UNFORGETTABLE U2 360° TOUR

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 8 Luglio 2009, la sera tanto attesa arriva lentamente, like a nose-bleed per parafrasare una canzone, un fiotto caldo e lento di ansia e eccitazione: la giornata inizia pigramente, e vorrei vedere che non fosse cosí, sono mesi che mi spacco in quattro senza staccare mai, e questo é un meritato giorno di ferie.

I biglietti per il concerto sono gelosamente custoditi in una busta dentro una bella scatola di cartone che, se fossi l’ordinata donna che non sono, potrebbe essere etichettata con un “miscellanea di cose veramente importanti e altre perfettamente inutili”: giudicate voi come classificare il passaporto, la tessera elettorare, lettere d’amore di uomini che non amo piú o che non ho mai amato.

Non fu facile acquistare i biglietti per il concerto: era marzo, e la vendita avvenne sul sito Internet di TicketOne: un sistema assurdamente complicato e costoso. Nonostante la buona volontá dei miei compagni d’avventura, fallimmo nel tentativo di raggiungere quattro agognati biglietti per la prima data, il 7 luglio: sold out nel giro di pochi minuti. Poco ci mancó che mi lasciassi scappare una lacrimuccia. Stavo giá pensando di ripiegare sulle tappe di Nizza o di Dublino, quando fu annunciata la seconda data di Milano: l’ultima volta in Italia per il tour Vertigo, la seconda serata Bono disse in un buffo italiano stentato che poco aveva della sua calda voce sexy “ieri sera il primo appuntamento… last night the first date; staaaasera facciamo l’amore! Tonight we make love”, con Edge che iniziava i primi accordi di Elevation, canzone dalla grande carica sessuale. Date le premesse, diciamo che ottenere un biglietto per l’8 luglio 2009 sembrava molto piú promettente che averlo per la sera del 7. Sfiga volle che peró i tanto desiderati “posti prato” – quelli che ti permettono di vedere le goccioline di sudore sulla fronte di Bono&friends – andassero esauriti nei primi venti minuti del diabolico sistema TicketOne. E noi non eravamo tra i prescelti. Pazienza, meglio che niente un secondo anello blu non me lo avrebbe tolto nessuno.

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A marzo prenotai subito tre giorni di ferie intorno alla data dell’8 luglio, il capo le firmó stupito perché in quasi sei anni non avevo mai stabilito niente con tanto anticipo. Volevo che nessun impegno di lavoro potesse interferire con quella data, non avrei dedicato tanta attenzione neanche al giorno del mio matrimonio.

La previdenza ha dimostrato d’essere indispensabile sulla pelle di uno degli amici che ha tristemente visto bruciare il suo biglietto e la sua notte indimenticabile “in the sound” proprio a causa di un suo inderogabile impegno di lavoro.

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Sono partita nel primo pomeriggio da Genova con un collega e i suoi amici alla volta di Milano, e giá il viaggio é stato una piacevolissima immersione in un’atmosfera U2: i quattro di Dublino ci accompagnavano chilometro dopo chilometro, colonna sonora di conversazioni a tema variabile, dove gli U2 entravano ed uscivano come i membri di una famiglia, perché conosciamo tutta la loro vita.

Purtroppo arrivati al Meazza ci siamo dovuti separare, e mi é dispiaciuto infinitamente non avere anch’io un posto prato per condividere le emozioni con loro, veterani dei concerti degli U2. Di lí a poco ho raggiunto l’amico col quale avrei visto lo show dal secondo anello: quest’ultimo deve avere avuto doppia razione di fortuna, forse sottraendola all’altro che non era potuto venire, perché stava per assistere per la seconda volta allo spettacolo nel giro di 24 ore. Un bilancio cosmico da accettare con la rassegnazione dello stoico: il fortunello si é goduto la prima del 7 luglio da un “posto prato” che nel corso della serata si é tramutato in un irragiungibile “prato interno”, praticamente come stare in braccio a Bono. L’invidia non puó essere considerata un peccato.

Grazie all’intraprendenza del mio fortunato amico, sleight of hand and twist of fate, siamo riusciti comunque a tramutare i nostri posti numerati al secondo anello, in posti spera-in-Dio al primo anello. La sua parte l’ha egregiamente fatta anche il megaschermo del palco, un tronco cono rovescio che ha consentito di vedere ció che occhio umano mai avrebbe potuto cogliere da quella postazione, neanche con l’ausilio del mio tele 18X ottico.

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Appena entriamo nello stadio rimango senza fiato: tutto é gigantesco, la struttura “The Craw” é un mostro verde atterrato da un altro pianeta e promette di regalare grandi emozioni.

É ancora presto, c’é ancora molta luce, ne approfitto per guardarmi in giro, e fotografare il folclore che accompagna i fans. Penso “che bello, qui dentro c’é un mucchio di gente che li ama come me” e mi sembra che l’evento assuma un colore di fraternitá e condivisione ecumenica. Di lí a poco saremo una voce sola che canta, un coro di 75.000 persone unite dalla stessa passione e animati da emozioni comuni.

Scatto qualche foto agli striscioni e al cranio rasato di un ragazzo: tutta gente “normale” con un cuore che batte al ritmo della batterie di Larry Mullen Jr., e che ha dentro di se una piccola bandiera irlandese.

Gli striscioni piú divertenti sono quello che auspica per Bono una carica nella pubblica amministrazione, e quello di Hellen: “Edge call me I love you Hellen”. Tenerissima nella sua sfrontatezza e ingenuitá. Cazzo Hellen, sei al secondo anello blu, come pensi che Edge possa leggere il tuo striscione? Ha quasi 50 anni non é al top del visus, sta lavorando, tra poco sará buio… Avessi almeno utilizzato un carattere bold! Comunque lo striscione era cosí carino che se fossi stata in lui ti avrei chiamata anche solo per dirti grazie.

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Il concerto viene aperto dagli Snow Patrol: non li conosco, lí per lí non mi coinvolgono granché, c’é ancora forse troppa luce nel cielo, ma si puó giá apprezzare la meraviglia delle immagini che ruotano sul cono. Il cantante ha una faccia cosí anglosassone che non so perché non mi fa simpatia (non ho nulla contro gli inglesi, se non penso al colonialismo, alla schiavitú e alla crudele dominazione in Irlanda), salvo scoprire a distanza di giorni che questi ragazzi sono dell’Irlanda del Nord. Comunque dopo un paio di canzoni il ritmo degli Snow Patrol si impossessa della mia gamba destra, che tiene entusiasta il tempo.

 

Poco dopo le 21 eccoli arrivare, sono i miei adorati U2, YouToo, YouTwo, U Due. Era qualche giorno che mi chiedevo se sarei sopravissuta all’emozione, cosa avrei provato a vederli in carne ed ossa, e ora sto vivendo questo atteso momento: per una frazione di tempo indefinibile mi sono commossa, avrei potuto anche piangere di gioia se non fossero stati cosí piccoli e lontani. La mia commozione é salita in alto con le note di Breathe e si é disciolta nelle luci di uno straordinario allestimento scenico. Se fossi stata piú vicina, sotto il palco per esempio, un bel groppo in gola non me lo toglieva nessuno, forse anche un paio di discrete piccole lacrime.

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Le due ore successive sono state travolgenti, le canzoni cantate con voce potente e sempre all’altezza di se stessa, le note suonate con passione ed energia: quei quattro hanno un’alchimia perfetta, sono veramente come dicono One but not the same, il cibo musicale piú buono di cui mi sia mai nutrita e che non mi stanco mai di mangiare avidamente.

Una volta ho letto su Rolling Stone una recensione di uno show degli U2, il giornalista li definiva grandi creatori di emozioni. Non si potrebbe dire meglio e di piú di come ho trascorso la sera dell’8 luglio. L’unica cosa di cui mi rammarico é di essere stata cosí distante dalle loro emozioni, mi é mancato competamente il lato umano di quello che stavano vivendo loro quattro sul palco. Non mi interessa solo la musica, solo quello che possono darmi, voglio vedere anche come quattro uomini reagiscono all’amore e al calore di migliaia di persone, perché questo per me é la condivisione della passione per la loro musica. Lo schermo a 360° riportava solo una grande immagine lontana dal calore del sangue e del sudore. Vedere Bono inebriato nell’acclamazione, con quelle belle giacche che gli danno un tono ma lo fan crepar dal caldo nell’estate italiana. Diversamente dal 2005, non ha detto quasi niente in italiano, e un po’ mi é mancato quel parlare stentato ma volenteroso.

 

Non voglio entrare nel dettaglio della scaletta delle splendide canzoni, questo é il mio diario non una recensione. Posso solo dire che ogni pezzo, tranne Desire sul quale non ero molto preparata, mi ha tenuta con le tonsille al vento tutta la sera, mi sono spellata le mani e catturato 1Gb di immagini e video. Ovviamente quasi tutte mosse, come potevo stare ferma?

Un pezzo mi é piaciuto particolarmente, la versione remix di I’ll go crazy, sbalorditivo. Non é tra le mie canzoni preferite dell’ultimo disco, anche il testo non é tra quelli che lasciano un segno, é tutto sommato un pezzo just for fun, eppure l’arrangiamento disco e il video che lo accompagnava sul mega-cono lo ha reso fantastico, indimenticabile, molto epoca-Pop-Discoteque.

 

I miei adorati quattro ragazzi di quasi 50 anni non dimenticano mai di spostare per un attimo i riflettori dalle loro teste a quelle di chi ha bisogno di attenzioni: l’Africa e la malaria, Aung San Suu Kyi nobel prigioniera, la gente in Iran nelle strade che muore cercando di lottare per la libertá. Non é buonismo tattico, non ne hanno bisogno perché sono giá Grandi: é solo il loro modo di essere irlandesi. Bono non scorda mai di ringraziare tutti per aver donato loro il raro privilegio di una vita fantastica. Ci ha anche ringraziato per aver pagato la costosissima struttura del 360° Tour, e permesso loro di realizzare i loro sogni. Bisogna ammettere che per essere una viziata pop star é per lo meno molto ben educata.

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E ora i miei ringraziamenti:

– grazie per due ore indimenticabili immersa nella musica che mi rende felice;

– grazie per tutte le canzoni che mi muovono emozioni;

– grazie per le canzoni che mi fanno correre al percorso ginnico;

– grazie per Stay che ha ispirato e ristrutturato la trama di Dipingo Affreschi Erotici Pompeiani;

– grazie per le canzoni che mi cambiano l’umore al meglio, e anche per quelle che mi annodano un groppo in gola;

– grazie per essere diversi da tutti gli altri;

– grazie a Bono per la sua voce, e anche ai suoi genitori per avergliela donata;

– grazie a Edge per le note struggenti, e per essere cosí perfettamente U2;

– grazie a Larry per il ritmo che ti spacca il torace e il suo sguardo serio;

– grazie ad Adam, perché anche se il basso lo sento poco, quando lo sento é grande.

 

Adesso se volete pensare che sono troppo vecchia per avere il cuore di una ragazzina malata di musica, fate pure. Non sbagliereste, perché é la pura veritá.

(tutte le foto sono di Betty Argento, tranne quella qui sotto)

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io e i magnifici quattro, nel 1980 a Dublino

Per sorridere basta contrarre i muscoli giusti

E’ semplice descrivere un sorriso: si dischiudono le labbra, gli angoli della bocca si stirano verso l’alto, compaiono i denti e si increspa la pelle qui e là sul viso. Un sorriso può essere di circostanza, un po’ fasullo, oppure genuino e pieno di gioia. Insomma, sapete bene com’è un sorriso.

Ora immaginate di scorticare un volto, tirare via la pelle come si sbuccia una banana e sotto scoprire i muscoli che ci fanno sorridere e fare altre cose interessanti con la bocca:

 

Orbicolare della bocca. Funzione: chiude la bocca, sporge le labbra.

 

Quadrato del labbro superiore. Funzione: alza il labbro superiore.

 

Canino. Funzione: alza l’angolo della bocca.

 

Grande zigomatico. Funzione: stira energicamente verso l’alto l’angolo della bocca.

 

Risorio. Funzione: stira lateralmente l’angolo della bocca.

 

Triangolare delle labbra (o abbassatore della commessura). Funzione: trazione in basso dell’angolo della bocca.

 

Quadrato del mento (o abbassatore del labbro inferiore). Funzione: arrovescia all’esterno il labbro inferiore.

 

Buccinatore. Funzione: trazione laterale dell’angolo della bocca, espulsione di fluidi o aria raccolti fra i denti e le guance.

 

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Se già non eravate al corrente, adesso sapete cosa vi consente di fare le facce buffe, di sorridere e soffiare sulle candeline al compleanno.

Ma perché sono andata a rispolverare il mio vecchio libro di anatomia per l’artista? Ve lo dico subito. Avete presente le persone che quando ridono gli vanno in giù gli angoli della bocca? Ecco: il mistero del sorriso in giù di Adam Clayton, che già non riesco quasi a sentire il suono del suo basso, e per di più ride anche in quel modo sprezzante, come un ‘fanculo sottointeso. Il motivo può essere perchè il suo Triangolare delle labbra è dominante. Oppure sarà perché nessuno sente bene il basso e lui è così infelice da bloccare il Risorio, il Canino e il Grande zigomatico? Perdonami Adam, vorrei farti il solletico e vedere il tuo Grande Zigomatico contrarsi a dovere.

adam clayton1

Altro capitolo sono quelli che non sorridono affatto, che hanno tutti i muscoli della bocca paralizzati, e che quando per caso sorridono e mostrano i denti ti spaventi perché gli cambia la faccia e non li riconosci più. Qui in giro è pieno: a Genova la gente è musona, ride poco, sono tutti un po’ scontrosi. Non è un luogo comune. Anche se ad alcuni è noto il suono argentino della mia risata, normalmente anche io sembro musona, come se andassi un po’ al risparmio con l’uso di Risorio, Canino e Grande zigomatico, in perfetto stereotipo genovese.

Così mi sono inventata un Corso di Sorrisi per Musoni. Sto preparando i fascicoli settimanali.

La Prima Lezione: due minuti di sorrisi davanti allo specchio, la mattina dopo aver lavato i denti, impegnandosi nella giornata a sorridere ad ognuno almeno una volta.