Occhi che non sanno guardare

Occhi che non sanno guardareRoma.

La cittá eterna ne avrá ancora per poco se continua ad essere massacrata dalle orde di turisti che la assalgono tutti i giorni dell’anno con inusitata aggressivitá, sconfinante nell’idiozia piú totale.

Un piccolo aneddoto puó aiutarmi ad esemplificare meglio i miei sentimenti di questi giorni: l’ultima domenica di ogni mese l’ingresso é gratuito e vi potete immaginare la coda, visto che il biglietto costa 15€. Non é quel che si dice un prezzo popolare.

I Musei Vaticani custodiscono delle autentiche meraviglie, le piú note – si sa – sono opera di Michelangelo e Raffaello, e la “mandria” di turisti pazienti si é disposta in una coda di centinaia di metri che si snodava quasi dal colonnato di piazza S.Pietro fin su all’ingresso in viale Vaticano, passando per via di Porta Angelica e piazza del Risorgimento. I “soliti furbi” saltavano la coda infilandosi qua e lá, ma anche all’interno della mandria c’era un bel sgomitare e scattare felinamente per gabbare gli altri. Tutto per arrivare prima possibile alla meta. Una volta dentro il museo il percorso per arrivare a Michelangelo é piuttosto lungo, un’autentica via crucis, ma si sa che da queste parti  un po’ di sofferenza é fisiologica.

Ecco peró che le prime stranezze si evidenziano ai miei occhi.

La mandria di turisti viene fatta passare per la collezione contemporanea, che tutti ignorano tirando dritti. Grandi nomi come Dalí o Francis Bacon ín questo momento sono solo degli imbratta tele. Tutti vanno avanti con passo deciso verso le stanze di Raffaello, dove accade l’incredibile: mentre rimango senza fiato a vedere questi magnifici affreschi, circa il 50-60% della mandria passa da una stanza alla successiva SENZA NEANCHE ALZARE LA TESTA: banzai verso la Cappella Sistina! Il 30% di coloro che si fermano nelle stanze di Raffaello scattano foto all’impazzata, persino con il flash: dappertutto c’é scritto di non usarlo, ma tanto le persone preposte al controllo si fanno i cazzi loro e quindi é tutto un lampeggiare come ad una conferenza stampa o un concerto. La mandria ignora o fa finta di non sapere che la luce danneggia i pigmenti e le superfici, perché il bene supremo non é conservare queste meraviglie patrimonio dell’umanitá, ma portare a casa una foto: beninteso che le foto saranno sicuramente pessime in confronto a quelle di qualunque libro d’arte su Raffaello, ma tant’é l’unico scopo di questa eperienza pseudo-culturale, pare essere quella di portare a casa il trofeo, la prova che si é stati lí é solo un’immagine, perché la mandria non sa neanche cosa sta guardando. Ció che é sconcertante é che non si guarda piú nulla con gli occhi, ma solo attraverso uno schermo, saltando completamente l’emozione di essere lí in quel momento.

Ma l’apoteosi dell’assurdo avviene nella Cappella Sistina: la mandria é giunta finalmente al vertice universale dell’arte e invece di assaporare il momento cercando finalmente di guardare e sentire, tutti cercano furtivamente di scattare foto (qui é vietato), e i poveri incaricati si sgolano a ripetere che é una cappella e non bisogna parlare, NO FOTO NO VIDEO, NO FOTO NO VIDEO, NO FOTO NO VIDEO! Una voce preregistrata fornisce le stesse disposizioni piú volte in italiano e in inglese, ma alcuni capi della mandria che si credono molto furbi ignorano il divieto e scattano, anche col flash. É il colmo dell’idiozia, nessuna foto puó venire bene con questa luce fioca, persino l’esperienza di guardare queste meraviglie é affievolita dalla distanza tra le superfici e i nostri occhi.

Ovunque vai a Roma, la scena si ripete identica: vedi gente impazzita con la macchinetta fotografica in mano, e scattano col flash anche davanti ai mosaici medievali o affreschi di ogni epoca antica. La cosa agghiacciante é che guarderanno quelle magnifiche opere solo a casa, sulla loro foto che ha perso tutto di quel momento magico di guardarla negli occhi, e per di piú l’immagine avrá la luce sbagliata, i colori alterati, la freddezza del flash, e pochi Megapixel di definizione, e sará magari anche mossa.

Questo é il turismo di massa, che non posso chiamare culturale, perché é pieno di ignoranza, talmente grossolana che vorrei avere il coraggio di cacciare tutti fuori a bastonate. Due bastonate le darei anche alla galleria di Palazzo Barberini: all’ingresso mi chiedono di lasciare macchina fotografica e borsa negli appositi armadietti. Obbedisco. Poi durante la visita mi accorgo che un mucchio di gente ha la borsa e scatta pure le foto. Lo faccio presente ad un tizio che mi controlla il biglietto al piano superiore, dice che sono col personale ridotto e forse non sono riusciti a controllare. Gli indico due donne dietro di lui con borse grandi come sacche da palestre, ma il tizio non fa assolutamente nulla. Complimenti, questa si che é coerenza.

Oggi di nuovo, in S.Pietro in Vincoli, tutti impazziti davanti a Michelangelo super star: il suo Mosé accecato dai flash, sembra impaziente di alzarsi e spaccare le tavole dei comandamenti in testa a tutti questi coglioni che fotografano invece di guardare la magia dell’arte che infonde la vita dentro la pietra.

Il guaio é che la mandria non sa come si fa a guardare l’arte, come si fa a sentirla, perché l’ignoranza dilaga come la peste, e non ci sono confini, sta accadendo in tutto il mondo: in S.Giovanni in Laterano c’erano un musulmano con le sue tre mogli intabarrare nei foulard che si facevano fotografare davanti a qualunque cosa, tombe di papi, statue di apostoli, come se un soggetto sacro fosse il colosseo, tutto per dire “io c’ero”, ma ovviamente senza vedere davvero nulla di quello che fotografavano.

 

E per finire le assurditá del Vaticano: mi hanno fatta uscire dalla chiesa di Trinitá dei Monti perché avevo un vestito corto e le spalle scoperte, e non volevano farmi entrare in S.Pietro. Allora, giusto per mettere i puntini sulle i:

1. questo schianto di gambe me le ha date la natura;

2. avete fatto caso quanti personaggi nudi ci sono nelle statue e nei dipinti? Coerenza, ragazzi!;

3. nella pinacoteca dei Musei Vaticani, dalle parti del Laocoonte, ho scoperto questa statua: la figura marmorea regge dei frutti con un incredibile pene in erezione. Incredibile per il posto in cui si trova, visto che questi malati di mente fanno i sessuofobi in maniera del tutto irragionevole.

Miei cari beghini, se Dio esistesse vi avrebbe giá tutti fulminati con uno ZOT!

 

Nel mio zaino avevo provvidenzialmente inserito un pareo, e quindi li ho fregati i miei cari beghini. Non c’é bisogno di dirvi che anche davanti alla Pietá di Michelangelo, quasi nessuno di questi infaticabili fotoreporter ha avuto il tempo di commuoversi.

 

 

 

 Occhi che non sanno guardare

Sopra: statua nei musei Vaticani, con pisellone eretto in bella vista (alla faccia della coerenza).
Sotto: dettaglio del pisellone.

 
Occhi che non sanno guardare

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Come nasce un quadro

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Finalmente ho finito l’olio che ho cominciato ad agosto. Era l’8 agosto per la precisione, e l’ho finito l’8 febbraio. In realtà ci ho lavorato solo 4 giorni in totale, come si può vedere dalle foto che rappresentano le evoluzioni del lavoro. Fa parte della serie “Coluds over Dublin”, ma questo ha come sottotitolo “Up towards a short sunny spell”. Ricordo ancora bene quanto tempo ho passato col naso per aria a guardare le nuvole come un bambino, sorpresa dei mille giochi di luci, ombre, sofficità leggera e veloce delle nuvole inclementi di Dublino.

Qui di seguito le foto delle fasi a ritroso, per la curiosità di quelli che a volte mi chiedono come nasce un quadro.

Dalla fase 4 alla fase 1, ovvero lo sgomento di fronte alla tela bianca

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Cinque minuti bastano e avanzano

Sto lavorando ad un nuovo libro: "Cinque minuti per visitare Roma", una guida turistica per chi ha poco tempo. Prendi un aereo alle 7 del mattino, alle 9 sei alla stazione Termini, lavori qualche ora, ti ingozzi un panino e prima di tornare a Fiumicino per l’aereo delle 17.20 che ti riporterà a casa, visiti un monumento in max 5 minuti. Una volta Piazza di Spagna, un’altra fontana di Trevi, e così via. Dopo una ventina di trasferte puoi dire di aver visitato Roma.

Ecco qui alcune foto rubate nei pochi minuti a disposizione: fontana di Trevi e il Quirinale, giusto per inaugurare il nuovo vestito primaverile del blog (anche se ho ancora addosso il piumino e a Roma ieri grandinava).

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L’amore o le burle di Dio

L’Argento scrive, una volta dipingeva. Oggi ogni tanto le scappa il pennello, o la pennellessa, e si mette lì coi suoi colori, sempre gli stessi, ed emerge qualcosa dirato fuori dall’interno.  Il mio periodo "oro e rosso rubino" sembra non voler ancora terminare.

Questo "quadro" si intitola "Amore: Dio burlone". Lascio a voi l’interpretazione, preciso solo per i più sensibili che non v’è nulla di blasfemo. Al centro la riproduzione di un dipinto del Cambiaso che rappresenta Dio, al quale ho aggiunto un piccolo dettaglio che il buon Luca aveva all’epoca dimenticato.

In vendita al miglior offerente!

DioBurlone1

  DioBurlone3DioBurlone2DioBurloneZoom

Singin’ in the rain

SinginInTheRainLight

        Questo nella foto è un quadretto che ho realizzato per un mio caro amico: al centro c’è uno specchio, come in molti altri miei lavori, così quando guardi il quadro ci puoi entrare dentro. Si intitola Singin’ in the rain, c’è pure una piccola sagoma di Gene Kelly che balla felice attorno al lampione e si riflette nello specchio dietro. Le foglie sono vere, raccolte nell’autunno del 2006 e fatte seccare con pazienza (delle foglie) tra le pagine dei libri, come si faceva una volta.

E’ un memo: cantare sempre. Anche quando piove.