Referendum

Lunedí pomeriggio ero in viaggio per Bolzano, ore di automobile senza neanche un cd degli U2 (imperdonabile dimenticanza) ma c'é stato qualcosa di grande ad allietarmi: i risultati del referendum. Ad ogni km aumentava la percentuale di votanti, e il mio cuore si allargava sempre piú, speranzoso che potesse essere vero. Quando la vittoria matematica é stata annunciata stavo per mettermi a piangere. Non scherzo, mi sono veramente commossa. Non é durato molto perché nonostante la gioia sfrenata c'era qualcosa che continuava a farmi male: il 43% degli italiani che non é andato a votare. É un dato mostruosamente alto, comunque. Significa che questo paese é sempre diviso in due, da un lato i "coglioni" di sinistra come me, e dall'altro questi obnubilati di berlusconiani pronti ad applaudire ad ogni bungabungata del loro idolo.
 

Un giorno devo dedicarmi a scrivere un post sul male: é sempre il male che vince, sempre e su tutto. Coloro che lottano per il bene sono tutti dei coglioni di sinistra. In sintesi, se non lo togliamo di lí si inventerá qualcosa d'altro. Il male é un cancro che pensi di aver sconfitto e che si ripresenta in un altro punto. Tutto questo sempre e solo per denaro, per il potere da ostentare e per continuare a trombare fanciulle troppo giovani per essere spontaneamente consenzienti.  Provate a dare un'occhiata al decreto per lo sviluppo, ci sono per esempio delle norme che stravolgono completamente la gestione del territorio, il controllo delle attivitá edilizie. Se entrerá in vigore sará uno scempio. 

LA PENA CHE I BUONI DEVONO SCONTARE PER L'INDIFFERENZA ALLA COSA PUBBLICA É QUELLA DI ESSERE GOVERNATI DA UOMINI MALVAGI – PLATONE

 

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Tutto bagnato

     

gocce

foto di Betty Argento

         Tutto bagnato, poca luce che in confronto BladeRunner aveva un’ambientazione caraibica, il cielo sempre basso e col naso che cola. Mi sembra che piova da sempre, una sensazione di vivere in fondo al mare, e che l’aria sia cosi bagnata da richiedere branchie e squame. Il colore azzurro estinto da milioni di anni.
         Sono in giro e guardo la gente sotto la pioggia, un uomo é caduto dallo scooter, é sdraiato scomposto sull’asfalto, con la faccia in giú e il casco ancora infilato, come cazzo si deve star male quando piove e fa freddo? oltre ai traumi che ti sei procurato cadendo che renderanno le prossime feste indimenticabili. Un bambino attraversa la strada per mano alla nonna, indugia davanti ad una pozza d’acqua stagnante al bordo del marciapiede, Dio benedica gli stivali di gomma per il salto godurioso che ci si può fare coi piedi dentro senza prendere una sberla o lussandosi una spalla per lo strattonamento della nonna! Una signora coi capelli tinti di un biondo tipico della mezza età inoltrata, attraversa nell’altro senso, ha indosso quegli orrendi stivali tipo squaw, che usano ora le ragazzine, porta anche un giubbino corto e i pantaloni neri che le si infilano dentro al culo, penso che ha rubato tutto alla figlia approfittando che é a scuola, si muove con un malinconico residuo di femminilità, e penso che va bene così, dietro liceo e davanti museo, sempre meglio che cimitero. La gente é impazzita come al solito in questi giorni, in pescheria tutti bagnati col numero del turno stretto in pugno, pronti a tirarlo in faccia al primo che prova a passarti avanti, ghiaccio e animali lucidi con l’occhio spalancato sulla morte, una platea di cadaveri che ci guarda senza sgomento, e poi vedo un occhio che si apre e chiude, ci guarda con le chele legate in una stretta morsa di plastica, e penso a quanto dobbiamo sembrare spietati, ancora non sa che passerà gli ultimi istanti della sua vita a morire sul fuoco, mi sento una merda anche se non sarò io il suo carnefice, ho solo provato a guardare da quel piccolo occhietto corazzato verso i buongustai che poi dicono di voler bene agli animali. Quanto si sta più in pace col mondo ad essere vedetariani. E quanto sono buoni i crostacei.
        Sogno ad occhi aperti una giornata in Egitto di alcuni anni fa, quando tutto era così caldo e asciutto da sembrare impossibile che esistesse l’acqua. 

 

Splash, Apollo: colpo di scena!

 Apollo GigioRing

       Se per “colpo di scena” intendete che ho seguito Apollo nella Zona Relax e, avvolti nei fumi spessi del bagno turco, lui s’è avvicinato a me sbloccando drasticamente una situazione inceppata sino ad ora come un lucchetto arrugginito, beh si, sarebbe un bel colpo di scena ritrovarmi avvinghiata al suo busto scolpito, avvolta dalle sue possenti braccia, le labbra che si cercano prima caute poi avide, nella calda nebbia odorosa di eucalipto.

In realtà la sorpresa è stata un’altra: scorgere un anellino al suo anulare. Si, certo, anulare della mano sinistra. Sembrava oro. Pareva una fede. Si, una fottutissima fede nuziale. Quel giorno, appena me ne sono accorta, non gli ho più rivolto la parola e me ne sono andata senza salutare.

Forse però, ho riflettuto più tardi, non era un fede, sembrava più rame che oro. Così la volta successiva ero più ben disposta ad approfondire. Oro rosso, e la porta esattamente dove non dovrebbe trovarsi. Merda. Ci sono persone sposate che NON portano la fede, magari ci sono single che invece la portano? Dubbio da autentica babbea, vero?

Pare che Apollo abbia bisogno di parlare. Lo vedo che si intrattiene con una ragazza, brevemente, poi si allontana. Io raggiungo la tipa e scambiamo considerazioni sul fatto che ci svegliamo all’alba per nuotare e la sera crolliamo alle 8.00. Arriva Apollo e cerca di inserirsi nella conversazione, mi sorride, mi guarda e anche i suoi occhi sorridono. Poi la tipa se ne va, noi riprendiamo a nuotare, ma dopo un paio di vasche Apollo riattacca bottone:

         hai notato com’è torbida oggi l’acqua? – mi chiede

         no, non me ne sono accorta – rispondo.

 

A queste due battute sono seguiti dieci minuti di chiacchiere, con reciproco scambio di informazioni personali che ahimè non hanno compreso il suo Stato Civile, e dalle quali ho dedotto che: la settimana scorsa è venuto in piscina TUTTI I GIORNI (è un fanatico? Avesse almeno la pancia lo capirei!), d’estate non va al mare (così preserva il colorito “marmo bianco statuario”), non si fa la doccia prima di entrare in vasca perché tanto non se la fa nessuno (aaargh! 1000 punti in meno ad Apollo!), fa colazione prima di nuotare, ha i capelli neri e i suoi non diventano di stoppa biondo-rossiccia e, infine, un modestissimo colpo di scena: mi consiglia di fare 5-10 minuti di bagno turco alla fine dell’allenamento per togliere dalla pelle la puzza di cloro. A qualunque piccola, ingenua, romantica fanciulla questo potrebbe suonare come un invito a fare il bagno turco insieme. E qui mi riallaccio alla fantasia di apertura del post.

Io, lo giuro, gli uomini non li capisco. Ma so riconoscere uno sguardo. E il suo, fede o non fede, concupiva. Lievemente, ma concupiva.

La volta successiva che ci incontriamo riattacca bottone con la storia della torbidità dell’acqua, e parliamo parliamo parliamo. Ho pure l’occasione di sfoderare la mia risata argentina: ne faccio una speciale apposta per lui e, se non fosse che in acqua si galleggia, lo stendo. Brava Betty, mi dico. Poi però riaffiora alla mia mente obnubilata dal cloro e dal suo sorriso che con buona probabilità da qualche parte c’è una Signora Apollo Gigio che se lo immagina nuotare da solo, che a quell’ora del mattino mica ce la trovi una scema che cerca di tirar giù la panza.

Con tutta evidenza si rendono necessarie nuove accurate indagini nei dintorni della sua mano sinistra. E poi, che sarà mai essere sposati? In fondo anche io lo ero.

(continua???)

           

Apollo sa anche parlare (seconda parte).

          Apollo Gigio copia

         Dalla piscina si accede all’Area Relax: idromassaggio di puro cloro, doccia scozzese da arresto cardiaco, bagno turco e sauna se vuoi illuderti che la ciccia sia una sostanza volatile. Ho immaginato quegli scenari per approfondire la conoscenza di Apollo: potrei uscire dalla vasca e, ammiccando con lo sguardo, invitarlo a seguirmi. Immersi fino al collo, tra le bollicine dell’idromassaggio, si può conversare amabilmente, scambiandosi pareri tecnici sul nuoto, numeri di telefono o proposte di matrimonio.

All’allenamento successivo arrivo che lui è già in vasca. Adesso i nostri “ciao” non sono più ultrasuoni ma perfettamente udibili da orecchio umano. A bordo vasca Apollo avvia una seconda breve conversazione dopo avermi vista cozzare contro un signore che nuotava contromano, e mi consiglia premurosamente di cambiare corsia segnalandomene una libera. Ecco, vedete? già si preoccupa per me!

          Chissà da quanto è già qua, perché dopo mezz’ora il suo allenamento è finito, esce dalla vasca e si avvia all’Area Relax. Non saprei dire se abbia ammiccato verso di me, avevo gli occhialini appannati, ma mi piace pensare che abbia avuto la mia stessa fantasia. Lo ammetto, se c’è una cosa nella quale difetto vergognosamente è la tempestività: avrei potuto simulare un crampo al piede, sospendere le mie vasche e seguirlo, invece non riesco a fermarmi, splash splash splash, penso che non è mai un buon affare correre dietro ad un uomo. Semmai lo raggiungerò quando avrò terminato l’allenamento. Troppo tardi, cocca: dopo 10-15 minuti lui ha finito, lascia l’Area Relax e si avvia allo spogliatoio degli uomini togliendosi la cuffia e mostrando una folta capigliatura nera. Si può avere così tanti capelli solo sotto i 35 anni, e questo non depone a suo favore. L’occhio mi cade di nuovo sul suo niveo corpo scultoreo, mi passa accanto e lancia in acqua un “ciao” sorridente che lascia nell’aria una scia bianca e brillante.

(continua)

Aggiornamento Splash: Apollo sa anche parlare.

          pinne

          Bisogna avere proprio una gran voglia di fitness acquatico per immergersi in piscina alle 7 del mattino, non trovate? Qualcuno ipotizzerà forse anche qualche rotella fuori posto, ma vi  garantisco che sono sempre in nutrita compagnia. Il mattino ha l’oro in bocca.

          L’acqua era gelata più del solito, e l’addetto ha candidamente ammesso di ignorarne la temperatura perché “s’è rotto il termometro”. Una scusa che suona più o meno come “non è suonata la sveglia” o “è morta mia nonna”.

          Inizialmente non c’era nessuno, la superficie del cloro era piatta come quella di una latta d’olio; sono entrata con la velocità di un razzo sparato da un sottomarino e l’esperienza termica vi assicuro era identica ad un Cimento di Capodanno. Ho sperato che non sopraggiungesse nessuno, immaginando che quella fosse la mia piscina personale al piano seminterrato della mia villa a due piani sulla costa di un’isoletta delle Piccole Antille, ma dopo una mezz’ora la vasca ha iniziato a popolarsi: immancabile è arrivato l’Uomo Patata, con la sua pancia fin troppo in sintonia con il Principio di Archimede; poi una tizia che nuotava a stile con la testa fuori, ad ogni bracciata la girava diligentemente a destra e sinistra ben attenta ad evitare qualunque contatto con l’acqua, con la stessa ritrosia che se fosse trattato di un mare di cacca. Ad un signore intento nello stile libero emergeva un’enorme gobba identica alla pancia di un orso bianco che fa il morto in Antartide, e anche la sua testa aveva qualche problema con l’acqua: prendeva aria a destra ma prima di ri-immergerla guardava avanti e poi la girava a sinistra, forse per immagazzinare più ossigeno? Una sofferenza indicibile guardarlo.

          Avevo indosso la mia nuova benemerita cuffia di silicone, che ha risolto due problemi in una volta:

  • La chioma non assume più improbabili colori da sterpaglia bruciata, a causa del cloro;
  • La cuffia spinge il cuoio capelluto verso l’alto operando un inaspettato quanto benvenuto lifting facciale che mi toglie in un botto alcuni anni.

 

Dopo qualche vasca arriva lo Statuario che, con mia grande sorpresa, avvia con me a bordo vasca una vera CONVERSAZIONE: altro che Padre Pio, questo sì che è un miracolo!

          L’argomento, ad onor del vero, verteva tutto sulla gelida temperatura dell’acqua, su raffreddori e influenze, ma cavoli ragazzi, non pensavo che possedesse le corde vocali. Confermo: bellissimo sorriso, gran pettorali, carnagione bianco latticino che fortunatamente lo allontana dalla categoria dei UV-dipendenti. La sua voce però ricorda quella di Topo Gigio, e potete immaginarvi lo sconcerto a vederla uscire da un fustacchione come l’Apollo di Prassitele. Per questa sessione natatoria i convenevoli finiscono qui, e io me ne vado prima di lui senza salutare perché è ancora a metà vasca.

(continua)

Splash, una megattera in piscina (2da parte).

          acquaMare

La fauna ittica della piscina vede tra le specie di più assidua frequentazione l’Uomo Patata, dotato di branchie ascellari, veloce come uno squalo. Ma diamo un’occhiata più da vicino alle sue peculiarità anfibie.

L’UOMO PATATA. Se Mr. Potato di “Toy Story” è tutta testa, l’Uomo Patata è tutto busto: un enorme, tuberiforme torace con all’estremità superiore una cuffia cobalto, e all’altro capo un costume blu oltremare. Le braccia sbucano dal tronco come germogli informi ma sono capaci di roteare veloci come eliche. L’allenamento dell’Uomo Patata persegue una imperscrutabile estetica personale, nella quale lo sviluppo abnorme e bozzuto del torace è prioritario rispetto a quello delle gambe, semi-atrofizzate, una sorta di “Bud Spencer style”: egli usa eliminare il contributo natatorio degli arti inferiori -quali fossero inutili appendici- ponendo in mezzo alle cosce un galleggiante. Francamente, ci hai una panza che sembri un’otaria di Cape Cross, perché non sbatti anche un po’ i piedini così forse con duemila vasche ti si riduce il girovita? Neanche per sogno. Solo stile libero senza gambe, mezz’ora tutti i giorni, inspiegabilmente veloce come un siluro nonostante la zavorra addominale, e sposta paurose masse d’acqua che neanche un tricheco quando si tuffa dallo scoglio. Posso solo sperare che l’onda anomala non mi arrivi in faccia proprio quando tiro fuori la bocca per respirare, ma di norma è proprio quello che succede. 

L’UOMO MOQUETTE. Come tutti sanno, in piscina è obbligatorio l’uso della cuffia. Giusto. Ma che dire di quel tizio col corpo coperto di folta lanugine che ci ricaveresti un paio di twin-set in Shetland? Ed è pure di quelli che non si fanno la doccia prima di entrare in vasca! Destino beffardo, di solito i soggetti pelosissimi possono fare a meno della cuffia perché non hanno un capello in testa, più o meno dalla pubertà, dicesi alopecia androgenetica pelosiforme. Proporrei l’obbligo di una accurata depilazione estesa a tutto il corpo, o in alternativa una coatta e contenitiva muta da sub.

L’UOMO RANA. A guardarlo nuotare diresti che si allena seriamente per le Olimpiadi o per la traversata dell’Atlantico. La corsia veloce è la sua corsia, altre collocazioni infamano la sua dignità sportiva. Indossa regolarmente pinne e mani palmate con le quali sposta moleste ondate tzunamiche, creando burrasche mare forza 9, fuggire si, ma dove?! Si produce in scenografici gesti plastici allorquando raggiunge la sponda e riparte, come fosse sotto immaginari riflettori in mondovisione. L’Uomo Rana ha gli occhi prominenti di Kermit, tondi e sporgenti come palle da biliardo, e in tutti questi mesi non mi ha mai detto ciao, mi guarda fugacemente e con altezzosa superiorità sportiva, senza dire una parola. Facesse almeno “cra”. Niente. Muto come un pesce. Ma va bene così perché tanto mi sta sulle balle.

LO STECCHINO. La prima volta che l’ho visto in acqua ho pensato che fosse un vecchissimo nonnino, non meno di 97 primavere, completamente rinsecchito: un mucchietto d’ossa tenute insieme da un po’ di glabra pelle sottile, il tutto sul punto di disintegrarsi. Un naso enorme, grosso come il timone di una nave. Quando ho avuto occasione di vederlo da vicino, mentre aspettavamo sull’uscio l’apertura del Centro Sportivo, ho realizzato che lo sventurato era invece giovane: qualche terribile malattia l’ha consumato, ora è lo stecco di legno di un gelato senza il gelato intorno. Ma lui ha resistito e forse ha vinto. Lotta con tenacia per ricostruirsi la muscolatura scomparsa, nuota con una maglietta addosso perché non ha un filo di grasso che lo protegga dal freddo, è scoordinato, scomposto, asimmetrico nell’energia impartita agli arti nello stile libero di un naufrago ormai senza forza. Conviene non dividere la corsia con lui perché va contromano e schizza acqua per ogni dove, ma tanto di cappello alla sua forza di volontà. E stupore, per la vita così imprevedibile ed iniqua.

Tra una bracciata e l’altra rifletto che con la pancia dell’Uomo Patata, per esempio, ci si potrebbero fare tre uomini di corporatura normale.

STILE MOLTO LIBERO. Non credo d’essere un mostro di bravura a nuotare ma so riconoscere un autentico stile libero da un arraffazzonato stile molto libero. Alcuni avventori improvvisano improbabili tecniche natatorie che producono più danni che giovamento ai loro corpi bisognosi di fitness: c’è chi non usa gli occhialini e nuota a stile tenendo fuori la testa, e niente vi garantisco è più irritante per un amante del nuoto, o chi, pur usando gli occhialini, ha talmente paura di scoprire con una craniata che la vasca è finita da prendere il respiro con disumani movimenti della testa prima in su, poi in avanti, e solo in fine di lato. Cervicale garantita. Molto praticato dalle persone anziane e/o sovrappeso lo stile “me ne sbatto se ci sei anche tu in corsia”, che consiste in un dorso lento, a zig-zag, con braccia simultaneamente portate indietro e poi di lato ad occupare un paio di corsie (una sorta di “farfalla inversa al rallentì”). E qui i miei ‘fanculo sussurrati a denti stretti si sprecano.

Chi ha fatto della farfalla inversa il suo stile preferito è DALLA CINA CON FURORE, un signore asiatico dall’età indefinita collocabile tra i 30 e i 65 anni: corporatura a patata, naso piccolo come la falangetta di un mignolo, occhialini a mandorla (incredibile ma vero), egli calza la cuffietta a mo’ di papalina sulle 23, come se non fosse un obbligo igienico ma un consiglio tipo “è gradito l’abito scuro”. Si muove lento come Mao Tse-Tung che nuota rilassato nel fiume Yangtse, ma poi può fare d’improvviso tutta una vasca a stile libero senza prendere mai il respiro.

LO STATUARIO. Infine c’è un ragazzo con un corpo perfetto, statuario appunto. Anche lui usa le pinne, le mani palmate, gli piacce far scena coi movimenti plastici tipici del bordovasca. Ben inteso: fa tutta un’altra figura rispetto all’Uomo Rana. Anche lui mi guarda e non saluta. Siam genovesi, e qui vige l’inspiegabile “crepassi se ti saluto prima che lo faccia tu”. Un giorno abbozzo un sorriso a bordo piscina, ma forse me lo sono solo immaginato perché lui non ha reagito. Un altro giorno cerco con disumana fatica di spostare un po’ più in alto gli angoli della mia bocca in modo che il sorriso sia inequivocabile, anche se forse non si sono visti i denti, e lui sembra quasi rispondere al mio impercettibile saluto. Un’altra volta ancora pare che lui mi aspetti al bordo per salutarmi. E infine un giorno a fine vasca e con un filo di voce rotta dallo sforzo olimpico, sussurro senza fiato un “ciao”, e mi esce una voce che quasi non riconosco. Lui risponde un “ciao” insieme ruvido e stridulo, che bisogna essere abili per mettere insieme queste due cose, però non è in debito d’ossigeno come me. Il giorno dopo arrivo presto pensando che come al solito lui sarà già lì, e invece giunge più tardi, forse pensando che io arrivo sempre dopo. Insomma, le dinamiche in acqua sono diverse da quelle terrestri, e forse la nostra scioltezza è quella dei palombari con lo scafandro. Ma la sensazione amniotica dell’acqua riesce a farti dimenticare tutto: cloro, timidezza, e il freddo, che l’influenza stavolta non me la toglie nessuno.

Splash, una megattera in piscina (1ma parte)

piscina

 

          Nella mia lista dei piaceri della vita c’è nuotare. Ma non solo al mare, anche in piscina, avanti e indietro nella mia corsia come Paperon De Paperoni quando fa “mumble mumble” (ma senza tutti i suoi fantastiliardi).

Ecco, l’elemento acqua è qualcosa che mi rende felice: galleggiare, nuotare, cazzeggiare, testa sotto, testa sopra, persino le apnee le trovo molto meditative, quel effetto accendi/spegni del cervello che stimola la riflessione, sebbene intermittente. Guardare il gioco dei riflessi di luce nell’acqua ha un che di ipnotico. A volte nuotare è persino un’esperienza sensuale… la morbidezza avvolgente dell’acqua, l’assenza di gravità, i movimenti fluidi e ritmici, il piacere dello sforzo fisico misurato. Non esagero: sguazzo nelle endorfine.

          Un paio di anni fa avrei potuto magnificare le soddisfazioni della corsa, consumate in un bosco o su un tapis roulant come un criceto sulla sua ruota, ma le mie piacevoli sgambettate al percorso ginnico sulle alture sono state stroncate da una piccola, perfida ernia del disco, precisamente alla V vertebra: la disgraziata schiacciava impercettibilmente il nervo sciatico, il quale per ripicca disarticolava il piede sinistro svitandolo dalla caviglia a mò di Playmobil, e i miei goduriosi allenamenti sono passati nel giro di pochi mesi dai dignitosi 10km in 1ora, agli indecenti e incespicanti 5 minuti di sboccate imprecazioni (le più comuni, che vi risparmio), mentre simulavo noncuranza slacciando e riallacciando la scarpa in cerca di un comfort impossibile, e con malcelata invidia per chi mi sfrecciava accanto.

Ammettiamolo: sto invecchiando. E allora addio falcate da gazzella in favore di uno sport con un minore impatto sulle articolazioni, il rinomato nuoto, sport completo e senza controindicazioni. Mica vero. Prendete per esempio il cloro, è un po’ come sottoporsi ad un candeggio: avevo morbidi capelli castano/biondo e il cloro li ha sostituiti con una capigliatura che ha tutto l’aspetto di un tupé ricavato da una scopa di saggina. Così sono passata al castano, ma il cloro ha fatto virare i capelli ad un improbabile rosso Pippicalzelunghe. E non è finita qui. Gli occhialini lasciano un odioso solco sul viso che si attenua solo dopo mezza giornata e dozzine di sguardi perplessi dei colleghi alla macchinetta del caffè che si chiedono cosa combini di notte per avere le occhiaia fino a mezza guancia. E che dire del tanfo di cloro che rimane sulla pelle anche dopo il bagnodoccia e la crema idratante? E gli occhi rossi da depressa sull’orlo del suicidio? E la pelle secca, che ho più squame di un branzino? E la rara ma implacabile influenza? È sufficiente che il braccino corto della Direzione regoli l’acqua qualche grado in meno e il raffreddore è in agguato. Per risparmiare, non certo per onorare il Protocollo di Kyoto. Tre volte quest’anno. Diciamo che non sempre lo sport è tutta salute.

 

Ricordate il post sulle donne della mia palestra, scritto quando ancora ero la Regina del tapis roulant? È ora che vi racconti qualcosa sulla fauna ittica della mia piscina. (Per inciso, la megattera del titolo non sono io, che fortunatamente mantengo ancora la snellezza di una sogliola).

Sebbene in piscina vi siano molteplici cartelli che invitano cortesemente gli utenti a farsi la doccia prima di entrare in vasca, buona parte degli avventori entrano asciutti, con tutto il loro variegato bagaglio di defunte cellule epiteliali, fluidi organici di vario profilo, peli, forfora, cerotti, residui di deodoranti, creme, profumi. Chiaro che poi i livelli di cloro sono di quelli che avrebbero sbiancato Michael Jackson senza alcun bisogno di interventi chirurgici. Ci sono anche cartelli che segnalano la presenza di idonei servizi igienici per qualunque necessità di peristalsi e diuresi… Credere che nessuno si faccia dentro una pisciatina è forse mal riposto ottimismo?

Da notare. Sono presenti tre corsie, Lenta, Media, Veloce, più un’area non delimitata – equivalente a due corsie – dove si va più o meno allo sbando: la velocità è qualcosa di opinabile, sicché non è inusuale vedere nella corsia veloce corpulenti anziani rilassati come fossero alle terme, e scattanti atleti più acquatici di un delfino in quella lenta. I cartelli ricordano anche di tenere la destra, ma c’è sempre qualche specie di anglosassone contromano sul quale cozzare: di norma non si scusano e ti guardano infastiditi. Potete immaginare quanti “’fanculo” ho annegato nel cloro?

I bagnini, che cambiano a rotazione, sono tutti uguali: stessa divisa, stessi insulsi tatuaggi sui polpacci, la medesima difficoltà a salutarti, e soprattutto sono tutti molto, molto comprensivi. Dialogo tipo: ore 08:00 del mattino, mese di Dicembre.

– ciao, senti ma l’acqua della doccia viene completamente fredda, puoi fare qualcosa?

– no, si è rotto l’impianto

– cooosa??? Ma come faccio?? Quando esco dalla piscina DEVO lavarmi via il cloro!!! [e tutte le schifezze dei porci che non si fanno la doccia]

– guarda, non dirmi niente che dovrò sorbirmi tutto il giorno la gente che si lamenta…

– ah…

 

Secondo dialogo: ore 07:00 del mattino, metà Aprile (fuori la minima è 10°, la Primavera è rimasta impigliata in qualche altro Continente)

         ehi, ma l’acqua è ghiacciata!

         Dici? Ora la misuro, poi semmai segnalalo alla Reception

         Senti, ma sono già raffreddata perché era freddissima pure la volta scorsa..

         Anche io, senti? [tira su col naso per dimostrare la costipazione]. Lo sai che è terribile star qui tutto il giorno all’umido?

         ah…

E mi sfilano pure via 75 euro di abbonamento mensile.

 

Tra una bracciata e l’altra osservo i nuotatori, e alcuni sono davvero peculiari. La prossima volta vi racconterò dell’Uomo Patata, l’Uomo Rana, lo Statuario, lo Stecchino, ed altri ancora….