Le parole NON sono importanti.

 

Non ho cambiato idea da quando ho espresso il mio pensiero sul modo di parlare della gente, questo é solo un altro punto di vista che non coinvolge la comunicazione ma guarda alle conseguenze delle parole. Se guardo dopo le parole mi aspetto di trovare dei fatti concreti. E invece spesso dopo le parole c’é il nulla o l’esatto contrario di quanto ci si aspetterebbe, ma per la gente é sufficiente che siano state pronunciate determinate parole per vedere quello che non c’é: per questo fine settimana le previsioni del tempo dicevano che sarebbe arrivato l’anticiclone delle Azzorre, e che sarebbe stato quasi un anticipo d’estate. A me non basta per tirare fuori i sandali infradito, devo anche sentirlo questo gran caldo. Ma ieri mi sono guardata in giro ed ho visto gente in maniche corte e bermuda, all’ombra c’erano circa 17 gradi, mica buoni per smutandarsi, e al sole si stava bene solo se al riparo dal vento. Una giornata di inizio primavera piuttosto standard. Qualcuno invece ha fatto persino il bagno, ma di solito sono uomini che sentono sempre caldo anche a dicembre, e che identificano in certi gesti estremi un elevato tasso di virilità.

Così pensavo che oggi ci accontentiamo troppo spesso delle parole, ci bastano le promesse poi pazienza se non sono mantenute, come le donne che rimangono con gli uomini che le picchiano solo perché dicono di amarle: ti ho rotto due costole si, ti ho fatto saltare un premolare, si, ma é perché non posso vivere senza di te!

Prendiamo i nostri politici, sono tutti così: dicono di “amarci”, di lavorare per noi e poi invece lo scettro é solo un’arma impropria per bastonarci senza mai farci sentire abbastanza male perché si voglia dire basta. Noi con gli occhi pesti, la schiena rotta e anche quella parte su cui ci sediamo abbastanza dolente per le ripetute violazioni del suddetto scettro, eppure completamente obnubilati dal fumo negli occhi, che dev’essere per forza marjuana di quella buona se siamo cosí spenti e supini davanti allo spettacolo di una Nazione ridicola, con un Primo Ministro puttaniere e barzellettaio, che continua a dire di aver risolto tutti i nostri problemi, dalle emergenze di Napoli, L’Aquila, e ora si appresta a posare la sua bacchetta magica anche su Lampedusa. Ci importa qualcosa se risponde al vero? Certo che no, perché questo é il nostro pressappochismo italiano, massí vabbuó! Siamo in guerra e neanche lo sappiamo, perché le parole “missione umanitaria” non hanno più il significato che indicherebbe anche il più approssimativo dei dizionari. E allora non sono più importanti le parole, LE PAROLE VALGONO NULLA.

Importanti sono i fatti, che sganciamo bombe per non perdere gli accordi sulle fonti energetiche, importante é che al Sud il 50% delle donne é disoccupato, importante é che l’economia é ferma da anni, importante é avere un lavoro – l’unica vera cosa che fa di noi persone libere – importante é vivere in un Paese che tuteli il suo patrimonio storico, artistico e ambientale, importante é poter respirare aria pulita, bere acqua limpida e pubblica, cibarsi di cibo sano che non sia stato aromatizzato con i rifiuti tossici sepolti sotto terra, importante é ristabilire il significato delle parole, perché una volta essere seri e responsabili era una virtù, mentre oggi significa riprovevole coglionaggine. Essere furbi o furbetti non era un complimento fino all’altro ieri, mentre oggi questa classe politica, che é l’espressione della parte peggiore di noi, ne ha fatto un modello al quale aspirare.

      Delle due, una: o cambiamo l’Italia, o cambiamo i dizionari.

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