza dell’ineluttabilità dei cambiamenti morfologici, degli effetti collaterali della farinata e del cioccolato, lasciatemi decidere se recuperare la forma perduta aumentando gli allenamenti in piscina che, ora che Apollo non smette più di parlare, sono diventati molto più interessanti…

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