Caccole


Caccole

cáccola: (pl.-le), sf. 1. Traccia di sterco che resta attaccata al vello delle capre e delle pecore. 2. estens. Sudiciume che s’aggruma entro le narici, agli angoli degli occhi, o sulle ciglia; cispa. 3. Ciarlare di donnicciola, pettegolezzi. 4. Dimin. Caccolína; accr. Caccolóna. || deriv, di cácca • cac-co-la.

 

Dopo mesi  di assenza da queste pagine, ecco tornarmi la voglia di scrivere con un tema che definirei di ispirazione luttazziana, o welshiana: due autori che potrebbero meglio di chiunque altro parlare con autorevolezza dei secreti umani di basso profilo. Tutti ne produciamo in abbondanza da ogni pertugio, salvo poi disfarcene rapidamente e negare l’evento come se ci macchiasse l’anima. Cacca, sesso e morte, come dice il buon Daniele.

 

 

Ma veniamo alle caccole: avrete notato che l’estratto dal Gabrielli – Grande Dizionario Illustrato della Lingua Italiana, riporta tre accezioni del lemma, quello che interessa qui a noi é il numero 2. Sudiciume che c’aggruma entro le narici. Derivando dalla parola cacca, si capisce perché viene definito sudiciume, ma la spiegazione difetta totalmente di scientificitá, perché in realtá i fluidi prodotti dalle mucose di naso e gola non hanno per fortuna proprio nulla a che vedere con la cacca, altrimenti hai voglia a masticar chewing gum, l’alito di merda non te lo toglierebbe neanche fare i gargarismi col WC-Net.

Da notare poi la voce successiva:

 

Caccolóne: (pl.-ni), sf. 1. Chi ha sempre le caccole al naso o agli occhi; oppure chi ha il cattivo vezzo di togliersele a ogni momento; anche come agg. Questo bimbo caccolone! 2. fig. Ciarlone, pettegolo • cac-co-lo-ne.

 

 

 

Caccolone. Se hai un naso e le dita delle mani, se hai l’opponibilitá del pollice, allora sei un caccolone pure tu. Siamo tutti caccoloni. I “lavori di sgombro” sono periodicamente necessari, ma proprio perché quel muco piú o meno secco é associato alle feci, il galateo vuole che l’operazione sia fatta strettamente in solitaria, e che il corpo del reato venga occultato per non offendere la vista degli altri: meglio se in un fazzoletto, ma come tutti ben sanno qualunque posto é buono, tanto la materia é biodegradabile.

 

 

Senza citare la fonte, che scoppierebbe un pandemonio, una bimba in vena di dispetti o esperimenti nutrizionali, pare avesse disposto alcune caccole sul ciucciotto dell’ignaro e fiducioso fratellino minore, il quale le inghiottí inconsapevolmente, e forse persino pieno di gratitudine.

Avrete fatto caso che ci sono molti caccoloni che non hanno alcun freno inibitorio a praticare in pubblico questi scavi speleologici, soprattutto pare che l’abitacolo dell’automobile e la noia del semaforo rosso incentivino il rovistare sotto gli occhi degli altri (da oggi avete un motivo in piú per non prendere le noccioline al bar).

Quando ero bambina ricordo che mia madre era disperata: tre figli piccoli contemporaneamente, tutti “con il cattivo vezzo di togliersele a ogni momento”: spiaccicavamo caccole dappertutto, anche sui muri, che ne sa un bimbo che non é un’espressione di Pop-Art? Cosí mamma mi disse che se mi mettevo le dita nel naso mi si sarebbero sfondate le narici, e mi sarebbe venuto un nasone a patata come quello di mia cugina. Le mie attivitá di scavo si ridussero drasticamente.

E per finire, l’aneddoto che vi fará chiedere perché mai ho deciso di ricominciare a scrivere, che magari il mondo non sentiva il bisogno di un trattatello sulle caccole. Ero a catechismo per prepararmi alla Prima Comunione, avró avuto 7 anni, e tra i miei compagni ne ricordo solo due: uno era un ragazzino indemoniato che faceva ammattire la suora e don Angelo, l’altra era una ragazzina che sicuramente non faceva i capricci a tavola. Aveva i capelli biondi lunghi e gli occhi azzurri, enormi: un giorno la vidi ravanare nella narice destra e ne tiró fuori un caccolone di dimensioni oceaniche, lo teneva solidamente per la parte secca, mentre per aria mostrava a tutti questo enorme lungo filamento di muco trasparente, un lumacone. Lo mise in alto sopra la sua testa, aprí la bocca, e come fosse una squisita fetta di prosciutto crudo lo acchiappó con la lingua e lo inghiottí.

Non potró mai dimenticare quella scena, indelebile nella mia memoria.

 

 

 

 

 

 

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Un altro post di cacca

Ho letto che alcuni ricercatori hanno condotto un test sulla pulizia delle mani dei viaggiatori di bus e treni nelle stazioni delle maggiori città di Inghilterra e Galles, e lo sconcertante risultato è che il 25 % dei pendolari, cioè uno su quattro, avevano sulle mani gli stessi batteri che ci sono sulle feci. Noi sui treni abbiamo le zecche e le pulci, loro la cacca. In ogni caso mi pare che si possa dire che, quanto a igiene, siamo tutti nella merda.

 

Da cosa dipenderà? Forse alcuni di questi pendolari usano le creme per le rughe della Posh Spice descritta nel post di ieri… Altri magari sono coprofaghi, e la colazione non la fanno con uova e bacon… Altri ancora, temo la maggioranza, sono poco accurati nell’igiene personale, e in un Paese che non apprezza la presenza del bidet in bagno temo che sia inevitabile avere un’alta percentuale di persone che distribuiscono coliformi fecali sui sostegni dei mezzi pubblici. E i bus pare siano più a rischio dei treni.

La Palma d’Oro per la zozzeria la vincono i pendolari di Newcastle (uomini 53%, donne 30%). Seguono Liverpool (36% degli uomini e 31% delle donne), Birmingham (21% degli uomini e 26% delle donne). Meno lerci a Cardiff (15% degli uomini e il 29% delle donne) e Euston (6% degli uomini e 21% delle donne).

Conoscevo una persona che saliva sui mezzi pubblici con indosso un paio di guanti: allora mi sembrava un’eccessiva schizzinosità, oggi un saggio comportamento.

Antirughe miracolosi

Da qualche tempo sto pensando di programmare un interventino di chirurgia plastica nel mio prossimo futuro. Niente di che, solo un lavoretto sulle borse sotto gli occhi, già che devo togliere una vena magari dico al medico di farmi un paio di piccole pence. Appena appena, non voglio ritrovarmi con la faccia da pesce che hanno tutte le donne rifatte. L’ho detto all’amica Luana, che lavora nel settore, e mi ha risposto: fatti togliere la vena e lascia il resto così. Se lo dice un’esperta forse è il caso di lasciar perdere?

Mi sono del tutto convinta ad evitare la chirurgia dopo aver appreso che ci sono altre strade “naturali” da percorrere, prima di ricorrere al bisturi, e hanno entrambe a che fare con l’ano. Si avete letto bene, l’ano: quel posto del corpo che abbiamo tutti dietro, in fondo alla schiena, e dal quale esce roba della quale normalmente non si parla volentieri. Eppure pensate che la tanto bistrattata cacca pare sia eccezionale come antirughe, ma non una cacca qualsiasi (non pensiate di adoperar la vostra), va bene solo quella di usignolo. Dipenderà sicuramente da quel che mangiano questi uccelli, quindi immagino che sia il caso di approfondire gli studi etologici sul pennuto: se per esempio mangia bacche di ginepro, sinceramente preferirei spalmarmi quelle in faccia, no? E’ una tecnica giapponese, chiederò lumi alle amiche di Dublino Kyoko e Naomi. Comunque questa schifezza pare sia il segreto, che ormai conosce tutto il mondo, della Spice Girl con la faccia da culo (ma tu guarda le coincidenze), la Posh Spice.

Altro rimedio che proviene più o meno sempre dall’area che sta in fondo alla schiena, è la pomata per le emorroidi: Sandra Bullock pare l’abbia testata come efficace antirughe. Questa soluzione già mi convince di più, perchè mi pare che dentro ci siano sostanze che favoriscono il ricambio cellulare. Anche qui forse è meglio vedere se lo stesso principio attivo lo si può trovare in un preparato adatto alla zona perioculare. Leggendo la parola perio-culare la sostanza non cambia, credetemi.

La notizia è rimbalzata nei forum femminili e le donne si scambiano opinioni in merito, c’è chi dice che la ruberà al padre per provare, chi asserisce che brucia un po’ (magari c’è del rinfrescante eucalipto che giova alle emorroidi ma che intorno agli occhi può irritare).

Non vorrei che fossero tutti crudeli scherzi da pop star che, conoscendo l’ascendente che hanno sulle persone, si divertono alle nostre spalle a vederci raccogliere cacchette nei boschi e rubare le cremine della nonna.

Noterete che non ho messo alcuna foto a questo post… non avrei saputo quale.

😉

Un post di cacca

kinglax

Sono entrata in possesso di questo piccolo, curioso oggetto molti anni fa. Non saprei dirvi di che epoca sia, ma azzardo: anni ’30-’40? È una scatola di 5×3,5 cm., spessa 1 cm., di latta, come si usava confezionare le cose una volta. Prodotto a Napoli dal Laboratorio Chimico King Bull, nome dalla tipica anglofilia bellica e postbellica. E’ un lassativo, ma non c’è scritto da nessuna parte. Si intuisce qualcosa solo dal nome, Kinglax (il Re dei Cagoni, forse rappresentato dalla testa piumata di un Capo Indiano). Dice “voi ne avete bisogno” e, per quanto presuntuoso, statene certi prima o poi capita a tutti di ricorrervi. Qualcuno in vena di censure ha grattato via la dicitura sotto “CIOCCOLATTINO”: c’era scritto un imbarazzante “PVRGATIVO IDEALE”, come ho potuto appurare cercando notizie sul Web. In ogni caso la confezione mette in evidenza più che altro che è un dolcetto, infatti all’interno la spiccia posologia dice: bambini un cioccolattino, ragazzi due cioccolattini, adulti tre cioccolattini. Prezzo lire due. Oggi le cose non sono cambiate molto, a parte la naturale regolarità della Marcuzzi. E non si capisce perché. A volte avrei voglia di consigliare a tutti una bella dose di Irvin Welsh, che scrive magistralmente di ogni cosa disgustosa ricollocandone la definizione in un mondo in cui non ci sono censure.

Chissà perché una cosa così naturale, nonché inevitabile, come fare la cacca è sempre stata considerata una funzione corporea disdicevole, di cui non parlare che non sta bene, da omettere come non esistesse, una faccenda talmente privata da non poter mai essere oggetto di conversazione. Eppure la questione ci tocca tutti talmente da vicino da non potersi ignorare le potenzialità dell’argomento. Pensate al povero Daniele Luttazzi, che per aver esternato una sua singolare fantasia (“Dopo 4 anni guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq. Come si fa a sopportare una cosa del genere? Io ho un mio sistema, penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell’Utri che gli piscia addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta tutti"), s’è giocato di nuovo il posto in tv. Luttazzi, come ha già detto qualcuno, è un genio, è senza tabù: come ha sempre dimostrato nei sui libri e nei suoi spettacoli; conserva l’innocenza del bambino per il quale non ci sono inibizioni linguistiche o argomenti da evitare, e li usa per creare contrasto, sconcerto, sorpresa, proprio come i bambini. Chiama per nome ogni secrezione di basso profilo che fuoriesce dal nostro corpo, esattamente come fanno i medici. Un Maestro.

Tornando all’argomento di questo post, che con buona probabilità farà storcere il naso a qualcuno come si potesse annusarne l’essenza, la cacca è molto importante nella nostra vita, ammettiamolo: le feci sono il prodotto finale della digestione, che per tutti pare essere nobile solo fino a quando si svolge dalle parti dello stomaco. Quando inizia ad essere coinvolto l’intestino, diventa una faccenda dai contorni omertosi. Pensate a come si vive male quando si è, per esempio, stitici, oppure au contraire quando c’è malauguratamente una sovra-produzione, una peristalsi accelerata… tutti sanno di cosa parlo, è inutile negare. A questo punto credo sia chiara la vitalità dell’argomento.

Lo so, è un post un po’ sconclusionato. Posso solo rassicurarvi che non è dettato da personali problemi intestinali: da quelle parti va tutto bene, la produzione è regolare sia come quantità che qualità, se proprio ci tenete a saperlo. Recentemente ho persino ottenuto l’ISO9001:2000.

Un buon anno a tutti, pieno di salute e “naturale regolarità”.